Adrano, Umberto Lanza e il laboratorio “Poesia arte dell’anima”: centro di gravità della biblioteca comunale

Adrano, Umberto Lanza e il laboratorio “Poesia arte dell’anima”: centro di gravità della biblioteca comunale

Il laboratorio di poesia “Poesia arte dell’anima”, che aprirà i suoi battenti con il primo incontro del 23 aprile, non è soltanto uno dei tasselli del centenario della Biblioteca comunale di Adrano. È il suo centro di gravità permanente. In questo centro che attira a sé pur muovendosi in continuazione c’è il professor Umberto Lanza, l’uomo chiamato a trasformare il silenzio tra gli scaffali in un luogo dove la parola si forgia. Una scelta fatta di anima: tra la biblioteca e Lanza esiste infatti un legame profondo, un rapporto di stima e collaborazione che negli anni si è consolidato, rendendo il professore una figura di casa tra queste mura. In un luogo che ha attraversato un secolo di storia, la proposta poetica si immette come atto di puro coraggio: non insegnare la poesia, ma sorprenderla tra le pieghe della quotidianità.
Attorno alla visione del professore Lanza si muove una macchina organizzativa che vede l’amministrazione comunale, con l’Assessore alla Cultura Salvo Italia e la Dirigente responsabile della biblioteca Agata Rosano, determinati a rendere la biblioteca un polo ricco di dinamismo. Sinergia che trova il suo braccio operativo nell’infinita dedizione delle sorelle Francesca e Annamaria Palermo, le operatrici bibliotecarie che rappresentano delle vere colonne portanti di questa realtà. Senza il loro supporto costante e la loro profonda conoscenza di questo “corpo vivo”, eventi di tale profondità e ricchezza culturale resterebbero solo idee incompiute.

A dare linfa visiva e operativa a questo fermento sono anche i ragazzi del Servizio Civile. Il loro impegno straordinario è diventato anche firma creativa, come dimostra la locandina realizzata specificamente per l’evento: un trittico veristico che mette insieme i volti di Pier Paolo Pasolini, Salvatore Quasimodo e Alda Merini. Sguardi carichi di storia, che sembrano invitare i partecipanti a non essere spaventati dalla possibilità di mettere a nudo la propria verità.

Proprio in questo clima di attesa, il Corriere Etneo ha avuto modo di dialogare con il professor Umberto Lanza. Un incontro totale con il significato profondo della poesia.
“Il progetto – spiega il professore – nasce come una riflessione proprio sull’uso della parola che i ragazzi hanno un po’ dimenticato. È la parola che raggiunge l’anima attraverso la poesia, la parola che deve emozionare chi legge, esternare tutto quello che ai giorni nostri non si esterna più”. In un’epoca di comunicazione frammentata l’obiettivo è anche una sorta di rito di riappropriazione del linguaggio perduto”.
Il primo atto di questa operazione interiore si intitola “Le parole non dette”. Il focus, chiarisce Lanza, sarà tutto incentrato su ciò che resta nascosto: “Verterà sulle parole che rimangono dentro di noi, sarà una sorta di introspezione, un mettersi in gioco sul senso della parola poco usata”. Un esercizio di scavo interiore che prepara il terreno per il secondo appuntamento, il 14 maggio, significativamente intitolato “Anima”. Qui, l’indagine si sposta sulla figura di Alda Merini e sulla sua straordinaria sensibilità: “questa anima che come un soffio si intrica con la poesia… una donna che mi ha segnato tantissimo”.
Il percorso si snoda poi verso il terzo incontro, il 21 maggio, che riprende il titolo del futuro libro di poesie del professore: “Poesia arte dell’anima”. Sarà il momento del dono, la fase in cui il sentimento si libera da ogni barriera protettiva per sprigionarsi in tutta la sua essenza: “verterà proprio sul saper donare l’arte ai nostri sentimenti”. Ma il cerchio non potrebbe chiudersi senza un omaggio alle radici e alla memoria storica di Adrano. L’ultimo incontro, il 28 maggio, sarà infatti un tributo a Mariella Murisciano, poetessa adranita classe 1933 e scrittrice ipovedente. Per Lanza, un’altra figura fondamentale: “una musa ispiratrice… una poetessa che utilizza molto gli acrostici…un monumento del mondo poetico a cui mi sono ispirato”.
Ma la parola, in questo laboratorio, non camminerà mai da sola. Sarà avvolta da una trama sonora che ne amplificherà l’impatto emotivo: “Ogni incontro sarà accompagnato da musiche dal vivo grazie anche al contributo dei ragazzi del servizio civile. Antonio Di Primo suonerà la chitarra ma ci potrebbe essere anche la suggestione unica delle campane Tibetane”. Un connubio tra verso e nota che creerà uno spazio dove tutto si ferma per accogliere le vibrazioni dell’anima.

Per Umberto Lanza, la poesia è una necessità dello spirito. Quando gli si chiede quanto l’atto di scrivere sia legato al bisogno di “buttare fuori”, la sua risposta è chiara: “la poesia per me è innanzitutto importante come cura… I grandi poeti hanno saputo esternare sentimenti che sono rimasti eterni… qualunque cosa una persona possa esternare deve farlo… la poesia deve essere libertà di poter spaziare la propria interiorità.” Il bisogno di una liberazione che passa attraverso il verso poetico.
Eppure, spesso persiste il pregiudizio di una poesia percepita come qualcosa di polveroso e ormai superato dalla velocità del digitale e dalla tecnologia contemporanea. Il professore Lanza non si arrende e fa riferimento alla sua lunga esperienza sul campo: “in ogni scuola dove ho insegnato i dirigenti mi hanno sempre fatto fare questo laboratorio… a volte ho pensato che sarebbe stato impossibile invece, sempre, tutti i ragazzi hanno scoperto qualcosa che non conoscevano!” È la prova che la scintilla poetica non si è mai spenta, è solo rimasta sepolta sotto gli strati di una comunicazione in rapido cambiamento. Il titolo “Poesia arte dell’anima”, diventa allora un manifesto: “la nostra anima è un’opera d’arte… è tutto concatenato, anima con cuore…. io vorrei dare arte a quello che sta diventando obsoleto e superato.”
Qui la conversazione si arricchisce della prospettiva di Francesca Palermo, che porta il discorso su un piano collettivo e sociologico. Per l’operatrice bibliotecaria, l’individuo non è un’isola e anche quando scrive confina con altre anime: “io mi accorgo dalla mia esperienza che il sociale è arte… si coglie l’unicità in una moltitudine di casi, i grandi ci sono stati, però l’evoluzione ci ha resi tutti grandi… l’anima di ognuno di noi è un’opera d’arte ma noi siamo anche sociali e non possiamo astrarci da questa comunità.” Una riflessione significativa sulla natura dell’essere umano: “anche se la poesia si attacca molto agli esseri soli… questa forza sta proprio nell’umanità che abbiamo dentro che ci fa soffrire ma che poi in maniera unica riusciamo ad elaborare facendo un ritratto proprio e specifico di quello che è l’essere umano. Credo che la sociologia delle arti sia importante… I linguaggi e le rivoluzioni impattano nel sociale creando una varietà umana di geni che spesso restano nascosti. L’arte accomuna una diversificazione di atteggiamenti e si intensifica grazie alla forza del sociale.”

La scrittura, per Umberto Lanza, è anche il grimaldello per scardinare l’isolamento. Scrivere una poesia è un ponte verso l’altro: “quando si tratta di tematiche importanti e delicate è importante capire che non si è soli ed uscire dalla solitudine”. È questo che il professore si aspetta dai partecipanti che varcheranno la soglia di via San Pietro: “Mi aspetto che possa essere ispirato qualcosa di non detto… una volta una mia ex alunna mi ha detto una cosa che non aveva mai detto e che teneva nascosta da tempo… mi ha ringraziato profondamente per questo”.
A chi pensa di “non essere capace” o di “non avere nulla da dire”, Lanza risponde con la pazienza di chi sa che l’anima ha solo bisogno dei giusti stimoli: “a volte capita ma poi metto sempre tutti a loro agio… e finora tutti hanno tirato fuori almeno un piccolo aforisma aiutati anche dalla musica che ha stimolato le loro anime”.

Ma dove ha origine l’urgenza poetica nel docente? La scintilla è arrivata dalla vita vera, nel 2013, grazie a un’amica medico che seppe leggere oltre le righe di un suo aforisma e lo spinse a continuare. Da lì, un percorso fatto di muse celebri e affetti speciali. “Fondamentali sono anche i miei animali come fonti di ispirazione e la mia musa Alda Merini. L’ultima cosa che ho buttato fuori sono degli aforismi sulla pace e il perdono. Quello che penso quando sono giù, quello che davvero mi rende libero sono gli aforismi della Merini e poi ancora gli animali che mi hanno salvato la vita”. Una gratitudine che è diventata un’opera, dedicata a Diana, un cane affidatogli da un frate: “un rapporto, una dedica che mi ha curato l’anima”.
Per Lanza “la poesia deve offrirsi come dono, silenziosamente, per andare a colorare infiniti orizzonti”. E se deve scegliere tra la perfezione formale e l’emozione, non ha dubbi: sceglie la seconda, quella piena di difetti ma stracolma di verità, perché solo così può “poter essere di tutti”. L’invito che il professore rivolge a tutti noi per il laboratorio del 23 aprile è: “Mettersi in gioco con sé stessi per poter dire ciò che non si è mai detto… è come guardarsi allo specchio”.
Il professore Lanza ha dedicato un aforisma alla biblioteca e ai suoi cento anni: “Se la scrittura è libertà, la tua anima è un dono”. Un manifesto necessario per restituire finalmente splendore e dignità alla poesia e per iniziare a tirar fuori tutte quelle emozioni che troppo spesso abbiamo lasciato sopite.

Riguardo l'autore Federico Dilillo

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