Sigonella, l’Italia nega l’uso agli Usa: Crosetto ferma voli diretti in Medio Oriente
ROMA – L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella per operazioni aeree dirette verso il Medio Oriente. L’episodio, avvenuto nei giorni scorsi, è stato riportato dal Corriere della Sera e confermato da fonti informate.
Il diniego sarebbe stato disposto dal ministro della Difesa Guido Crosetto dopo aver appreso del piano di volo di alcuni asset aerei statunitensi. Gli aeromobili, già in volo, prevedevano uno scalo nella base siciliana per poi proseguire verso scenari operativi mediorientali.
Secondo quanto ricostruito, nessuna autorizzazione preventiva era stata richiesta alle autorità italiane né ai vertici militari nazionali. Il piano di volo sarebbe stato comunicato solo a operazioni già avviate. Le verifiche successive avrebbero inoltre evidenziato che non si trattava di voli di natura logistica o ordinaria, e quindi non rientranti nelle attività previste dagli accordi bilaterali vigenti tra Italia e Stati Uniti.
Le regole del 1954 e il chiarimento di Crosetto
Il caso ha sollevato immediatamente un dibattito politico e istituzionale. Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto ha voluto chiarire la posizione italiana attraverso un messaggio pubblicato su X:
«Voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi».
Un riferimento diretto agli accordi che regolano la presenza militare statunitense nel nostro Paese e che prevedono procedure precise per l’utilizzo delle basi condivise.
Le reazioni politiche
Sulla vicenda è intervenuto anche Anthony Barbagallo, deputato del Partito Democratico e segretario regionale in Sicilia, che chiede chiarimenti immediati:
«Alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore e delle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è necessario e urgente che il Governo riferisca con chiarezza in Parlamento su quanto sta realmente accadendo. Già in data 25 marzo avevamo formalmente richiesto un’informativa, evidenziando come, nella settimana precedente, si fossero verificate operazioni che lasciavano intendere un diretto coinvolgimento del nostro Paese in attività non riconducibili a mere funzioni logistiche o di supporto».
Il caso Sigonella riaccende così il dibattito sul ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e sulle modalità di utilizzo delle basi militari condivise, soprattutto in scenari di crisi internazionale.

