A distanza di 44 anni dal delitto che insanguinò Palermo e sconvolse l’Italia, un nuovo capitolo giudiziario riaccende i riflettori sul giallo irrisolto dell’omicidio di Piersanti Mattarella. La Procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Filippo Piritore, 75 anni, ex prefetto di Isernia, accusato di depistaggio nelle indagini sull’assassinio del Presidente della Regione Siciliana, fratello dell’attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Secondo i pm Francesca Dessì e Antonio Carchietti, le prove contro Piritore sono “evidenti”, al punto da consentire una richiesta di rinvio a giudizio senza passare dall’udienza preliminare. L’ipotesi di accusa ruota attorno alla sparizione di un guanto, fotografato all’interno dell’auto abbandonata dai killer il 6 gennaio 1980, ma mai materialmente entrato a far parte dei reperti processuali. Un dettaglio cruciale, evocato nelle prime relazioni di servizio e poi progressivamente “scomparso” dagli atti.
È proprio su questo indizio mancante – potenzialmente decisivo se analizzato allora, o persino con le sofisticate tecniche investigative odierne – che si concentra l’azione dei magistrati. Quel guanto avrebbe potuto contenere il DNA, le impronte o tracce capaci di portare agli esecutori materiali. La sua sottrazione ha di fatto congelato una pista, contribuendo a lasciare nell’ombra, dopo quasi mezzo secolo, i nomi dei sicari che freddarono il presidente “dalle carte in regola”.
Piritore, ascoltato a settembre 2024, ha fornito una versione giudicata poco credibile dall’accusa, smentita sia da colleghi che dall’ex pm Pietro Grasso. Successive intercettazioni lo avrebbero colto, in colloqui con la moglie, mentre ammetteva di aver tentato di nascondere la verità sulla sorte di quell’indumento.
La richiesta di giudizio immediato, ora al vaglio del presidente dell’ufficio Gip-Gup, non è dunque solo un procedimento contro un ex funzionario. È il tentativo di squarciare un velo su uno dei più oscuri depistaggi di Stato, un tassello nella lunga e dolorosa ricerca di verità per un delitto politico che, a decenni di distanza, attende ancora giustizia completa.
