CATANIA – È passata in giudicato la sentenza con cui la Corte d’appello di Catania ha confermato la condanna del Policlinico di Catania al pagamento di 1,5 milioni di euro in favore dei genitori e dei fratellini di un bambino senegalese di sei anni, morto il 10 giugno 2019 all’interno dell’ospedale universitario del capoluogo etneo.
La Corte, con sentenza emessa il 26 novembre 2025, ha rigettato il ricorso presentato dall’azienda ospedaliera, confermando integralmente quanto già stabilito in primo grado e condannando il Policlinico anche al pagamento delle spese legali in favore dello studio legale Seminara e Associati, che ha assistito la famiglia insieme agli avvocati Seminara e Gagliano.
La vicenda clinica
Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, il piccolo era giunto al Policlinico il 10 giugno 2019 accusando forti dolori addominali e conati di vomito. Dopo circa due ore di osservazione, il bambino venne dimesso con una diagnosi di “verosimile virosi”.
Il peggioramento delle condizioni cliniche, tuttavia, spinse i genitori a riportarlo in ospedale nel pomeriggio dello stesso giorno. Anche in questa occasione, i sanitari confermarono la diagnosi iniziale e avviarono un trattamento idratante. Alcune ore dopo, il bambino morì.
La consulenza tecnica: “Colpa medica”
Determinante, nel giudizio, è stata la consulenza tecnica d’ufficio, acquisita agli atti, che ha accertato una condotta colposa dei sanitari. I periti hanno rilevato che i medici omissero ulteriori indagini diagnostiche, nonostante la presenza di segni sospetti di chetoacidosi diabetica, tra cui la presenza di chetoni nelle urine.
Inoltre, il trattamento reidratante praticato è stato definito “decisamente inferiore alle reali necessità del caso”. Secondo la consulenza, una gestione clinica corretta e tempestiva avrebbe verosimilmente evitato il decesso, considerando che la chetoacidosi diabetica è una patologia ben nota e trattabile, con percentuali di sopravvivenza superiori al 99% se affrontata adeguatamente.
Le decisioni dei giudici
In primo grado, il 12 ottobre 2024, il giudice Giovanni Cariolo aveva già riconosciuto la responsabilità del Policlinico, disponendo un risarcimento di circa un milione e mezzo di euro in favore dei genitori e dei fratelli del bambino.
La Corte d’appello, confermando integralmente quella decisione, ha reso definitiva una sentenza che rappresenta un importante precedente in materia di responsabilità sanitaria, ribadendo il principio secondo cui l’errore diagnostico e la sottovalutazione dei segnali clinici possono avere conseguenze irreversibili.
