Ad Adrano lo sport ha un nome impregnato di cielo e cemento: la Polisportiva Aquile. Non è una semplice società sportiva ma un baluardo di sudore ed emozioni che affonda le sue radici nel basket degli anni 80′. Un’entità in cui non si insegna solo a vincere ma si insegna a esistere e ad abbracciare i concetti di cooperazione ed amicizia.
Dietro il simbolo delle Aquile c’è un’architettura fatta di persone. Al comando il presidente Mauro Bascetta, supportato dai dirigenti — Elide Currao, Matteo Tropea, Salvo Demasi — e dai nuovi innesti Dino Demasi, Edoardo Bascetta e l’allenatore Tamas Varga.
L’origine di tutto è il basket, per poi esplodere in una costellazione di discipline: il tennis gestito da Pietro Scalisi, la pallavolo gestita da Maria Pia La Mela e il neonato settore ping pong condotto da Davide Moschitta. Un’offerta che si completa con lo spazio palestra per atleti e famiglie e la collaborazione con la danza della storica scuola Athenea guidata da Giorgio Bascetta e Pina Pellegriti.
Il set della polisportiva si divide in due: il lavoro quotidiano all’Istituto Banchina e il palcoscenico della competizione alla Tensostruttura della Villa Comunale. L’obiettivo è chiaro: creare un centro sportivo il cui cardine siano anche la cura del benessere e del corpo della persona.
Il Corriere Etneo ha incontrato il presidente Mauro Bascetta. Che ci ha portato in un racconto intriso di storia, emozioni ma anche di chicche estremamente divertenti.
“Le Aquile Adrano Basket sono nate nel 1980. È tra le società più longeve che abbiamo ad Adrano. Tutto è partito con i professori Sanfilippo, Di Primo e Bascetta che hanno costituito la società”. I traguardi più pesanti: la promozione in Serie C nel 2006 o il trionfo del 2018 nel campionato di Serie D con una squadra fatta all’80% da giocatori locali.
Mauro entra in scena come dirigente nel 2020. Il suo è un subentro nel segno della continuità ma anche della sfida: “Abbiamo vinto il campionato di Serie D di nuovo nel 2022 con lo stesso gruppo storico del 2018. Proprio un ‘The Last Dance’ alla Michael Jordan. Il mio principale obiettivo è sempre stato quello di non far morire il movimento”.
Ma la vittoria di oggi non si misura solo con i punti segnati e i campionati vinti: “Quello che è cambiato nella gestione è proprio l’importanza che riserviamo ai giovani. Dall’esterno molti pensano che bisogna avere solo risultati, vincere il campionato con stranieri strapagati che non ci darebbero vere opportunità di crescita. Solo nel basket partecipiamo a otto campionati giovanili, dagli scoiattoli ai ragazzi vent’enni”.
Una missione che va oltre il campo e che si arricchisce di identità sociale: “Aiutare i ragazzi aiuta anche a livello sociale, imparano il senso di appartenenza a un gruppo. Oggi troppi ragazzi non sentendosi abbastanza stimolati spesso abbandonano. Noi possiamo aumentare l’impegno sportivo: è importante che i ragazzi lo prendano come un impegno serio”.
Il volo delle Aquile non è sempre stato sopra un cielo sereno. Ci sono stati i periodi bui, dove la burocrazia e il disinteresse hanno fatto più male di perdere una partita su un campo sportivo. Sotto questo punto di vista, Mauro è senza filtri: “Abbiamo avuto tanti periodi bui da quando io ho preso la società. Abbiamo preso in gestione la San Giorgio Gualtieri e l’abbiamo sistemata a spese nostre. L’amministrazione ci ha allontanato dicendo che avrebbero dovuto costruire nuovi campi. Oggi è completamente dismessa. Un periodo bruttissimo perché avevo un infortunio al ginocchio, avevo otto campionati da gestire e abbiamo dovuto giocare tutte le partite in trasferta, pure le partite che avremmo appunto dovuto giocare in casa. Riuscire a concludere e gestire quegli otto campionati è stata un’impresa da professionisti. Oggi fortunatamente abbiamo più tranquillità grazie all’istitutoBranchina e alla Tensostruttura. A ciò si aggiunge la nostra volontà di avere una struttura privata per noi. Abbiamo comprato il terreno e presentato il progetto al comune che ad oggi è approvato ma senza schema di convenzione siamo costretti a ricorsi per ottenere la presentazione di questo schema che darebbe il via ai lavori. L’ostacolare i giovani è un grande problema, uno dei motivi per cui spesso Adrano non è andata avanti.”
Nonostante queste cicatrici, la visione del futuro resta chiara e strategica: “Attualmente stiamo mettendo basi solide per poter lavorare tranquillamente i prossimi 5-10 anni con il basket, la pallavolo e il tennis. Non abbiamo intenzione di allargare troppo subito le vedute. Abbiamo bisogno di nuove forze. Vorremmo provare a stimolare l’amministrazione per riqualificare lo stadio dell’Etna per fare rinascere il calcio ad Adrano. Anche se il calcio non c’entra con la Polisportiva, noi siamo per lo sport. Perché lo sport crea movimento, turismo e ingressi economici.”
C’è poi il “colore” del racconto. Quello che fa venire la pelle d’oca, l’esplosione di emozioni che solo chi vive il campo in prima persona può capire: “Le grandi emozioni vissute sono prima di tutto la promozione in serie C avvenuta nel 2018 dopo la vittoria ad Acireale in trasferta. Mi vengono anche i brividi a raccontarlo. Questo è più personale. Come dirigente ovviamente la vittoria del 2022 ma anche quella del campionato under 17, occasione in cui i ragazzi hanno ricominciato a credere nello sport, riunirsi e fare gruppo. È una grande emozione anche quando i genitori ci dicono ‘grazie’ perché i loro bambini hanno ritrovato tranquillità e serenità nello sport ma soprattutto spirito di collaborazione. Abbiamo un ruolo anche psicologico, sociale ed emozionale per i bambini.”
Oltre la tattica anche l’etica. Per Mauro Bascetta, indossare la maglia delle Aquile significa firmare un patto di rispetto reciproco: “I ragazzi devono sentirsi stimolati in quello che fanno. Fare sport è impegno verso la squadra, l’istruttore e la società. Verso chi mi sta dando la possibilità di praticare quello sport. Anche per noi ci sono molte spese e impegni. Ci mettiamo tanto cuore. L’imprinting che voglio dare ai ragazzi è l’unione di squadra e l’aiuto del compagno. Vince sempre il gruppo in una squadra e non i singoli.”
Lo sport è anche il luogo dove nascono i ricordi che ti porti dietro tutta la vita. Quelli che si raccontano ridendo a crepapelleripensando a quando il campo diventava il set di un film comico: “Momenti divertenti ce ne sono tantissimi. Quando si vincono partite particolari gli under convocati si fanno piccoli scherzi. Nel 2017 nella finale ad Alcamo, Fabrizio Amoroso, ex under, ha subito una rasata di capelli a zero. Una volta siamo partiti solo in sette per Ragusa. Sono usciti tre giocatori per falli e uno di questi, uscendo, mi ha chiesto come avremmo potuto giocare in quattro. Stavamo cercando di fare un altro sport quel giorno. Le trasferte sono comunque dei momenti bellissimi. I ragazzi le vivono come gite in cui in più fanno lo sport che amano.”
Nel rapporto con le famiglie nessuna forzatura. Solo la libertà di scegliere davvero la propria passione. Lo sport come desiderio e non come obbligo: “Credo che i genitori non debbano essere convinti. Noi dobbiamo fare provare lo sport e poi sono i ragazzi a dover voler rimanere perché gli piace ciò che fanno. Noi siamo i primi a dire ai genitori di non insistere se i loro figli tentennano. Così si sopprime il volere del bambino o del ragazzo. L’unica cosa per cui devo convincere è voler fare il massimo per lo sport che si sta praticando.”
All’orizzonte il sogno di Mauro non è soltanto il raggiungimento di una categoria superiore, ma un luogo fisico e spirituale dove l’identità possa trovare un porto sicuro: “Come sogni nel cassetto da giocatore li ho raggiunti quasi tutti. Da dirigente con più responsabilità sogno di riportare la squadra in serie C e di conseguenza una struttura. Allo stesso tempo mi piacerebbe che l’Adrano basket diventi un centro dove il ragazzo sa di star andando a casa. Ora grazie al Branchina i ragazzi possono venire 24 ore su 24 e studiare, allenarsi, riposarsi. Un modo per creare un ambiente sano e toglierli dalle distrazioni negative.”
L’innovazione, alle Aquile, passa anche dal modo di vivere l’estate. Una sfida alla scoperta di sé: “Il Grest nasce in maniera strana. Non sapevamo cosa proporre dato che ad Adrano ce ne sono molti. Abbiamo pensato: ‘perché i ragazzi devono praticare un solo sport?’. Da questo nasce il fatto di proporre ai ragazzi di provare tutti gli sport. Oltre la loro passione devono divertirsi e mettersi in gioco laddove non sono bravi. In questo modo hanno più possibilità di crescere e socializzare.”
C’è poi il momento sacro. Il rito che precede la battaglia: “I riti delle squadre si sono un po’ persi. Prima di ogni partita nel riscaldamento c’è molta concentrazione. Prima di entrare in campo si fa un urlo. Da noi è ‘go’. Inteso come andare a combattere. Io ascolto spesso Vivaldi remixato, canzoni che mi facciano concentrare ma anche rilassare.”
E se vi chiedete come nasca un amore così profondo, la risposta è un cambio di rotta improvviso, dalle scarpette chiodate al parquet: “Quello che mi ha fatto appassionare al basket è un po’ un misto. Giocavo a calcetto e ho visto passare mio cugino che mi ha detto che si stava allenando a basket. Sono passato sul campo da basket con le scarpette da calcio. Da lì è nata questa passione. Anche da quando sono andato a vedere una partita di basket alla Tensostruttura. Facevo il tifoso senza conoscere le regole, la tifoseria mi ha fatto talmente amare quell’ambiente che dal giorno dopo ho smesso di fare calcio e sono andato a fare basket. La tifoseria ‘Armata Bianconera’ è stata una delle cose che ci ha invidiato tutta la Sicilia. Nel 2018 ad Acireale c’erano più di 2000 tifosi.”
L’ultimo pensiero di Mauro Bascetta è per l’eredità umana che lo sport ti lascia: “Concludo augurando ai ragazzi che ci seguono di poter vivere quello che ho vissuto io con il basket. Mi ha dato delle emozioni che oggi mi danno valori e criteri su cui si basa la mia vita e il mio approccio ad essa. Per vivere questo bisogna dare il cento uno per cento nell’attività sportiva che si pratica.”
Le Aquile sono il grido ‘GO’ prima della battagli ma oltre il campo, oltre il canestro, oltre la fatica, c’è un Adrano che vuole volare. E finché ci sarà questo volo, nessuno sarà mai lasciato solo.
