Bronte, le volontarie che aiutano le donne: da 8 anni il Telefono Rosa

Il grado di una civiltà si misura dal rispetto che si porta ad una donna. Fino allo scorso secolo la donna era vista come “l’angelo del focolare domestico”, colei che si occupava della gestione della casa e dell’educazione dei bambini all’interno delle mura. I suoi diritti erano molto limitati e si trovava imprigionata in una condizione di sudditanza assoluta, mentre l’uomo poteva tranquillamente agire secondo i suoi voleri e avere una o più amanti come segno di potere e superiorità sulla moglie.

Oggi la condizione femminile è migliorata notevolmente, ma c’è da sottolineare che sono ancora molti i paesi dove la donna libera fa paura e viene considerata un essere inferiore, e sono ancora più numerosi i casi di donne che si trovano a combattere contro mariti violenti, situazioni sessiste e discriminazione.
A supporto di queste vittime sono state istituite delle organizzazioni di “volontariato” che si occupano di aiutare le donne succubi di ogni tipo di violenza, ascoltandole, accogliendole, ma soprattutto dando loro consulenza legale, psicologica ed economica. A Bronte, questa realtà è rappresentata dall’associazione nazionale volontarie del “Telefono Rosa onlus” sezione dell’omonima cittadina, nata otto anni fa ad opera di cinque figure femminili che hanno portato avanti un progetto mirato a far valere i diritti delle donne. “Il mare è fatto di tante gocce d’acqua – dice Antonella Caltabiano presidente del Telefono Rosa di Bronte – e ognuno di noi aiuta come può”. Numerosi sono stati gli eventi che hanno visto quest’associazione partecipe. “Lo scorso mese – continua la stessa – ci siamo impegnate a realizzare una mostra presso la pinacoteca “Nunzio Sciavarrello” di Bronte, onorando la memoria di alcune vittime di violenza, citando le loro storie, “portandole in vita” attraverso particolari indumenti che hanno caratterizzato ogni accaduto. E ancora, – conclude – una marcia silenziosa in ricordo delle donne, che ha visto come punto di arrivo il Palazzo Comunale con la sua gradinata piena di scarpette rosse che parlano e raccontano di ogni storia”. Rosse perché il rosso è l’emblema dell’amore, della passione che però si trasforma in malvagità e in violenza, indice di possessione morbosa che diventa una trappola fatale.

La fatica a denunciare è grande, ma il silenzio uccide la dignità.
“…state molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale…. un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata…”. – dal Talmud ebraico.
Le donne vanno amate e rispettate sempre. Non solo il 25 novembre, ma ogni giorno dell’anno.

Riguardo l'autore Erika Samperi

Erika Samperi, di anni 20, è una studentessa universitaria, orgogliosamente siciliana. Impegnata attivamente nel sociale, ama l'arte in tutte le sue forme, leggere e viaggiare. Cresciuta a pane e fiabe dei fratelli Grimm, nutre un amore sviscerato per i grandi classici della letteratura italiana e per il jazz e il blues americano. Spera di poter completare gli studi e continuare a scrivere raccontando la vita che la circonda.

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