Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria strada

Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria strada

La strada, come sempre, ci offre la possibilità di riflettere su cosa siamo, sull’orizzonte che immaginiamo e misura ogni cosa. La strada è metafora della vita, un sentiero sconosciuto che ci permette di condividerlo con tanta gente, per un tratto, all’improvviso, per sempre. viviamo lungo un sentiero affollato e qualche volta in totale solitudine. Abbiamo sentito i sassi sotto i passi, il fango che penetra nel corpo, il sole accecante che brucia la pelle e trovato sorgenti e deserti, foreste e pascoli, selciati di marmo e di sabbia.

Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria stradaOgni passo è uno sguardo nuovo, una prospettiva che cambia inquadratura. In lontananza c’è un tramonto, un’alba, un dirupo, un ponte. E lungo il cammino si tengono stringono mani, si narrano leggende, si scoprono mondi. La nostra vita è una strada. Non dobbiamo avere paura di percorrerla fino in fondo, non dobbiamo temere le salite, le diramazioni, l’arrivo o la perdita di qualcuno. Durante questo viaggio, tra campagne e città, tra memoria e modernità, tra emozione e apatia, c’è la possibilità di trovare un suono, un fiore, una foglia bagnata dalla rugiada, che giustifica ogni fatica.

Incontreremo giullari, assassini, furfanti, traditori, ma anche uomini e donne di pace, di gioia e di bellezza. Non sarà facile riconoscerli, hanno tutti una maschera. Ma vale comunque la pena di viaggiare con dentro la bisaccia una pagnotta di pane, un pezzo di formaggio, dell’acqua e poco vino ma soprattutto dentro la nostra sacca ci deve essere la curiosità, la voglia di capire, di conoscere, di esplorare. Il desiderio di indagare il cosmo, le sue infinite curvature, la persistenza del divino, le ragioni della forma in ogni cosa, del pensiero imperscrutabile degli uomini e di tutte le creature viventi che vivono questo pianeta da prima di noi.

Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria stradaLungo il cammino, siamo messi alla prova, dobbiamo misurare le nostre fragilità, superare le nostre paure, i nostri demoni. Come la fretta, l’ansia, la voracità, l’invidia per chi ci ha preceduti o per chi verrà. Capiremo lungo la strada, se siamo disposti a condividere il pane e l’acqua, capiremo giorno per giorno se siamo diventati uomini oppure diavoli. E quando lo scopriremo non sarà per sempre, perchéla strada non è mai uguale tutti i giorni. Perderemo qualcosa, guadagneremo altro, ma sempre rimanendo liberi, lasciando liberi, sorridendo agli altri come fosse una carezza.

La strada, il sentiero, la fontana, la sorgente, piazze e cattedrali, il sole dietro le montagne, il mare senza fine, le voci dei bambini e delle bombe sulla gente, quella gente che viaggia in un sentiero oscuro. Le strade uniscono, connettono, legano: popoli e culture. Iniziamo e finiamo, cambiamo strade e continuiamo, verso nuove mete, verso quella Itaca che portiamo nel cuore e nella mente. Bramosi di scoprire, consapevoli di aver vissuto, governatori di mappe.

Siamo resilienti, caparbi, curiosi, siamo viaggiatori. Abbiamo tutti una meta, forse anche due. vogliamo diventare qualcosa, lasciare un segno, essere ricordati tracciare nuove carte per navigare ancora –perché la vera morte è la dimenticanza. Nella nostra mente c’è ancora il ricordo di quelle mani che ci tenevano lungo la strada, quelle dei nonni, dei padri e delle madri, dei compagni di scuola, dei primi amori e di quelli di oggi. Camminare insieme, da soli, in silenzio, cantando, verso una chiesa, un tempio, un teatro, un altare, una tomba, un cipresso secolare, un campo di grano e una vigna.

Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria stradaMa lungo la strada possiamo fermarci a guardare, quelli che passano davanti ai nostri occhi. Possiamo farlo senza essere visti, per capire ancora una volta, per guardarci allo specchio, per ricordare, per sognare. Osservare ed essere osservati, da dietro un albero, una siepe, una finestra. Osservare e studiare. Pensare e capire. E in questo tempo di sospensione dell’anima, trovare gli strumenti per rappresentare ogni cosa, scrivendo, disegnando. Immersi in una colonna sonora che sembra venire da lontano, dentro una danza che ci ricorda Matisse.

Antiche vie, Fabarie, Francigene, della transumanza, vie sacre esegrete. Oggi in Sicilia si cammina ovunque, verso tante mete, un esercito di uomini e donne che celebrano questa liturgia millenaria. Siamo viaggiatori nel tempo e nello spazio. Abbiamo sacralizzato ogni luogo elevandolo a paesaggio. Abbiamo segnato ogni sentiero con monasteri, croci, sculture titaniche, mille leggende fantastiche. Oggi siamo in cammino per la Pace, per la dignità umana, per la bellezza, per il pianeta, per le nostre nuove generazioni.

San Paolo, San Giacomo, San Francesco, uomini santi in cammino. Muoversi è libertà, guardare è conoscenza, agire è intraprendenza, fermarsi è saggezza. Un sorso d’acqua, un pezzo di pane, la freschezza di un frutto colto dall’albero. Lasciamo qualcuno, riprendiamo a viaggiare, senza rimpianti, ci portiamo dietro le cose più belle, i ricordi più vivi, le avventure più spericolate, ma continuiamo a viaggiare. C’è una teologia del cammino che gli scout conoscono molto bene, c’è una magia che scorre sotto le nostre scarpe, che passo dopo passo, arricchiscono la nostra vita, fino alla fine, qualunque fine in qualunque momento. Siamo Ulisse, Nessuno, il viaggio, il vento, l’orizzonte e la scoperta. Siamo la strada che abbiamo vissuto e che vivremo ancora, non importa dove, ma verso quale meta.

Tramonti e albe, mani strette e leggende narrate: perché vale la pena percorrere la propria strada

Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

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