Il Cinema Paradiso di Adrano: quando andare a vedere una ‘pellicola’ era un rito collettivo

Il Cinema Paradiso di Adrano: quando andare a vedere una ‘pellicola’ era un rito collettivo

Come l’immaginario di Nuovo Cinema Paradiso ci ha insegnato (il celeberrimo film di Giuseppe Tornatore uscito nel 1988), nei nostri piccoli paesi andare al cinema, e in particolare farlo tra gli anni ’50 e ’60, rappresentava un rito sociale di estrema importanza nella scansione della giornata, un’evasione dal quotidiano e un’esperienza collettiva fatta di sogni e condivisioni. Le proiezioni erano veri e propri eventi popolari, spesso conditi da attese, sale gremite e commenti a voce alta: un palcoscenico ben diverso rispetto a quello della visione solitaria odierna.

In passato non si trattava solo di “guardare un film”, ma di un’uscita importante per le coppie, le famiglie o i gruppi di amici, in particolare nelle sale parrocchiali o nei piccoli cinema di quartiere. Il cinema era come una “fabbrica dei sogni”, dove vivere emozioni e sensazioni di ogni tipo, tra commedie italiane esilaranti ed epicheggianti kolossal americani.

Quando oggi, invece, si sceglie di andare al cinema, si decide di rinunciare all’ormai massiccio consumo di streaming domestico che domina da anni la visione contemporanea: un modo per concentrarsi su un film senza le distrazioni casalinghe. Sale immersive e isolate che favoriscono la concentrazione in un mondo ipermedializzato. Un contorno fatto di rassegne, capolavori restaurati e incontri con registi. Un rito che ormai da decenni ha smesso di avere una funzione collettiva: chi frequenta il cinema spesso lo fa perché è davvero interessato a ciò che ca a guardare, le funzioni collaterali sono venute meno. Un mondo dominato da multisala globalizzati che, se da una parte hanno reso più godibile la mera fruizione del film, dall’altra, complici anche le infinite possibilità di visione, hanno trasformato un evento sociale in qualcosa di sempre più freddo e solitario.

Ma come sono stati vissuti questi cambiamenti da chi in questo settore ha lavorato e da chi ha vissuto il cinema di un tempo, in una città come Adrano che ha avuto una grande tradizione cinematografica? Già negli anni ’20 si hanno testimonianze della presenza in città di diversi cinema muti. Tra gli spazi più importanti si ricordano il Cinema Tripoli in piazza Umberto, l’Arena Ideal all’aperto, il Cinema Moderno in via San Pietro, la piccola Saletta e il Teatro Bellini, uno dei fiori all’occhiello della città. Un luogo, quest’ultimo, intriso di arte cinematografica non solo perché ha funto da cinema, ma anche perché è stato scenario delle riprese di uno dei film più famosi della storia del cinema italiano: Divorzio all’italiana di Pietro Germi. Nella pellicola, a teatro stanno proiettando La dolce vita di Federico Fellini: un processo che si trasforma in cinema nel cinema, in un luogo che realmente cinema è stato.

Il Corriere Etneo ha avuto la possibilità di consultare la cronistoria del Cinema Moderno di Adrano, scritta da Francesco Caraci, e di chiacchierare con il figlio e il nipote di Giuseppe Leone che, insieme al cognato citato e al prete Antonino La Mela, è stato proprietario del suddetto cinema tra gli anni ’50 e ’60. Il sacerdote La Mela mise a disposizione uno spazio chiamato “Casa del Fanciullo”, che fu adibito a sala cinematografica con lo scopo di presentare una programmazione in linea con la morale cristiana e con l’obiettivo primario non economico, ma di offrire ai cittadini un luogo di “lieto ed onesto divertimento”. Così, il 7 dicembre 1953, il Cinema Moderno fu inaugurato alla presenza dell’Arcivescovo di Catania con la proiezione del film di William Dieterle Salomè, basato sull’omonima tragedia di Oscar Wilde. Poiché alcune pellicole non potevano essere proiettate al Moderno, Caraci e Leone dovettero affittare l’Arena Ideal che, nel 1954, fu aperta ottenendo anche un buon successo.

Il figlio di Giuseppe Leone descrive il cinema di fine anni ’60 e inizio anni ’70 quasi come un porto sicuro per bambini, ragazzi e famiglie. Quando i figli uscivano non c’era da preoccuparsi, perché con ogni probabilità sarebbero andati al cinema: un luogo sicuro e di svago. Spesso, nel fine settimana, le proiezioni iniziavano nel primo pomeriggio per concludersi a mezzanotte e c’era chi guardava lo stesso film più volte, rimanendo ore nelle sale cinematografiche. Il figlio di Giuseppe Leone ci racconta come, a volte, da bambino aspettasse con gli amici che gli spettatori della proiezione precedente uscissero per poi chiedere ai nuovi: «Carusi, cu su vinni ‘u bigliettu?». Quando la televisione si era ormai diffusa nelle case della maggior parte delle persone, la sala cinematografica perse colpi, ad eccezione delle grandi produzioni, tanto da costringere alcune sale alla proiezione di film pornografici per attirare il pubblico.

Dai racconti del figlio dell’adranita Leone viene fuori tutta la devozione e l’amore del padre per il cinema. Poco più che ventenne, Giuseppe Leone comprò una cinepresa che, più di settant’anni dopo, è ancora funzionante e resiste come baluardo di una passione infinita, destinata a proiettarsi negli anni a venire. Un episodio che il figlio ci ha raccontato riguarda la visione, alla fine degli anni ‘80, assieme al padre, di Nuovo Cinema Paradiso: Giuseppe Leone, ricordando il periodo di lavoro nel mondo del cinema, era profondamente commosso da come ciò che stava guardando gli sembrasse la sua stessa vita. Dal sacerdote che, con la campanella, rigettava i baci mostrati nelle pellicole, all’atmosfera che si percepiva in sala e nella cabina di proiezione, fino alle corse da una parte all’altra del paese per trasportare la pellicola.

Il punto di vista del nipote di Giuseppe Leone offre un’ulteriore prospettiva generazionale, considerando che il cinema ad Adrano ha funzionato fino alla fine del primo decennio degli anni 2000. Anche per i giovani adulti adraniti di oggi manca quel punto di riferimento che, nella loro infanzia e adolescenza, ha rappresentato un momento di gioia e unione. Un nipote è sempre in grado di offrire una visione unica e speciale del ricordo di un nonno e, nonostante non l’abbia mai potuto vedere all’opera, ha raccontato con emozione di aver visitato e toccato con mano alcuni oggetti del mestiere, acquistati direttamente dal nonno e dallo zio. Racconta di come, fin da bambini, attratti dal cinema muto, il nonno e lo zio avessero creato un proiettore casalingo fatto di lampadine, specchi e scatole, e una pellicola realizzata con carta di formaggio su cui disegnavano le figure.

Sul tema, ad Adrano, gli anziani del paese si dividono in due grandi gruppi: c’è chi ricorda positivamente, asserendo che il cinema di un tempo non esiste più, e chi invece ha rimosso, chi non vuole ricordare. Un rifiuto totale di quel sentimento di nostalgia nei confronti di un rito sociale scomparso. C’è chi afferma con convinzione che non possano farsi paragoni, perché da quando il cinema di paese non c’è più, il cinema è finito. C’è chi è estremamente critico nei confronti della televisione, di ciò che il mondo dello spettacolo cinematografico è diventato oggi e del fatto che “si vedano troppe cose”: un concetto che fa riflettere su come l’audiovisivo abbia perso ogni dolce lentezza, ogni sensato pudore e qualsiasi senso di limite artistico.

Una signora ci racconta di avere frequentato spesso il Cinema Moderno, il Teatro Bellini e il cinema all’aperto, con il signor Platania protezionista, alla fine degli anni ’60. Si andavano a guardare i grandi kolossal americani, film storico-religiosi come ‘I Dieci Comandamenti’, pietre miliari come ‘Il Padrino’, le perle di comicità di Totò e il sogno danzante di Fred Astaire. L’aspetto sociale era quello dominante: si chiacchierava, si passavano le domeniche in famiglia o in coppia e poi, dopo aver socializzato ed essere evasi con il pensiero, si passeggiava. Le maschere vendevano gazzosa da bere e semenze da mangiare e le scappate romantiche con il marito. «Andavamo al cinema, ma il cinema lo facevamo noi», afferma ridendo.

Un altro appassionato d’antan ci offre una testimonianza ancora diversa: il ricordo del cinema negli anni ’40, nel dopoguerra, quando era ancora piccolissimo. Descrive sale sempre molto affollate, frequentate da gente di bassa estrazione sociale. Frequentava il Cine-Teatro Bellini e amava guardare i grandi film americani, da lui definiti in modo colorito “mericanate”, e i film comici di “Stanlio e Ollio”. Ricordi contrastanti anche a proposito del chiacchiericcio in sala: in base alla proiezione si stava spesso in silenzio, ma il cinema Tripoli in piazza Umberto è ricordato come un luogo piuttosto rumoroso. Importante anche la testimonianza relativa al costo del biglietto, che si attestava intorno alle 5–10 lire.

Tra testimonianze oscure e ricordi emozionanti, sembra però che per tutti il cinema come luogo sociale non esista più. I multisala dei grandi centri commerciali sono, per gli anziani di Adrano, solo grandi saloni freddi e amorfi, che non li riguardano affatto.

Eppure, nonostante sale chiuse, schermi spenti e vecchie poltrone impolverate, il cinema ad Adrano continua a vivere nella memoria di chi lo ha abitato. Vive nelle storie raccontate, nei ricordi che si tramandano e nelle emozioni che ancora oggi riescono a commuovere. Il cinema di paese non era solo un luogo fisico: era un cuore che pulsava, un punto di incontro, un sogno collettivo. Probabilmente nulla tornerà più com’era, ma finché qualcuno continuerà a ricordare, a nominare, a sentire la mancanza, quelle luci non si spegneranno del tutto. Perché ad Adrano, come in ogni piccolo paese che ha amato e vissuto il suo cinema, il vero spettacolo è stato sempre quello di stare insieme, dentro una sala, con gli occhi pieni di meraviglia.

Riguardo l'autore Federico Dilillo

1 Comment

  1. Grande frequentatore di tutte queste sale ricordo che il cinema era anche un magnifico rifugio quando, con i miei amici, eravamo minori e senza patente. Ci si andava anche 2 volte a settimana e spesso, nelle serate più fredde, eravamo solo io ed un amico in sala. Così il proiezionista qui citato scendeva in sala e ci chiedeva: “Ragazzi, che fa? Comincio?”!

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