CATANIA – È indagato per stalking e revenge porn, ma non può essere rinviato a giudizio perché residente all’estero e destinatario di un provvedimento di espulsione. Una condizione che, secondo la Procura di Catania, farebbe venir meno il pericolo di reiterazione del reato.
Per questo motivo i magistrati avevano chiesto una prima volta l’archiviazione dell’inchiesta. Una richiesta che è stata però rigettata dal giudice per l’udienza preliminare (gup), accogliendo l’opposizione presentata dal legale della vittima, l’avvocato Biagio Scibilia. Nelle scorse settimane il penalista ha inoltre depositato un’integrazione alla denuncia della donna.
A ricostruire la vicenda è il sito La Sicilia, che riporta anche la posizione del difensore: «La norma non può essere applicata per i reati informatici, in quanto la condotta criminale può continuare da qualsiasi parte del pianeta». E aggiunge: «Se lo stalker si trova all’estero la vittima, quindi, resta senza tutela?».
📱 La relazione e le minacce
Al centro della vicenda vi è una breve relazione sentimentale tra la vittima e un cittadino egiziano, durante la quale i due avrebbero condiviso momenti di intimità anche attraverso videochiamate.
Secondo quanto denunciato dalla donna, quelle immagini sarebbero poi diventate uno strumento di ricatto dopo la fine del rapporto. L’uomo avrebbe iniziato a diffondere foto intime della ex compagna su piattaforme digitali, creando anche profili falsi.
Non solo: i contenuti sarebbero stati inviati ad amici e conoscenti della vittima, oltre che diffusi all’interno di gruppi social legati a locali e discoteche.
⚠️ Minacce e escalation
La situazione sarebbe degenerata ulteriormente con minacce di morte nei confronti della donna. L’indagato avrebbe anche minacciato di affiggere immagini intime davanti alla scuola frequentata dai figli della vittima.
Un quadro che, secondo la difesa, dimostrerebbe la persistenza del pericolo, indipendentemente dalla presenza fisica dell’uomo sul territorio italiano.
La vicenda riapre il dibattito sulla tutela delle vittime nei casi di reati digitali e sulla possibilità di perseguire efficacemente chi agisce dall’estero.

