Stefania Auci: «La Sicilia deve recuperare la coscienza della propria forza culturale»
La Sicilia deve tornare a credere nella propria forza culturale, nella capacità di raccontarsi e di costruire il futuro attraverso le idee. È questo il cuore della riflessione lanciata dalla scrittrice Stefania Auci dal Salone Internazionale del Libro di Torino.
L’autrice della celebre saga dei Florio – composta dai romanzi I leoni di Sicilia, L’inverno dei leoni e L’alba dei leoni – guarda all’isola come a una terra che ha ancora bisogno di liberarsi da stereotipi e semplificazioni.
«Non vedo abbastanza autocoscienza della nostra capacità di raccontare storie, della nostra memoria e della nostra cultura», ha dichiarato in un’intervista all’Adnkronos.
Secondo Auci, il cambiamento passa inevitabilmente dalla cultura e dalla narrazione. «Gli stereotipi si combattono con i racconti, con i romanzi, con gli strumenti mediatici della narrazione», afferma la scrittrice.
Gli stereotipi sulla Sicilia
Tra i luoghi comuni più dannosi, Stefania Auci cita quello che dipinge i siciliani come immobili, privi di volontà e culturalmente arretrati.
Una rappresentazione che respinge con decisione: «Ogni giorno dimostriamo di non essere né immobili né ignoranti».
Per la scrittrice, la Sicilia deve recuperare «la forza delle idee» e la consapevolezza di ciò che nel corso della storia è stata capace di realizzare.
Una convinzione che attraversa anche i suoi romanzi dedicati alla famiglia Florio, simbolo di una Sicilia imprenditoriale, moderna e capace di competere a livello internazionale.
Una Sicilia plurale
Nel pensiero di Auci emerge una visione della Sicilia come realtà complessa e plurale.
Accanto ai grandi riferimenti della letteratura isolana – Giovanni Verga e Luigi Pirandello – la scrittrice richiama anche figure meno conosciute come Maria Messina e Laura Di Falco.
«Non esiste una sola Sicilia, ne esistono tante», osserva.
Ed è proprio questa molteplicità, secondo l’autrice, a rappresentare la vera ricchezza culturale dell’isola.
La Sicilia laboratorio del Mediterraneo
La Sicilia viene descritta da Stefania Auci come un autentico laboratorio del Mediterraneo.
Una terra dove popoli, lingue e culture differenti si sono incontrati nel corso dei secoli, generando contaminazioni e sintesi originali.
«La nostra centralità nel Mediterraneo significa capacità di sintesi e capacità di trasformare molteplici spunti culturali in qualcosa di nuovo e differente», spiega.
Una visione che restituisce all’isola un ruolo strategico non soltanto geografico, ma soprattutto culturale.
Il futuro passa dalla cultura
Nei suoi libri, Auci precisa di non voler impartire lezioni morali o politiche. «Non credo di poter insegnare niente, sono le storie che insegnano qualcosa», sottolinea.
Tuttavia, attraverso la parabola dei Florio emerge una convinzione precisa: se la Sicilia in passato è stata innovatrice, economicamente forte e culturalmente centrale, allora può ancora immaginare un futuro ambizioso.
Un futuro che passa dalla cultura, dalla memoria e dalla capacità di raccontare se stessi senza complessi di inferiorità.

