ADRANO – Cinquanta persone, con i risparmi di una vita svaniti. Dai 5.000 euro fino a cifre che arrivano a 200.000–300.000 euro a testa. È il bilancio di quella che si profila come una presunta colossale truffa finanziaria con epicentro ad Adrano, ma con una rete che potrebbe estendersi ben oltre i confini provinciali.
Secondo quanto riferisce lasicilia.it, al centro delle denunce presentate alla Guardia di Finanza ci sarebbe un broker finanziario che, dopo aver costruito un rapporto di fiducia con i clienti anche per vent’anni, li avrebbe convinti a investire in prodotti finanziari inesistenti. «Dove sono finiti i nostri soldi?», si chiedono disperati oltre venti risparmiatori che si sono rivolti alla redazione del quotidiano.
«Lo conosco da vent’anni», racconta un padre di famiglia che aveva investito in obbligazioni e Bot i soldi destinati al futuro del figlio. Un meccanismo che gli avvocati delle parti civili non esitano a definire uno “schema Ponzi”, dal nome del celebre truffatore: rendimenti promessi tra il 5% e il 10% per attirare nuovi capitali, utilizzati poi per pagare finti profitti ai primi investitori.
L’avvocato Francesco Messina, che assiste una dozzina di presunte vittime, spiega:
«Diverse persone, attraverso la promessa fraudolenta di interessi superiori al saggio legale, avevano affidato centinaia di migliaia di euro a un sedicente promotore finanziario».
I pagamenti iniziali di falsi interessi, in alcuni casi anche in contanti, avrebbero contribuito a spegnere i sospetti, ritardando le denunce. Le indagini della Tenenza della Guardia di Finanza di Paternò sarebbero tuttavia a uno stadio avanzato.
«Possiamo dire di essere in sede di chiusura delle indagini», aggiunge Messina, che ha chiesto il sequestro di un cespite immobiliare in cui sarebbe confluita gran parte del denaro sottratto.
Anche l’avvocato Manfredi Zammataro, segretario regionale dell’associazione Codici, sta preparando un esposto in Procura.
I primi calcoli parlano di una truffa a sei zeri, con un danno complessivo che potrebbe ammontare a diversi milioni di euro. Ora spetta agli investigatori fare piena luce sull’accaduto e ricostruire la rete dei flussi finanziari.
