ROMA – Squadra di governo completata e maggioranza ricompattata. La premier Giorgia Meloni ha chiuso il riassetto dell’esecutivo con la nomina di cinque nuovi sottosegretari, mantenendo gli equilibri tra le forze di coalizione, con un “sacrificio” di Fratelli d’Italia che ha ceduto una casella a Forza Italia.
⚖️ Nodi aperti: Consob e Antitrust
Resta però aperta la partita delle autorità indipendenti. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito:
«Bisogna risolvere a brevissimo la questione Consob, insieme all’Antitrust che scade il 4 maggio».
Tra i nomi in campo spicca quello del sottosegretario Federico Freni, sostenuto dalla Lega, anche se non mancano perplessità – soprattutto da parte di Forza Italia – legate a possibili conflitti di interesse.
Per l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in uscita il presidente Roberto Rustichelli, si ipotizza proprio Freni, mentre per la Consob resta in corsa Federico Cornelli.
🔄 Nuovi sottosegretari: gli equilibri della maggioranza
Con il rimpasto si chiude la fase di sostituzione delle caselle rimaste vacanti dopo il passo indietro di Andrea Delmastro e la nomina a ministro del Turismo di Gianmarco Mazzi al posto di Daniela Santanchè.
Tra i nuovi ingressi:
- Giampiero Cannella alla Cultura
- Alberto Balboni alla Giustizia
Cannella, vicesindaco di Palermo, era il primo dei non eletti di FdI in Sicilia alle ultime politiche, mentre Balboni lascia vacante la presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato.
🏛️ Effetti a catena in Parlamento
Per la successione in commissione si fa strada il nome del senatore Andrea De Priamo, anche se resta aperta l’ipotesi di una doppia presidenza o di ulteriori rimpasti interni.
🤝 Gli altri partiti
Nessuna sorpresa per le altre nomine:
- Noi Moderati indica Massimo Dell’Utri alla Farnesina
- la Lega sostituisce Massimo Bitonci con la senatrice Mara Bizzotto
⏳ Una fase politica delicata
Il riassetto arriva dopo le tensioni seguite alla recente tornata referendaria e mira a rafforzare la stabilità del governo, mantenendo però aperti dossier cruciali come le nomine nelle autorità indipendenti.

