Catania, gip scarcera il padre che picchia figlio con cucchiaio di legno: “Non è maltrattamento abituale”

Catania, gip scarcera il padre che picchia figlio con cucchiaio di legno: "Non è maltrattamento abituale”

Una prova certa, un video, ma da ricondurre a un’occasione, seppur censurabile, di abuso dei mezzi correttivi piuttosto che, come sostiene l’accusa, da inquadrare in un contesto di vessazioni e violenze tali da ricondurre al reato di maltrattamenti aggravati in famiglia. È la valutazione del gip di Catania, Luigi Barone, che ha rigettato la richiesta della Procura di emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 59enne, fermato dalla polizia per avere picchiato il figlio di 11 anni colpendolo ripetutamente con un cucchiaio di legno, insultandolo e urlandogli «io sono il tuo padrone».

Un’aggressione ripresa il 15 dicembre scorso con lo smartphone da una delle tre figlie della coppia e che la vittima ha postato nei giorni scorsi su TikTok utilizzando il profilo di un familiare maggiorenne e che è diventato virale.

Il gip non ha neppure convalidato il fermo eseguito dalla Squadra mobile della Questura ritenendo insussistente il pericolo di fuga visto che l’uomo si è presentato da solo alla polizia. Contro il provvedimento la Procura, con l’aggiunto Sebastiano Ardita e il sostituto Alberto Santisi, presenterà ricorso al Tribunale del riesame.

Intanto, del caso si è interessata anche la Procura per i minorenni di Catania, diretta da Carla Santocono, che ha chiesto al Tribunale di emettere un provvedimento a protezione dei 4 fratelli, mantenendoli nella casa dei nonni materni, come già fatto in via d’urgenza, vietando l’avvicinamento dei genitori e di intervenire sulla loro potestà genitoriale.

Il provvedimento è stato emesso dal presidente Roberto Di Bella in serata, ma non se ne conosce ancora il contenuto.

Secondo il gip Barone, dalle indagini non emergerebbe un’«abitualità maltrattante» da parte dell’uomo nei confronti dei quattro figli, un maschio e tre femmine di età compresa tra 11 e 4 anni, che vivono con la sua ex convivente. Il solo video, secondo il giudice, non è sufficiente a certificare una serie di condotte ripetute nel tempo.

Il giudice richiama su questo punto anche le dichiarazione del ragazzino che dice di avere subito una stessa “punizione” dal padre, o addirittura più violenta, quando aveva sette anni per essere salito in piedi sul banco della scuola e che l’uomo gli avrebbe dato qualche piccolo schiaffo in altre occasioni dicendogli che fino a quando non sarebbe diventato maggiorenne sarebbe stato lui il suo “comandante” e che doveva ubbidirgli.

Una reazione, quella che si vede nel filmato, ha spiegato l’uomo, assistito dall’avvocata Adele Giunta, al gip durante l’interrogatorio di convalida, avuta nell’interesse del ragazzino che sarebbe «molto problematico e ingestibile».

A sostegno della propria decisione, il giudice Barone cita anche la testimonianza della madre dell’undicenne che ha spiegato di aver visto l’ex convivente picchiare il figlio, ma di non essere intervenuta perché il ragazzino non ascolterebbe, direbbe bugie, le avrebbe rubato dei soldi e l’unica persona di cui avrebbe veramente timore è il padre.

La donna avrebbe anche detto all’ex compagno che era inutile picchiarlo perché tanto lui avrebbe continuato a tenere le stesse condotte. E sarebbe stata lei, il 15 dicembre, a chiamare l’ex per intervenire sul figlio che le aveva ancora una volta mentito sui suoi spostamenti.

E quando il 59enne ha picchiato il ragazzino si è accorto che la figlia lo stava riprendendo e avrebbe detto al figlio che se avesse pubblicato il video lo avrebbero preso in giro perché si sarebbe mostrato debole: piangeva mentre lui lo picchiava.

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