Ricordando i Comitati Civici, “cuore” dell’attivismo politico della DC

Quando la politica era intesa una missione sociale, concorreva tutto il popolo. Oggi molto è cambiato. A pochi giorni dalla conclusione della campagna elettorale, regna sovrana la confusione. Il popolo è molto lontano dal comprendere le ragioni di una campagna violenta. C’è un motivo per cui vale la pena guardare ancora una volta al passato: il riferimento è al Referendum del 1946 ed alle elezioni politiche del 1948. Quando allora nascevano i “Comitati Civici” quelli che furono la piattaforma politica della Democrazia Cristiana.  
Con vero piacere, attorno al tavolino del bar e un piatto di iris ancora calde, rievochiamo la genesi dei comitati civici con il prof. Giovambattista Strano, oggi quasi novantenne, con Iano Garifoli – memoria storica della DC – e assieme all’ex economo del comune Nino Russo, fedelissimo di Turi Sinatra.
La fine della seconda guerra mondiale mobilitò le formazioni politiche a formulare i rispettivi programmi elettorali e a diffonderli nell’intero paese in preparazione delle prime consultazioni del 2 giugno 1946 sul referendum (monarchia o repubblica) e sulla composizione dell’Assemblea Costituente che precedettero le libere elezioni politiche del 18 aprile 1948.
A quel tempo, la Sicilia era percossa da un ampio consenso popolare di monarchici, separatisti, indipendentisti e comunisti. La DC affrontò dette decisive competizioni con un partito ancora poco congegnato e con strutture di vertice minimali sostenuta, però, dal fondamentale e sostanziale appoggio delle gerarchie ecclesiali che, per non compromettersi direttamente nella lotta politica, istituirono i “comitati civici”: l’organismo, cioè, in cui venne aggregato l’appassionato apporto dei parroci e di tutte le organizzazioni cattoliche: azione cattolica, circoli giovanili, CIF (Centro Italiano Femminile), FUCI, etc…
 
I COMITATI CIVICI CONTRIBUIRONO ALLA VITTORIA DELLA DC NEL 1948
Essi operarono a livello diocesano e comunale mobilitando tutte le energie, rappresentando una formidabile forza di persuasione e di pressione della propaganda a favore della DC, per difendere i valori cristiani e della libertà della chiesa e per contrastare la visione degli altri schieramenti: in particolare quella del materialismo marxista prospettata dal partito comunista, di cui si temeva una forte avanzata, ritenuto, da diverse parti, pericolo per la libertà e la democrazia appena conquistate.
 Le liste predisposte dalla DC ricevevano un preventivo esame da parte dei vescovi che, in tal modo, avevano la possibilità di esprimere valutazioni sugli stessi candidati e proporre l’eventuale inserimento di persone di stretta fiducia ed osservanza.
Il rilevante ruolo dei “comitati civici” alle elezioni del 1948 contribuì alla vittoria della DC con il risultato di relegare il blocco del popolo, l’alleanza social-comunista, all’opposizione.
“Il comitato civico” di Paternò – conferma il professore Strano – si mosse fattivamente con l’impegno dell’Azione cattolica, la passione del C.I.F. (Centro Italiano Femminile) con presidente la signora Agata Pulvirenti Mignemi e vice, la signorina Teresa Rapisarda. La vitalità degli organismi giovanili cattolici e della FUCI.   
Le associazioni giovanili dell’Azione Cattolica che agirono attivamente furono la “Sacro Cuore”, con sede presso la Chiesa del Monastero, la “Contardo Ferrini”, operante nella chiesa S. Michele, e il gruppo del S. G. Bosco. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, esse erano dedite alla formazione individuale sia spirituale che culturale dei tanti giovani.
Con l’intervenuta “Liberazione” si soffermarono ad affrontare e ad approfondire liberamente i temi attinenti l’assetto democratico dello Stato ed a prefigurare un futuro migliore per la società e per le nuove generazioni.
 
DAI “COMITATI” IL GRUPPO DIRIGENTE DELLA DC DI PATERNO’
La vivacità intellettuale e culturale dei giovani e degli studenti aderenti a tali associazioni suscitò attenzione ed interesse per la politica a cui, alcuni di loro, si dedicarono stabilmente per comporre il nuovo gruppo dirigente della Democrazia Cristiana che, negli anni successivi, si affermerà a Paternò e a livello provinciale”.
Non uno, ma diversi gruppi, nacquero a Paternò conferma il professore Strano che ne ricorda, seppur con qualche difficoltà, l’organigramma.
“L’associazione “Sacro Cuore”, aveva sede nei locali della Chiesa del Monastero, retta da mons. Antonino Costa; presidente fu il preside Gigi Lojacono, mentre il responsabile degli aspiranti era il prof. Francesco GiuffridaTra gli iscritti figurarono Turi Sinatra, Nino Arcoria, Turi Sisinna, Angelo Ciravolo,  Gioacchino Milazzo, i fratelli Saverio e Rosario Lombardo, i fratelli Ciancitto con il dottore Salvatore e l’ingegnere Vincenzo.
La “Contardo Ferrini” (titolata al beato seppellito presso l’ Università Cattolica di Milano) svolse la sua attività presso la chiesa di S. Michele con l’ assistenza del can. Rapisarda.
L’associazione giovanile era presieduta dal prof. Giuseppe Caponnetto e frequentata da numerosi iscritti che, nel tempo diventano affermati professionisti: i fratelli Strano Vincenzo e Giovambattista, i fratelli Scalisi, i fratelli Corsaro (Pippo e Santo), Corsaro (fratello di Giacinto), fratelli Grasso (di cui uno divenne presidente FUCI), fratelli Mirenna, Damiano Randazzo, Jak Milazzo, Giuseppe Sinatra (padre del pediatra Antonello Sinatra), Pippo Marchese, vennero i fratelli Luggisi, di cui ancora in attività il dottor Luciano (che ha generosamente concesso la foto) a cui si aggiunse neo diplomato Nino Lombardo” .
 
 
Le stesse associazioni si confrontarono nelle gare di cultura religiosa indette dalla diocesi a cui molti giovani parteciparono ricevendo appositi attestati di merito. Va menzionata, pure, l’associazione cattolica “S. Vincenzo dei Paoli ” istituita presso il convento dei Cappuccini di cui era presidente il preside Filadelfio PulvirentiLe elezioni politiche del 1953 sancirono la perdita della maggioranza assoluta che la D.C. che aveva conquistato nel 1948. I vertici del partito addebitarono tale risultato alla linea politica sino ad allora tenuta dal partito che aveva privilegiato l’aspetto ideologico, quello dell’incompatibilità del marxismo-leninismo con la democrazia, trascurando di dare soluzione ai problemi sociali ed economici che assillavano vasti strati della popolazione.
 
FANFANI AVVIO’ UNA RETE DI RAPPORTI CON MOVIMENTI E GRUPPI
Gli indirizzi programmatici del partito subirono un ripiegamento al congresso di Napoli del 1954 e aprirono alle tematiche sociali ed economiche con l’intendimento di eliminare dal tessuto sociale del paese il malcontento e il risentimento delle classi più povere a cui attingeva voti il partito comunista.
Amintore Fanfani, divenuto segretario nazionale della DC, orientò la linea politica del partito verso il pensiero moderno della società e lo sviluppo del paese, promuovendo l’insediamento di un nuovo gruppo dirigente ispirato agli ideali cristiani che potevano dare particolari e appropriate soluzioni ai problemi della società civile.
Con tali propositi favorì l’occupazione di ogni spazio utile per attribuire al partito una nuova impronta politica capace di individuare gli interessi compositi della popolazione e di  tramutare la loro risoluzione in sostegno alla DC al momento delle scadenze elettorali: creò una scuola di quadri dirigenti capaci di stabilire un rapporto più capillare con tutto l’elettorato, rilanciò il ruolo delle sezioni e dei comitati provinciali e dei segretari organizzativi, potenziò la SPES (Studi, Stampa e Propaganda), avviò una rete  di rapporti con movimenti e gruppi, come la Libertas per le attività sportive  e le bande musicali.
Alle successive elezioni politiche del 28 maggio 1958 la D.C. riguadagnò posizioni rispetto a quelle tenutesi nel 1955, ottenendo la maggioranza relativa con una percentuale del 42,4 %.
Il programma socialmente avanzato dalla DC nel corso della campagna elettorale suscitò sospetti e diffidenze nel mondo cattolico e nei vescovi italiani per l’apertura alle istanze della sinistra.
La Chiesa aveva cercato di esercitare uno stretto controllo sulla DC e sulla politica italiana per assicurare una direzione che contrastasse l’avvento dei comunisti al potere.
Il pontificato di Giovanni XXIII mutò tale atteggiamento mettendo in disparte l’Azione Cattolica per distaccarla dalle vicende politiche italiane.
Nella DC prevalse un rafforzamento delle strutture e dell’apparato organizzativo, orientati da una concezione di maggiore profilo programmatico per dare al partito ulteriore forza ideale per trasmettere all’elettorato una immagine più ravvicinata per ovviare alla insufficienza precedentemente riscontrata per evitare il coinvolgimento nelle competizioni politiche.

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Riguardo l'autore Alfio Cartalemi

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