Bronte, i colori della vita nel libro di Giusi Liuzzo: l’amore per l’arte e il legame con chi non c’è più

Alla Pinacoteca “Nunzio Sciavarrello” di Bronte è stato presentato il libro autobiografico “Dal verde al viola” di Giusi Liuzzo.

All’incontro è intervenuto anche il sindaco di Bronte Graziano Calanna. Per la “Carthago Edizioni”, che pubblica il volume, erano presenti la responsabile editoriale Margherita Guglielmino, il presidente editoriale Gaspare Edgardo Liggeri e l’amministratore Giuseppe Pennisi.
Nel libro si racconta la vita della scrittrice, segnata da tre fasi importanti: il verde, la sua infanzia felice trascorsa a Bronte insieme ai cari; il rosso, l’amore per la scoperta del mondo e per l’Archeoclub che dirige da più di 40 anni; il viola, la spiritualità che la lega al primo figlio, Giuseppe.

Studentessa di filosofia e sposina, proprio durante il viaggio di nozze a Pisa, ebbe una folgorazione improvvisa. La “Piazza dei Miracoli” fu la “causa” della sua conversione. Giusi capì che si era follemente innamorata dell’arte e che avrebbe voluto insegnare quella materia per sempre. L’amore per l’arte l’ha accompagnata e l’accompagna tuttora nei suoi viaggi in giro per il mondo alla ricerca di nuove bellezze anche nel suolo catanese. Ma la sua vita non è stata segnata solo dalla bellezza dell’arte. Giuseppe, il suo primo figlio, morì all’età di 19 anni. Il forte legame con lui, però, non ha mai cessato di esistere, poiché sono da sempre in contatto. La stessa autrice ha spiegato che bastano carta e penna perché le parole, che sente in testa, vengano giù da sole. Per fugare ogni dubbio sulla veridicità di tale fenomeno, accadeva che Giuseppe comunicasse alla madre delle notizie o situazioni, a lei sconosciute, da riferire ad altre persone, che poi confermavano i messaggi dati dal figlio. Questo tipo di “unione” ha fatto sì che il dolore di Giusi acquisisse una dimensione diversa, rendendola l’unica persona capace di reagire dinanzi a così tanta sofferenza.

La sua forza e la sua caparbietà, insieme alla libertà dagli schemi imposti dalla società, l’hanno portata a diventare quello che è oggi. Come lei stessa scrive nel libro, capì che, come ‘capitano dell’impresa’, doveva evitare il fallimento e diventare autore del proprio destino, acquisendo tolleranza per poter usare le sconfitte e addestrare la pazienza.
“Attraverso le comunicazioni che ricevo – osserva l’autrice – posso aiutare altre persone, ed è proprio questo rapporto speciale con mio figlio e i messaggi recepiti che faranno da trama al mio prossimo libro”.
Dall’ultimo capitolo del libro, riflettendo sul tema dell’esistenza: “La vita è paragonabile ad un fiume in piena che non puoi fermare: ti devi lasciare trasportare, comodamente seduta sulla tua zattera, osservando le sponde fiorite e godendo della frescura dell’acqua”.

Erika Samperi

Riguardo l'autore Erika Samperi

Erika Samperi, di anni 20, è una studentessa universitaria, orgogliosamente siciliana. Impegnata attivamente nel sociale, ama l'arte in tutte le sue forme, leggere e viaggiare. Cresciuta a pane e fiabe dei fratelli Grimm, nutre un amore sviscerato per i grandi classici della letteratura italiana e per il jazz e il blues americano. Spera di poter completare gli studi e continuare a scrivere raccontando la vita che la circonda.

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