Sanità e mafia, l’abbraccio mortale: a Palermo dirigenti indagati e baci ai boss. Nel mirino il manager Iacolino

Sanità e mafia, l'abbraccio mortale: a Palermo dirigenti indagati e baci ai boss. Nel mirino il manager Iacolino

Inchiesta della Procura di Palermo sulle infiltrazioni mafiose

Arriva ai vertici della sanità siciliana l’ultima indagine della Procura di Palermo, che racconta un sistema di presunte infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa regionale.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dal pm Gianluca De Leo, parte da presunte mazzette pagate da un boss agrigentino a un potente dirigente dell’assessorato alle Infrastrutture e arriva fino al coinvolgimento di Salvatore Iacolino, manager della sanità siciliana ed ex europarlamentare del Pdl, da appena una settimana designato alla guida del Policlinico di Messina.

Arrestati Teresi e il boss Vetro

Questa mattina sono stati arrestati:

  • Giancarlo Teresi, dirigente regionale già coinvolto in passato in un’inchiesta per tangenti

  • Carmelo Vetro, capomafia di Favara.

A Salvatore Iacolino è stato invece notificato un invito a comparire davanti ai magistrati venerdì prossimo per rendere interrogatorio, insieme a un decreto di perquisizione.

Durante le verifiche nella sua abitazione sarebbero stati trovati circa 90 mila euro in contanti.

Un sistema di tangenti e favori negli appalti

L’indagine, ricostruita anche grazie a intercettazioni ambientali, descriverebbe un sistema di presunte tangenti e favori negli appalti pubblici.

Secondo gli investigatori, Teresi avrebbe per lungo tempo “asservito la propria funzione” agli interessi privati del boss Carmelo Vetro, ricevendo almeno tre tangenti tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno.

Nel mirino degli investigatori sono finiti diversi lavori pubblici legati a:

  • bonifiche ambientali

  • dragaggi

  • ripascimenti costieri

nei porti di:

  • Marinella di Selinunte

  • Scicli–Donnalucata

  • Terrasini.

Secondo l’accusa, il dirigente avrebbe favorito la società An.Sa Ambiente srl, gestita occultamente da Vetro e operante nel settore della intermediazione e commercio dei rifiuti, consentendo al boss di aggirare le interdittive antimafia e continuare l’attività imprenditoriale.

Coinvolti imprenditori e collaboratori

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche:

  • Salvatore Vetro, fratello del boss

  • Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società

  • Giovanni Aveni, imprenditore.

Per loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto interrogatori preventivi, al termine dei quali verrà valutata l’eventuale applicazione di misure cautelari.

Le accuse nei confronti di Iacolino

Secondo la Procura, anche Salvatore Iacolino avrebbe sostenuto gli interessi economici del capomafia e dei suoi collaboratori.

In particolare, gli investigatori ipotizzano che il manager avrebbe:

  • fornito informazioni su procedure amministrative in corso

  • favorito incontri con funzionari regionali di alto livello.

Tra i nomi citati negli atti dell’indagine figurerebbero:

  • il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì

  • la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso

  • il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina.

In cambio, secondo l’accusa, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni per persone a lui vicine.

Dimissioni immediate dal Policlinico di Messina

Dopo le perquisizioni, Salvatore Iacolino ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato dall’incarico di direttore generale dell’Azienda ospedaliera universitaria Policlinico di Messina, ruolo che ricopriva da appena una settimana.

La decisione è arrivata mentre la giunta regionale, riunita in seduta straordinaria su proposta dell’assessore alla Salute Daniela Faraoni, aveva deliberato la sospensione del manager e l’avvio della procedura di revoca della nomina.

La difesa: «Accuse ingiuste e infamanti»

I legali dell’indagato, Arnaldo Faro e Giuseppe Li Peri, hanno diffuso una nota in cui il loro assistito si dice «fortemente sorpreso dalle accuse ingiuste e infamanti».

«Salvatore Iacolino – spiegano gli avvocati – si dichiara totalmente estraneo alle contestazioni ricevute e conferma la piena fiducia nella magistratura».

La decisione di dimettersi, spiegano i difensori, è stata presa «per garantire la massima trasparenza nei confronti dell’istituzione rappresentata».

Le indagini della Procura di Palermo proseguono per chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

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