S. M. di Licodia, la beffa del finto carabiniere: una 72enne lo mette in trappola con la telefonata in viva voce

S. M. di Licodia, la beffa del finto carabiniere: una 72enne lo mette in trappola con la telefonata in viva voce

Truffe agli anziani tra Biancavilla e Licodia: 33enne arrestato grazie al coraggio di una 72enne

BIANCAVILLA / SANTA MARIA DI LICODIA – Incastrato da una 72enne: è finita così l’impresa criminale di un truffatore 33enne domiciliato a Catania, che si aggirava tra i comuni etnei cercando di truffare gli anziani con la tecnica del “finto carabiniere”.

Erano le ore 13.45 circa quando, alla centrale operativa della Compagnia dei Carabinieri di Paternò, sono giunte alcune segnalazioni telefoniche da parte di anziani che lamentavano tentativi di truffe telefoniche. Il 33enne aveva appena finito di operare nel centro abitato di Biancavilla che un’altra segnalazione lo ha localizzato nel vicino comune di Santa Maria di Licodia, proprio mentre il tentativo di truffa era ancora in atto.

I carabinieri hanno immediatamente raggiunto l’abitazione nel centro abitato licodiese, sorprendendo il truffatore ancora dentro l’appartamento di una signora di 72 anni che, con grande lucidità, aveva chiamato il 112 prima dell’arrivo dell’uomo, mettendo la chiamata in viva voce e consentendo così ai militari di ascoltare in diretta la loro conversazione.

I carabinieri hanno infatti udito il truffatore che, con uno spiccato accento napoletano, asseriva di essere un ufficiale dell’Arma e che, «per ragioni di giustizia», stava intimando all’anziana di consegnare i preziosi custoditi in casa all’«incaricato del Tribunale» che lui aveva inviato, ovvero al suo complice.

Per telefono, l’uomo ha anche minacciato la vittima che, qualora non avesse obbedito, avrebbe ordinato alla pattuglia di eseguire una perquisizione nella sua abitazione, procedendo poi al sequestro dei gioielli.

La sceneggiata del malvivente si è però interrotta quando i veri carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento, sorprendendo il 33enne che, a quel punto, ha dovuto ammettere di svolgere il ruolo di “esattore” dei beni delle vittime, aggiungendo inoltre di essersi recato anche presso altre abitazioni a Biancavilla.

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