Omicidio della piccola Elena, Martina Patti chiede un percorso di giustizia riparativa
Si apre uno spiraglio verso un possibile percorso di giustizia riparativa per Martina Patti, la 26enne condannata in primo grado a 30 anni di reclusione per l’omicidio della figlia Elena, la bambina di quasi cinque anni uccisa nel giugno del 2022 a Mascalucia.
La richiesta è stata avanzata davanti alla Corte d’assise d’appello di Catania dall’avvocato Tommaso Tamburino, che insieme al collega Gabriele Celesti difende la giovane madre, rea confessa del delitto.
Nel corso dell’udienza, Martina Patti è intervenuta in videocollegamento dal carcere pronunciando parole di forte dolore e consapevolezza.
«Ho fatto qualcosa di orribile: ho ucciso mia figlia. Chiedo perdono», ha dichiarato la donna davanti ai giudici.
Secondo quanto riferito dalla difesa, questa presa di coscienza sarebbe maturata dopo un percorso psicologico intrapreso durante la detenzione.
Il delitto e la simulazione del rapimento
I fatti risalgono al giugno 2022 quando, secondo la ricostruzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, Martina Patti uccise la piccola Elena con un’arma da taglio in un terreno abbandonato vicino casa, a Mascalucia, occultandone poi il corpo sotto terra.
Subito dopo il delitto, la donna simulò il rapimento della figlia all’uscita dall’asilo, facendo precipitare nello sconforto familiari, investigatori e l’intera comunità.
Le indagini portarono rapidamente alla confessione della giovane madre. Il 12 luglio 2024 la Corte d’assise di Catania la condannò in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio premeditato aggravato, occultamento di cadavere e simulazione di reato.
L’opposizione delle parti civili
Alla richiesta di accesso alla giustizia riparativa si sono opposti la Procura generale, rappresentata dalla sostituta procuratrice Agata Consoli, e l’avvocata Barbara Ronsisvalle, legale delle parti civili.
Le parti civili rappresentano il padre della bambina e i nonni paterni della piccola Elena, che ritengono incompatibile, almeno in questa fase, un percorso alternativo rispetto alla pena inflitta.
Secondo la loro posizione, il dolore provocato da una tragedia così devastante non consentirebbe al momento l’avvio di un percorso di mediazione o riconciliazione.
Decisione rinviata al 7 luglio
Al termine dell’udienza, la Corte d’assise d’appello si è riservata di decidere sulla richiesta avanzata dalla difesa.
La decisione sarà comunicata nell’udienza fissata per il prossimo 7 luglio. Fino a quella data restano confermate tutte le contestazioni formulate dall’accusa e la condanna a 30 anni pronunciata in primo grado.
