Il verdetto dei geologi: “Niscemi non va ricostruita, va spostata”

Il verdetto dei geologi: "Niscemi non va ricostruita, va spostata"

NISCEMI (CALTANISSETTA) – «Niscemi è interessata da un dissesto geologico profondo e strutturale, attivo da secoli e legato alla sua stessa configurazione geomorfologica». È l’analisi netta tracciata dal presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Roberto Troncarelli, intervenuto come ospite nella trasmissione Cinque Minuti condotta da Bruno Vespa.

Secondo Troncarelli, la frana che ha colpito Niscemi non può essere letta come un evento eccezionale, ma come la riattivazione di un antico movimento profondo, già documentato in passato. In particolare, il presidente dei geologi ha richiamato la frana del 12 ottobre 1997, spiegando che si trattò di un episodio analogo, inserito in un quadro di instabilità cronica del territorio.

«Nessuna soluzione definitiva»

L’affermazione più significativa riguarda le prospettive di intervento: «Non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire una stabilizzazione definitiva del versante». Secondo Troncarelli, le opere possibili possono solo mitigare il rischio e consentire una gestione dell’emergenza, ma non eliminare il dissesto alla radice.

Da qui la necessità di un cambio di paradigma nella pianificazione: «La programmazione territoriale – ha sottolineato – deve puntare alla riduzione dell’esposizione al rischio, non alla ricostruzione nelle stesse aree instabili».

La conclusione: delocalizzazione progressiva

La conclusione del presidente del Consiglio nazionale dei geologi è chiara e destinata ad alimentare il dibattito politico e istituzionale: Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma progressivamente delocalizzata. Il dissesto, ha ribadito Troncarelli, «non è eliminabile» e il rischio è «destinato a riproporsi nel tempo».

Una posizione che chiama in causa scelte di lungo periodo e che apre interrogativi complessi sul futuro dell’abitato e sulla sostenibilità degli interventi emergenziali rispetto a una strategia strutturale.

Le cause geomorfologiche

Entrando nel dettaglio tecnico, Troncarelli ha ricordato che l’abitato di Niscemi sorge su un pianoro sabbioso poggiato su argille impermeabili, una configurazione geologica particolarmente sfavorevole. Questa condizione favorisce grandi scivolamenti roto-traslativi, innescati dall’erosione regressiva del Torrente Bonifizio e dall’aumento delle pressioni interstiziali nel sottosuolo.

Un quadro reso ancora più critico, nel corso dei decenni, dall’urbanizzazione e dalla presenza di scarichi non controllati, che hanno contribuito a modificare l’equilibrio idrogeologico dell’area.

Monitoraggi e stato attuale

Le indagini geologiche e il monitoraggio strumentale eseguito nel 2000 hanno evidenziato che il fenomeno franoso è oggi in una condizione di quiescenza relativa, ma non stabilizzata. Le superfici di scorrimento, secondo i dati disponibili, raggiungono profondità comprese tra 30 e 35 metri, confermando la natura profonda e complessa del dissesto.

Elementi che, secondo i geologi, impongono una riflessione non solo sull’emergenza attuale, ma anche sulle responsabilità della pianificazione urbanistica e sulle scelte future da compiere per garantire la sicurezza della popolazione.

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