A proposito di un famoso romanzo dello scrittore americano, Philip Roth, quello della sua consacrazione presso il vasto pubblico mondiale, Portnoy, il teologo israeliano Gershom Scholem ebbe a sostenere rischiasse di provocare un secondo Olocausto.
Iperbole forzata, giacché un libro, pur dai contenuti esplosivi, non può mai raggiungere i livelli di devastazione toccati dal genocidio compiuto dai nazisti contro l’etnia ebraica.
E, nondimeno, nel racconto del protagonista Alex Portnoy, commissario di polizia in servizio a New York, riprodotto con la tecnica del flusso di coscienza, dall’infanzia all’età adulta, poggiante su frustrazioni sessuali da superare e ingombrante identità giudaica di cui liberarsi, esternato allo psicoanalista, Spielvogel, si sprigiona una forza devastante paragonabile all’effetto perturbante prodotto dalla commistione tra femminicidi reiterati in uno con il revenge porn, la diffusione di immagini intime divulgate per vendetta o per umiliare la vittima inconsapevole.
Prima, naturalmente, di puntare l’obiettivo sulle mutate condizioni delle relazioni maschio-femmina, giova ricordare la canea di assassinii, da diversi decenni, dovunque abbattutasi sulle donne.
In Italia nel 2024 assommano a 106 gli omicidi di genere, compiuti da mariti, accompagnatori o fidanzati, mossi dalla volontà di controllo sulla compagna, incentrati sull’atteggiamento mentale dominante del maschio, esasperato al punto tale da sfociare nella pulsione di annientamento.
Da tempo, ormai gli psicologi forensi, i quali dovrebbero occuparsi, in armonia alla loro specializzazione, dei comportamenti criminali dei soggetti, teorizzano la rabbia, l’incontrollabilità di essa, alla base di qualsivoglia delitto consumato nell’ambito della relazione di coppia. Raramente l’accento viene posto sulla inesistente educazione famigliare a gestire il controllo delle facoltà nervose inerenti all’aggressività, alla vendetta, all’abbandono, in ottica di disciplina delle proprie emozioni. Peggio ancora in ambito scolastico, dove incide tanto l’approccio sessista, ampiamente diffuso anche tra le giovani generazioni, il successo con le donne sta in cima alla sconfortanteclassifica. Soprattutto, gli individui affetti da disperazione per la separazione, seguito dal disturbo depressivo per la conseguente solitudine, sono trattati come sfigati, termine da solo sintomatico della logica del perdente contrapposto al modello del vincente. Come si comprenderà con simili presupposti qualsiasi atto diventa eversione contro la stessa natura umana. Esso sia rivolto dal soggetto sofferente nei confronti di sé stesso, o la rabbia canalizzata verso la fuggitiva sfociano in una indiscriminata furia brutale.
Con il revenge porn i numeri debordano, solo nella penisola sono due milioni. E, nella circostanza in ispecie, il calvario è paragonabile alle pene sofferte dai condannati nell’inferno dantesco, giacché per ciascun video rubato, milioni di spettatori si sollazzeranno a vederlo e rivederlo. C’è di più, le donne scippate della loro riservatezza in ambito sessuale, per ovvie ragioni di pudore e di vergogna, mancheranno del coraggio di denunciare la violazione della loro intimità. Già accaduto, al punto tale di trovarsi di fronte a una sottostima del fenomeno. Dieci anni sono trascorsi dal suicidio di Tiziana Cantone, nota anche come Tiziana Giglio, la quale si tolse la vita a soli trentatré anni a causa della diffusione di suoi video privati.
Ora, ci si soffermi per qualche momento a riflettere come nel giro di più o meno un secolo sono cambiati i rapporti tra i due sessi, involvendo in direzione della totale incomprensione, frutto dell’intolleranza, sostenuta da forme di incultura, addebitabile in preponderanza a quelle eco chamber, camere dell’eco, ovvero gli spazi dei social network, dove le persone sono esposte solo a informazioni e opinioni, generati da algoritmi per confermarli nelle loro convinzioni preesistenti. Se, a questo si aggiungesse, la caratteristica prevalente dell’attuale era, focalizzata sull’ego degli individui, sulle pulsioni di potenza, le velleità di potere, di visibilità, di fama hanno raggiunto oggi livelli di straniamento, si moltiplicheranno domani, esponendo il mondo a rischi letali.
Quando vicina, dunque, la vicenda di Emma Rouault, nella finzione narrativa, Madame Bovary, nel racconto magistrale di monsieur Gustave Flaubert. A cambiare i termini del disagio personale della protagonista, adeguandolo all’attualità, si avrà quel finale tragico del romanzo, sicuramente emblematico di critica feroce ai nostri errori sociali. In quanto è vero, lo smarrimento esistenziale intervenuto con il tramonto della modernità ha distrutto, senza creare l’alternativa, nel subentrantepostmodernismo, quella etica nuova in grado di dare prospettiva a una ulteriore fase di progresso.
