Adelaide Bernardini, la scrittrice futurista “prima dei futuristi” che sfidò pregiudizi e Pirandello: il racconto di Dora Marchese al Circolo Athena di Belpasso

Adelaide Bernardini, la scrittrice futurista “prima dei futuristi” che sfidò pregiudizi e Pirandello: il racconto di Dora Marchese al Circolo Athena di Belpasso

Il Circolo Culturale Athena di Belpasso ha presentato – in un sabato pomeriggio di maggio – una donna della letteratura italiana del ’900, Adelaide Bernardini. Il sentiero narrativo proposto da Dora Marchese, ricercatrice, scrittrice e saggista, ha emozionato, incantato, incuriosito. Valentina Sinitò, che ha fatto gli onori di casa all’interno di un cenacolo femminile, ha introdotto questa figura poco conosciuta e spesso rinchiusa nell’aura del marito più famoso, Luigi Capuana.

Adelaide Bernardini, la scrittrice futurista “prima dei futuristi” che sfidò pregiudizi e Pirandello: il racconto di Dora Marchese al Circolo Athena di BelpassoCi sono voluti più di dieci anni per trovare il materiale utile a ricostruire la storia, le vicende e le opere di questa donna indipendente che, contro gli stereotipi del suo tempo, le invidie dei detrattori e il peso della sua storia personale, ha prodotto senza mai fermarsi un atlante di racconti, romanzi, poesie, opere teatrali e storie per bambini. Fuori da quella comfort zone che era la tradizione di Capuana, ha esplorato un linguaggio più moderno, tra suggestioni futuriste e radici veriste. In un territorio letterario aspro e ostile, a causa della sua giovinezza, del suo essere donna e anche moglie di uno dei più importanti letterati del suo tempo, già avanti con l’età. Pregiudizi, invidie, diffamazioni: Adelaide ha dovuto combattere anche contro questo. E non bastavano le sue vicende familiari, le sue fragilità emotive, quelle che la stavano portando al suicidio. Una donna che potrebbe essere, lei stessa, un personaggio dei I Malavoglia di Giovanni Verga, amico del marito Capuana.

Dora Marchese ci accompagna dentro questa ricostruzione: straripa, inonda, travolge. Riscrive il racconto, scava nelle profondità occulte dell’autrice, di Adelaide. Una vicenda di letteratura dentro la letteratura, in un clima culturale in cui trovano posto lo stesso Capuana, Luigi Pirandello, Verga, Federico De Roberto e poi Angelo Musco e Nino Martoglio. Siamo nella Roma dei primi del ’900, e poi a Catania, Mineo, Vizzini. Un teatro nel teatro. Capuana la sostiene, la introduce, le offre un’opportunità. Basta questo per scatenare le invidie di tanti, la rabbia di Pirandello, che si spinge fino alla diffamazione attraverso un espediente letterario. La storia di Adelaide e i pregiudizi nei suoi confronti non hanno tempo, sono attuali. La storia si ripete da secoli.

Adelaide Bernardini – racconta Dora Marchese – è umbra, ma possiede un talento straordinario per la lingua siciliana. Scrive, si confronta con il marito, produce opere teatrali senza mai fermarsi: è una scrittrice, ma nello stesso tempo anche un’insegnante. Insieme al marito vive del proprio lavoro, dentro un mare di debiti di cui Capuana è spesso l’artefice.

Adelaide Bernardini, la scrittrice futurista “prima dei futuristi” che sfidò pregiudizi e Pirandello: il racconto di Dora Marchese al Circolo Athena di BelpassoPer il marito scrittore, Adelaide è «futurista prima dei futuristi», ma il titolo che impone a un suo lavoro – Sottovoce – la allontana da Filippo Tommaso Marinetti, che prediligeva invece una scrittura più enfatica e ridondante. La scrittrice non indietreggia, si impone artisticamente. Il suo lavoro usa uno stile diretto, aperto, senza mielismi romantici. Indaga l’occulto, ma con un approccio più fenomenologico, quasi psicoanalitico. Esce dal ritualismo della cerchia di Capuana e trova una strada più scientifica attraverso i suoi racconti, facendo parlare i personaggi senza idealismo, sempre al limite della vita, come lei stessa. La sua figura, il suo lavoro, sembrano attingere – anche marginalmente – a Berthe Morisot, la donna dell’impressionismo francese, amica – e non solo – di Édouard Manet, anche lui più anziano della pittrice.

L’ambiente culturale dentro cui nasce questa storia è quello romano e parigino, mentre la Catania di questo tempo è uno dei baricentri culturali della letteratura, proprio con Verga, De Roberto, Capuana e la nostra Adelaide Bernardini. Una donna progressista che parla di madri, di donne innamorate, di tradimenti e indipendenza in un tempo difficile, dove alla donna è affidato il solo compito di essere l’angelo del focolare domestico, capace soltanto di scrivere lettere d’amore. Lei rinnega questo stereotipo, si spinge oltre fino a diventare, diremmo oggi, un modello.

Luigi Capuana muore nel 1915, lei nel 1944, in grandi difficoltà economiche e isolata da quel circolo culturale di uomini che sparisce con la morte del marito. Adelaide insegna, scrive, vive del proprio lavoro, fino a vendere il manoscritto dei Malavoglia, regalo di Verga a Capuana, che quest’ultimo donò alla moglie. Una storia eroica e drammatica. A Pirandello rivolge parole dure: «Altro che vestire gli ignudi, tu spogli i vivi e diffami i morti». C’è tutta la rabbia di una donna sola e ferita.

Ma Adelaide è anche idealmente consorella di altre celebri scrittrici e scrive dell’invisibile che diventa visibile, perché niente è più inverosimile del vero; scrive dell’occulto che, come abbiamo già detto, è più analisi psicologica che ritualismo.

Dora Marchese ha risvegliato le anime con questa storia nascosta. Ha sollecitato gli spettatori a indagare, a leggere questa donna straordinaria. Anche grazie alle letture di Antonella Rapisarda che, come una seduta spiritica, hanno riportato alla luce la voce di Adelaide.

C’è la necessità di riscrivere, di continuare a indagare: compito dei ricercatori, che nulla devono dare per scontato. Su Adelaide Bernardini, edita da Agra Editrice, ci sono molti lavori di Dora Marchese che meritano l’esperienza della lettura. Un viaggio inatteso nella letteratura che accarezza l’anima e propone una visione che sembra attualissima. Una prospettiva che presenta la scrittura e, più in generale, l’arte come strumento terapeutico e come mezzo di analisi scientifica per studiare la nostra fragile umanità. Dora Marchese ci ha fatto un regalo prezioso.

Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

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