MESSINA – «Quella mattina c’ero, ero lì e ho partecipato alla sparatoria», che sarebbe nata da «un iniziale incidente». Sono le ammissioni rese da A.S., bracciante agricolo 52enne, indagato dalla Procura di Patti nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di tre cacciatori avvenuta nei boschi dei Nebrodi.
Le vittime sono i fratelli Davis e Giuseppe Pino, di 26 e 44 anni, originari di San Pier Niceto, e Antonio Gatani, 82enne di Patti, trovati senza vita il 28 gennaio scorso nelle campagne di Montagnareale, tutti con ferite da arma da fuoco.
Secondo quanto emerge da fonti giudiziarie, l’uomo avrebbe ammesso di essere stato presente e di aver preso parte alla sparatoria. Tuttavia, tali dichiarazioni non sarebbero pienamente utilizzabili sul piano processuale, poiché rese prima che il 52enne venisse formalmente indagato e in assenza di un legale, circostanza che in quel momento non era necessaria.
Successivamente, durante l’interrogatorio formale davanti al procuratore di Patti Angelo Cavallo e alla sostituta Roberta Ampolo, e alla presenza dei suoi difensori – gli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera – l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Nei prossimi giorni il 52enne, indagato per omicidio, sarà nuovamente interrogato dagli inquirenti, mentre proseguono gli accertamenti tecnici, in particolare le perizie balistiche affidate ai carabinieri del Ris.
«Speriamo che in quella sede – ha dichiarato il procuratore Cavallo, che nelle prossime settimane lascerà l’incarico a Patti per assumere la guida della Procura di Termini Imerese – l’indagato decida di rispondere alle nostre domande o fornisca una sua ricostruzione di quanto accaduto».
La Procura ritiene di avere già un quadro piuttosto chiaro della dinamica dei fatti, ricostruita sulla base degli esami balistici, dei risultati dell’autopsia e delle prime dichiarazioni rese dall’uomo. Gli inquirenti attendono ora una piena collaborazione dell’indagato per chiarire definitivamente le responsabilità e le circostanze della tragedia.
