PALERMO – Un emendamento “trappola”, una cifra milionaria e comuni fantasma: è lo scandalo che riaccende i riflettori sui meccanismi di assegnazione dei fondi pubblici in Sicilia. Al centro dell’operazione-verità – in onda questa sera nell’inchiesta di Piazzapulita su La7 – c’è il deputato regionale Ismaele La Vardera, che ha dimostrato come l’Assemblea Regionale Siciliana possa arrivare ad approvare stanziamenti basati su testi privi di senso compiuto.
La provocazione ha funzionato. L’ARS ha infatti votato a favore di un emendamento da un milione di euro, presentato dallo stesso La Vardera, destinato a «comuni dotati di ambiti di coordinamento territoriale intersettoriale, istituiti nell’ambito dei piani comunali di assetto organizzativo». Una formula volutamente astrusa e priva di qualsiasi contenuto reale, dal momento che enti locali con tali caratteristiche non esistono nell’ordinamento amministrativo.
La prova e il voto dell’Aula
Secondo la ricostruzione, il deputato avrebbe architettato la prova fingendo un accordo politico con il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno, già indagato per corruzione, con l’obiettivo di testare il livello di attenzione e di controllo dell’Aula sugli atti votati.
Il risultato è stato clamoroso: l’emendamento è passato senza particolari opposizioni o richieste di chiarimento, facendo emergere – secondo l’accusa – un sistema in cui le risorse pubbliche possono essere assegnate non in base all’effettiva utilità per i territori, ma seguendo logiche di potere, prassi consolidate e accordi trasversali.
“Un metodo distorto”
«È la prova plastica di un metodo profondamente distorto», ha denunciato La Vardera, parlando di una pratica che svuota di significato il dibattito parlamentare e mette a rischio la trasparenza nell’uso del denaro pubblico.
L’inchiesta firmata da Danilo Lupo promette di ripercorrere nel dettaglio tutte le fasi dell’operazione, dalla stesura dell’emendamento al voto finale, gettando nuova luce sulla gestione spesso opaca dei fondi regionali.
Un caso destinato ad avere un forte impatto mediatico e politico, che porta la politica siciliana sotto i riflettori nazionali e riapre il dibattito sulla necessità di riforme profonde nei meccanismi di spesa e di controllo dell’Assemblea Regionale Siciliana.
