CATANIA – «In questo momento credo che parlare di primo decesso in Sicilia per la cosiddetta variante K dell’influenza non ha senso. Ce ne sono ben altri: non è sicuramente il primo e non sarà l’ultimo».
Lo afferma all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando la morte a Catania di un uomo di 50 anni, deceduto mentre era sottoposto a trattamento ECMO per una gravissima insufficienza respiratoria.
Dai prelievi effettuati è emersa la presenza di un virus respiratorio di tipo A, in particolare un sottotipo H3. In un primo momento si era parlato di variante K, ma l’ospedale ha precisato che «al momento è impossibile affermare che si tratti della variante K».
Secondo Bassetti, «l’H3N2 e l’H1N1 sono virus influenzali che possono determinare forme gravi. Lo vediamo ogni giorno in ospedale con polmoniti severe e infezioni respiratorie impegnative. Il fatto che ci sia questo decesso non mi stupisce».
L’infettivologo lancia un monito chiaro: «L’influenza è tutt’altro che banale. Gli italiani devono capirlo: non è una passeggiata. Non bisogna essere fatalisti e dire “è sempre stato così”, perché si può fare prevenzione in modo diverso rispetto a quanto avviene oggi in Italia».
Ogni anno, ricorda Bassetti, «15-16 milioni di italiani vengono colpiti dall’influenza e migliaia ne subiscono le conseguenze più gravi, fino al decesso. È necessario ripensare il sistema e il modo in cui affrontiamo l’influenza stagionale».
Farmaci e cure
Sul dibattito tra paracetamolo e ibuprofene, Bassetti è netto:
«È una querelle inutile. Il paracetamolo ha una funzione chiara: è un antipiretico. Dire che “la febbre resiste” è una sciocchezza detta da chi non conosce il metodo scientifico».
Gli antinfiammatori come ibuprofene, ketoprofene, acido acetilsalicilico e cortisone hanno invece un effetto più potente sul piano infiammatorio. «In alcune situazioni, soprattutto quando c’è difficoltà respiratoria, io consiglio il cortisone, che ha un effetto più forte – come indicato anche nelle linee guida sulle polmoniti gravi», conclude.
