CATANIA – È fresca di stampa l’ultima fatica dello studioso mottese Carmelo Neri, tra i più prolifici e autorevoli ricercatori sulla figura di Vincenzo Bellini. Il volume, intitolato “Vincenzo Bellini – Memorie storiche e lettere allo zio Ferlito (In appendice: il testamento di Francesco Florimo)”, pubblicato da Corab nel 2025, rappresenta il decimo tassello di una ricerca quarantennale dedicata al “Cigno catanese”.
Classe 1943, originario di Giffone (Reggio Calabria) e residente a Motta Sant’Anastasia, Carmelo Neri è laureato in Lettere moderne e nel 1968 ha discusso una tesi sul compositore palmese Nicola Antonio Manfroce, definito il “Bellini calabrese”. Sposato con la mottese Vincenza Bottitta e padre di due figli, è considerato presumibilmente l’autore che ha scritto di più su Vincenzo Bellini, senza nulla togliere agli illustri studiosi che in due secoli hanno arricchito la bibliografia sul genio catanese.
Le memorie storiche: Bellini, Florimo e il caso dei “Puritani”
Nel nuovo volume Neri affronta alcune delle vicende più complesse e meno note legate alla vita e alla memoria di Bellini.
Tra queste, la discordia sorta dopo la morte del compositore tra il padre Rosario Bellini e l’amico fraterno Francesco Florimo per il mancato invio a Catania della partitura de I Puritani. Lo spartito, trattenuto da Florimo in virtù di un impegno preso con Gioachino Rossini – che agiva a nome dei comproprietari – generò un contrasto poi chiarito grazie a una lettera dello stesso Rossini indirizzata al padre del musicista.
Neri prova inoltre a fare luce su uno dei misteri più affascinanti dell’epistolario belliniano: la scomparsa di centinaia di lettere inviate a Napoli da Parigi e da Puteaux all’amico Florimo tra il 14 marzo 1829 e il 14 febbraio 1834.
Un vuoto documentario di cinque anni che coincide con il periodo più intenso della relazione tra Bellini e Giuditta Turina e che priva gli studiosi di preziose informazioni anche sulla malattia che colpì il compositore nel maggio 1830. Lo stesso Bellini, dalle lettere note, sembra evitare riferimenti dettagliati alla sua infermità, probabilmente per non allarmare la famiglia.
Le lettere allo zio Ferlito
Cuore del volume sono le ventinove lettere conosciute – su circa trecento verosimilmente inviate e andate perdute – indirizzate allo zio Vincenzo Ferlito, figura chiave nella vita del compositore.
Lo zio, considerato un secondo padre, svolgeva il delicato ruolo di intermediario postale tra Bellini e la famiglia catanese.
Neri ricostruisce con precisione la progressione cronologica delle missive (1827-1835), citando gli studiosi che le hanno rese note e le principali raccolte epistolari di riferimento: Florimo, Amore, Pastura, Cambi, Seminara e lo stesso Neri.
Il volume è arricchito da un ampio apparato di note storiche su personaggi, luoghi e sulla lingua dell’Ottocento belliniano.
Attraverso queste lettere emerge un Bellini profondamente umano, determinato nello studio e nella carriera, ma sempre legato agli affetti familiari.
«Si ammira – scrive Neri – non solo la semplicità dello stile, dettata dall’immaginazione e dal cuore, ma anche la sincera umanità e la grandezza di un animo buono e aperto a ogni più alto sentimento».
Il testamento di Francesco Florimo
In appendice al volume è pubblicato il minuzioso testamento di Francesco Florimo, documento che testimonia la generosità dell’amico di Bellini verso i parenti calabresi e verso molte altre persone a lui care.
L’inserimento del testamento risponde anche all’esigenza di chiarire alcuni aspetti della figura di Florimo, spesso oggetto di controversie storiografiche.
Per ragioni di tempismo editoriale, Neri non ha potuto inserire nel libro una recente scoperta sulla data di nascita di Florimo: secondo documentazione reperita presso discendenti del musicista e resa nota in un’intervista al prof. greco Constantine P. Carambelas-Sgourdas, autore della prefazione, la nascita sarebbe da posticipare al 10 ottobre 1802, correggendo la data tradizionalmente indicata del 12 ottobre 1800.
Un nuovo contributo agli studi belliniani
Con questa decima pubblicazione, Carmelo Neri consolida un percorso di ricerca lungo oltre quarant’anni, offrendo nuovi elementi e interpretazioni sulla figura di Vincenzo Bellini e sul contesto umano e culturale che ne accompagnò la vita.
Il volume si propone come un contributo significativo agli studi belliniani e alla memoria del compositore catanese, restituendo attraverso lettere e documenti un ritratto intimo e autentico del “Cigno” che continua a parlare al presente.


