I due nuovi termovalorizzatori di Palermo e Catania, impianti di ultima generazione, si basano su quattro pilastri: emissioni tra le più basse d’Europa, energia per 174mila famiglie ottenuta dai rifiuti, superamento delle discariche e risparmio sulla Tari per Comuni e cittadini. Tecnologicamente all’avanguardia, superano per efficienza e innovazione i termovalorizzatori di Copenaghen, Bolzano e Roma.
I progetti definitivi sono stati presentati stamattina a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, insieme al Rup Salvo Cocina, all’ex ministro Corrado Clini, agli ingegneri Marco Cremonesi (Crew-Fsi) e Francesco Martino (Martino e associati), e all’architetto Claudio Turrini (Crew).
«Tagliamo un traguardo strategico – ha detto Schifani –. Dopo un anno di lavoro, abbiamo ottenuto il via libera dalla Commissione europea e seguito le procedure con Invitalia e Anac. Affideremo i lavori nella primavera del 2027 e inaugureremo entro il 2028. L’obiettivo è ridurre la Tari, dando un vantaggio diretto ai cittadini. Oggi è uno dei giorni più importanti della mia vita».
I progettisti hanno spiegato che i due impianti smaltiranno 600mila tonnellate di frazioni non riciclabili. Secondo Martino, sono tra i migliori al mondo per impatto ambientale: emetteranno il 96% di diossine in meno rispetto a Copenaghen e il 97% in meno rispetto a Bolzano (che in nove giorni emette le diossine che i siciliani emetteranno in un anno). Il fabbisogno idrico sarà coperto interamente da recupero e ricircolo, senza prelievi da fonti naturali.
L’architetto Turrini ha sottolineato che a Palermo l’impianto si mimetizzerà nel contesto, mentre a Catania si aprirà al territorio creando un nuovo paesaggio. Clini ha aggiunto che la Commissione europea ha apprezzato il piano rifiuti siciliano per innovazione e sostenibilità.

