Un risarcimento da oltre 76mila euro per i danni patrimoniali subiti dalla nave Sea Watch 3 in seguito al fermo amministrativo avvenuto a Lampedusa tra il 12 luglio e il 19 dicembre 2019. È quanto stabilito da una sentenza del Tribunale di Palermo, che ha condannato Viminale, ministeri dei Trasporti e dell’Economia e Prefettura di Agrigento a corrispondere alla ong le spese documentate e quelle legali.
La vicenda è legata al caso dell’allora comandante della nave tedesca, Carola Rackete, che il 29 giugno 2019 forzò il blocco navale imposto dal governo italiano entrando nel porto di Lampedusa per far sbarcare 42 migranti soccorsi nella zona Sar libica. Durante le manovre di attracco, l’imbarcazione entrò in contatto con una motovedetta della Guardia di finanza.
Successivamente la nave venne sottoposta a fermo amministrativo. La Sea Watch presentò opposizione al prefetto di Agrigento il 21 settembre dello stesso anno, ma non ricevette risposta. Secondo quanto previsto dalla normativa, il mancato riscontro avrebbe comportato il cosiddetto “silenzio-accoglimento”, cioè la cessazione automatica del sequestro. Nonostante ciò, l’imbarcazione rimase bloccata fino al 19 dicembre 2019, quando il Tribunale di Palermo, dopo un ricorso d’urgenza, ne ordinò la restituzione.
Dopo i fatti, Rackete fu arrestata con l’accusa di resistenza a nave da guerra, inosservanza dell’ordine di fermarsi e favoreggiamento aggravato dell’immigrazione irregolare. Nel 2021 il gip di Agrigento ha disposto l’archiviazione del procedimento penale nei suoi confronti, accogliendo la richiesta della Procura.
Le reazioni politiche
La sentenza ha riacceso lo scontro politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito la decisione «incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo», annunciando il proprio sostegno al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato duramente: «Una sentenza che lascia senza parole. Lo Stato italiano è stato condannato a risarcire la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete».
Di segno opposto la posizione dell’organizzazione. «Il risarcimento dimostra che la disobbedienza civile è protezione del diritto internazionale dagli abusi di potere», ha dichiarato la portavoce Giorgia Linardi, sottolineando come la ong continuerà le proprie attività di soccorso nel Mediterraneo.
Revocato il fermo della Sea Watch 5
Nelle stesse ore, il Tribunale di Catania ha revocato il fermo amministrativo di 15 giorni e la relativa multa disposti nei confronti della Sea Watch 5. La decisione riguarda il salvataggio di 18 persone, tra cui due bambini, avvenuto il 25 gennaio scorso in acque internazionali nella zona Sar libica, con successiva assegnazione del porto sicuro di Catania.
Secondo la ong, la sanzione era stata applicata per la mancata comunicazione alle autorità libiche delle operazioni di soccorso. «Presto torneremo nel Mediterraneo», ha fatto sapere Sea Watch.
La doppia pronuncia dei tribunali di Palermo e Catania riporta al centro del dibattito nazionale il tema delle ong e delle politiche migratorie italiane, riaccendendo un confronto che resta tra i più divisivi nel panorama politico.

