Paternò, l’oscillazione perpetua: nascondimento e svelamento a Hybla Major

Paternò, l’oscillazione perpetua: nascondimento e svelamento a Hybla Major

Ogni comunità ha una storia da raccontare. Forse più di una storia. Spesso la narrazione è una colonizzazione, una necessità politica e culturale. Si parla spesso di eroi, di figure leggendarie di periodi d’oro e di ricchezza. Costruiamo intorno a loro ogni possibile curvatura fino a piegare ogni verità. Omettiamo qualcosa, nascondiamo i fatti, usiamo gli strumenti della superstizione e dell’inganno per rafforzare l’idea dominante e spesso comoda.

Ma le storie riemergono, anche se sepolte, ritrovano la via come l’acqua sotterranea che sgorga dalla sorgente. Perché le comunità e alcuni uomini lasciano le tracce, segnano le pietre, nascondono gli indizi ma lo fanno nella speranza della riscoperta. Si determina in questo modo un’oscillazione perpetua tra il nascondimento e lo svelamento. Tra il ritrovamento e il seppellimento. Una battaglia senza fine, tra opposte fazioni che nascondono ogni intendimento dietro stoffe e maschere.

Oggi, la città di Hybla Major, la Paternò dei tempi moderni è il teatro di questa battaglia. Forse come in altre città, lo scontro è titanico, secolare, misterico. Carico di pregiudizi, di maliziosità e di segreti. Un continuo inseguire la dicotomia tra bianco e nero, tra rosso e azzurro, tra fuoco e acqua, tra valle e montagna, tra paganesimo e cristianesimo. Segni, ridondanze semantiche, stendardi, emblemi, forme e blasoni. Una santa Barbara di fuochi pirotecnici che svelano gli artefici nel tempo e nello spazio.

Cavalieri, sacerdoti, principi, notai, dei e santi, indovini e babbani. Dalla notte dei tempi fino ad oggi. Senza interruzione. Cambiano le forme della rappresentazione, gli interpreti, i modi e le strategie ma c’è chi scopre e chi copre, da sempre. in quel territorio culturale e antropologico che è il limite, il confine, il margine, il bordo, tra due opposte fazioni. Ma il tempo della battaglia sommersa volge alla fine.

Paternò, l’oscillazione perpetua: nascondimento e svelamento a Hybla MajorNel XXI secolo è necessario ritrovare il senso della storia di questo territorio, completare quel “quadro delle conoscenze” che manca da tanto. Per uscire da un certo medioevo culturale, dai dogmi, dalle colonizzazioni culturali. Studiare e svelare le storie e non rappresentare solo una parte romanticizzata di essa. Attraverso un approccio sistemico e organico, che usa le fonti per definire una possibile complessità storica. Non si tratta di esplorare una disciplina in particolare ma tutte simultaneamente. E in questa città di confine –Hybla Major, Paternò – è possibile ancora cercare, scavare, indagare, rimettere tutto in discussione. Smontare gli stereotipi di una narrazione storica confezionata altrove.

In tanti si chiedono perché? Una domanda ricorrente, al punto di sembrare surreale. Quali ragioni hanno determinato il nascondimento? Perché c’è la necessità di virare la storia in altre direzioni? Perché ci si ostina a evitare l’approfondimento di certi argomenti? Orgoglio e narcisismo intellettuale? Sembra una motivazione troppo debole. Perché ogni nuova scoperta deve essere nascosta, vaporizzata, sminuita? Sono domande ancora aperte, inesplorate.

Paternò, l’oscillazione perpetua: nascondimento e svelamento a Hybla MajorPer queste ragioni, l’Acropoli di Hybla Major a Paternò è la protagonista di una passeggiata-trekking organizzata dall’Archeoclub d’Italia sede Ibla major, dalla sezione di Catania dell’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, dal Kiwanis di Paternò e dall’Associazione dei cantastorie Ciccio Busacca. L’appuntamento è oggi, domenica 19 aprile alle 9.30 in piazza Umberto I a Paternò per poi raggiungere l’acropoli lungo le vie del borgo antico.

Hybla/Parthenos. La città sacra, dal paganesimo al cristianesimo. Geografie, paesaggi, arte e architettura. Sono i temi e gli aspetti che verranno narrati lungo il percorso tra segni e testimonianze che affiorano dalla memoria. Un viaggio informale, tra i resti di una città scomparsa che ha cambiato nome misteriosamente. Torri, chiese, conventi, antiche strade, acquedotti nascosti, il cimitero monumentale che nasconde un segreto e i resti di un vulcano che domina il fiume e l’Etna. All’ombra di Hybla, Demetra e Maria.

Sarà un modo per stare insieme, per condividere un progetto di rigenerazione della memoria, per guardare diversamente uno dei luoghi meno conosciuti della Sicilia. Una passeggiata per tutti, per ogni età, per curiosare e scoprire. Un progetto culturale voluto da Angelo Perri, Grazia Arena, Vito Palumbo e Francesca Busacca, presidenti delle associazioni che hanno permesso tutto questo.

Paternò, l’oscillazione perpetua: nascondimento e svelamento a Hybla MajorÈ l’inizio di una nuova condivisione? Abbiamo bisogno di narrare l’invisibile. Trovare nuove relazioni, corrispondenze, non si tratta di giocare a guardie e ladri, oppure di difendere bigottismi gotici. Il tema è quello di restituire l’identità a una comunità che ne possiede il patrimonio e non può più tacere. Quell’identità che restituisce dignità e collocazione nel più ampio spazio geografico siciliano. Forse lo strumento per uscire da un isolamento – spesso – strumentale e comodo per tanti. Per rompere quel recinto culturale che ci rende isolati e invisibili.

Tranne per colpevolizzare platealmente tutti quelli che provano a offrire strumenti di riscatto, economici, normativi e culturali. Se qualcuno si sforza di dare un contributo – come fanno tutti per le loro comunità – viene demonizzato anche a mezzo stampa. Ancora ricordo il paradosso di un finanziamento finalizzato a eseguire gli scavi archeologici sull’acropoli di Hybla Major e le rezioni di “taluni”(dalla scala locale a quella regionale) che gridavano allo scandalo, come se fosse un’ingiustizia. La vera colpa era di aver pensato che era venuto il momento di studiare una volta per tutti una città dimenticata. Una grave colpa per i politici e gli studiosi. Chissà se vedremo mai quei fondi? Qualcuno sorride compiaciuto e sostiene quella stampa che ha la necessità di demonizzare il rapporto tra politica e territorio,in questo territorio. Non negli altri. Ma godiamoci la passeggiata di domenica mattina per adesso. La battaglia è solo all’inizio.

Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

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