È l’uomo del mistero il testimone che compare nel giallo dei tre cacciatori trovati morti mercoledì nel bosco di contrada Caristia a Montagnareale sui monti Nebrodi, in provincia di Messina. In una zona impervia con la terra fradicia di pioggia sono stati trovati i cadaveri del pensionato Antonio Gatani, 82 anni, residente a Patti, e dei fratelli imprenditori edili Davis, 26 anni, e Giuseppe Pino, 44 anni, di San Pier Niceto, uccisi da colpi di arma da fuoco.
I carabinieri hanno ascoltato i familiari delle tre vittime, che non si conoscevano e non avrebbero rapporti con la criminalità, e poi hanno interrogato a lungo un uomo, come testimone, che sarebbe andato a caccia con l’anziano e che poi sarebbe andato via. La procura di Patti non conferma se l’uomo poi sia stato iscritto nel registro degli indagati.
Secondo una ricostruzione, che gli inquirenti però al momento non confermano, ieri mattina il testimone sarebbe andato a casa di Gatani verso le 6 del mattino. Dopo un caffè i due sarebbero andati con due automobili a prendere il cane nella campagna dell’anziano per recarsi a caccia. Normalmente i due andavano in un’altra zona boschiva per cercare di prendere suini neri selvatici ma invece si sono diretti verso la zona di contrada Caristia.
Alcuni chilometri prima di raggiungere la zona di caccia l’uomo interrogato dai carabinieri avrebbe parcheggiato l’auto lungo la strada salendo sulla vettura dell’amico. Secondo alcune testimonianze quest’auto sarebbe stata vista parcheggiata lungo la strada almeno fino alle 11.30. Verso le 10 i familiari di Gatani allarmati dal fatto che il congiunto non dava notizie e non rispondeva al cellulare sono andati a cercarlo e poi è scattato l’allarme, col ritrovamento dei tre cacciatori morti coi fucili accanto. Alcuni abitanti della zona dicono che chi va a caccia di suini neri e cinghiali spesso porta con sè anche una pistola, perchè questi animali se feriti diventano molto pericolosi.
Potrebbe essere questo testimone, quindi, la chiave per capire se i tre siano morti per un errore durante la battuta di caccia o se l’anziano durante una lite abbia ucciso gli altri due con colpi di fucile e poi si sia suicidato oppure sia stato ferito morendo poco dopo. Sempre secondo indiscrezioni non confermate l’anziano non avrebbe ferite di arma da fuoco nella parte frontale del corpo. Un altro mistero è il ritrovamento del cane nell’auto dell’anziano. Come mai nella battuta di caccia il cane non è stato fatto scendere? O, se è stato portato nel bosco, chi l’ha rimesso nell’auto?
Saranno l’autopsia e i rilievi balistici a dare risposte certe agli inquirenti sulla dinamica della morte dei tre cacciatori, oltre ai dati estratti dai cellulari delle vittime. Anche oggi i carabinieri del Ris sono tornati nella zona per i rilievi.
L’amministrazione comunale di San Pier Niceto da dove provenivano, i due fratelli Pino, «esprime cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime di una tragedia assurda e inspiegabile. Confidiamo nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine per fare chiarezza sui fatti». I due fratelli, imprenditori edili, erano molto riservati ma ben integrati e stimati nella comunità del centro collinare a ridosso di Milazzo.
