La festa di S. Agata ha assorbito celebrazioni di culti pagani e lo studioso ragusano Emanuele Ciaceri vi intravvide caratteristiche rituali simili a quelle di Navigium Isidis (la nave di Iside) descritte da Apuleio nelle Metamorfosi. A Catania, polo commerciale fenicio-greco romano con un grande porto, il culto di Iside era diffuso, e poi fu assorbito dal cristianesimo.
Ha origini marinare anche la festa di sant’Agata, patrona di Catania. Il legame fra la festa di s. Agata e il culto di Iside può essere interpretato anche con il ritorno della vergine e martire, cioè con le sue reliquie dal mare nei pressi di Aci Castello il 17 agosto del 1126, la cui celebrazione è legata al Mundus Patet. Ciò trova un parallelo nel viaggio per mare di Iside per ricomporre il corpo del marito, che era stato smembrato da Seth. Questa tradizione marinara si riflette nella processione verso il porto, non per varare una nave, come nel rito di Iside, ma per commemorare l’arrivo miracoloso delle reliquie, con un simulacro a forma di barca che trasportava sia il busto che loscrigno, tradizione che si protrae sino alla fine dell’Ottocento. Quindi, la simbologia del vascelloaccomuna sia il Navigium Isidis che s. Agata, la quale, come Iside, è testimone di salvezza: Catania è una città marittima e la barca ne è il simbolo.
Altri elementi presenti nel Navigium Isidis e nella festa di sant’Agata, sono: il velo, i ceri, le fiaccole in processione durante il Navigium Isidis, i devoti che portano i ceri e che potrebbero essere associati ai δαδούχος (portatore di torce), cioè i sacerdoti e le sacerdotesse di Demetra e con i Misteri Eleusini, per ritrovare la retta via di navigazione. L’anno dopo la sua morte, nel 252 d.C., il vulcano Etna minacciava Catania tanto che gli abitanti, fiduciosi nel potere taumaturgico della vergine e martire Agata, presero il velo rosso che ne ricopriva (lo stesso che le era stato appoggiato sulle ferite dopo il martirio inflittole da Quinziano) e lo portarono in processione verso la colata lavica, che si arrestò miracolosamente, salvando la città. Tale velo rosso ricorda anche il Navigium Isidis, perché anche Iside è ricoperta da un velo. Inoltre, la sua forma triangolare e il colore rosso (rievocazione del cruento martirio) richiamano l’immagine di una vela spiegata al vento. Inoltre,proprio la pietra dell’agata è pure correlata con Iside, perché era considerata la pietra del Nilo, ed era protettiva e guaritrice, come le proprietà di Iside, legata all’occhio. Plinio il Vecchio ne ricorda una particolare varietà chiamata proprio Isidis Achates o Agata di Iside. Non a caso la lettera iniziale del nome della vergine e martire, cioè la “ A ”, sormonta l’elefante Eliodoro, simbolo di Catania.
Il culto di Iside fu fiorente agli inizi del Cristianesimo e spiega che nel sec. IV d.C. la festa romana di Isidis Navigium era ancora fiorente. Emanuele Ciaceri ricorda un’antica tradizione di Catania secondo la quale, anticamente, si celebrava una festa pagana in onore di una statua di donna, che stringeva al seno un bambino: in Egitto, Iside era raffigurata con in braccio il figlio Oro, anticipando proprio la tipica figura cristiana della Madonna col bambino.
In Piazza Stesicoro nell’ultimo quarto dell’Ottocento soggiornava ancora il Carro di s. Agata,usato in occasione della festa del 17 Agosto. Questo carro era trainato dai buoi e su di esso era collocata un’orchestra. Era consuetudine rifabbricarlo ogni anno con un nuovo disegno sullo stesso scheletro di legno. Con il tempo però il suo uso però venne sempre meno, fino a scomparire del tutto. Anche questo carro era una sovrapposizione del Navigium Isidis, come riflesso di un sincretismo religioso tra culti pagani, egizio-romani e cristiani: era molto elegante e finemente elaborato, aveva la caratteristica forma di nave, ornata da statue e decorazioni barocche. Il Navigium Isidis era una festa primaverile (che ricorreva il 5 marzo) dedicata a Iside Pelagia, una dea egizia della navigazione, celebrata a Roma e in centri portuali suburbicari come ad es. Catania. Consisteva in una processione dal tempio alla spiaggia, dove una nave sacra, ornata di fiori e simboli, veniva consacrata e varata in mare per propiziare la stagione marinara, come descritto da Apuleio nelle Metamorfosi. L’immagine, che alleghiamo, è di autore ignoto e mostra un carro processionale imbarcato, con ruote, torretta scolpita con angeli e santi in uno stile coerente con le descrizioni ottocentesche del fercolo di s. Agata, evoluto da quello in legno a quello in argento ma che manteneva elementi navali sino al 1872-1900, quando fu sostituito per sicurezza dei cittadini e le modernizzazioni urbane.
In conclusione il carro documenta la persistenza di riti pre-cristiani, come fu ipotizzato da Emanuele Ciaceri, che sosteneva paralleli diretti tra Iside e Agata (entrambe protettrici di marinai e tessitrici). Questo susseguirsi: processione al mare, nave sacra, primavera, suggerisce proprio ilpassaggio lineare dal paganesimo al culto agatino, rafforzato dal liotro (elefante con obelisco egizio) posto in Piazza Duomo, simbolo sincretico di Giambattista Vaccarini del 1736. Oggi il fercolo è d’argento della seconda metà del ‘900, ma l’eredità marinara persiste nei percorsi alla marina e nel saio bianco di cereriana memoria.
Il Navigium Isidis (la nave di Iside) era un rito in maschera molto festoso dedicato alla vicenda della dea Iside; ella fece risorgere il suo sposo Osiride dopo aver ritrovato, viaggiando per mari, tutte le parti del suo corpo smembrato. La celebrazione della vicenda di Iside fu diffusa nella religione romana in tutto l’impero verso il 150 d.C. la festa, che si teneva nella prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, consisteva in un corteo in maschera in cui un’imbarcazione di legno veniva ornata di omaggi floreali. Con la tradizione cattolica il Navigium Isidis è stato diviso in Pasqua e Carnevale (Carrus Navalis=processione delle maschere). Nell’originario mito egizio Iside era celebrata come simbolo del principio femminile e della sua fertilità e viaggia per i mari alla ricerca delle parti del corpo dello smembrato marito Osiride: le ritrova tutte, tranne il fallo, le ricompone e lo fa risorgere. Nel rito romano era costruita come arca un’imbarcazione di legno ornata di omaggi floreali, e veniva prima fatta trasportare dalle acque del Tevere, poi seguita dalla folla in maschera che compiva tributava riti canori. Il Navigium Isidis fu poi sostituito dalla celebrazione della resurrezione di Cristo ed la Pasqua ha mantenuto la datazione legata alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera per evitare la sovrapposizione tra Pasqua e Navigium Isidis, che fu spostato indietro di quaranta giorni e rinominato Carnevale (=Carrus navalis).
La festa del Navigium Isidis è stata quindi divisa in due dalla chiesa cattolica: la parte della resurrezione dello smembrato Osiride, che è confluita nella Pasqua; la parte della processione delle maschere, che è confluita nel Carnevale. Apuleio, nel suo romanzo Le Metamorfosi ha descritto il Navigium Isidis e pare che le Navi di Nemi dell’imperatore Caligola fossero probabilmente dedicate a questo rito, in quanto corrispondono alla descrizione di Apuleio.

