Anche in Sicilia urne aperte fino alle 15: a Messina affluenza al 46,5%, cinque candidati sindaci già vincenti

Anche in Sicilia urne aperte fino alle 15: a Messina affluenza al 46,5%, cinque candidati sindaci già vincenti

Urne riaperte, dalle 7 di oggi e fino alle 15, anche in Sicilia, per le Amministrative 2026. Ieri sera alle 23 è stata del 46,5%, l’affluenza alle urne registrata alle 23 a Messina. Ad Agrigento l’affluenza è stata del 46%, mentre ad Enna alle 23 ha votato il 49,3%, in calo del 2,6%.
Cinque candidati sindaci in Sicilia sono già sicuri di aver vinto visto che alle 23 nei loro comuni è stato superato il quorum del 50% degli elettori che sono andati a votare. A Raccuja (Messina) l’unico candidato, con una sola lista presentata, è Ivan Martella. A San Salvatore di Fitalia (Messina) Giuseppe Pizzolante si riconfermerebbe sindaco come alle scorse elezioni in cui era sempre unico candidato. A Mirto (Messina) sarebbe stato eletto Maurizio Zingales che è così al terzo mandato. A Godrano (Palermo) sarebbe stato eletto l’unico candidato Daniele Sebastiano Bellini e sempre nel Palermitano, a Santa Cristina Gela, sarebbe eletto Giuseppe Cangialosi. A Serradifalco (Caltanissetta) Leonardo Burgio è l’unico candidato ma secondo i dati delle 23 il quorum non sarebbe stato ancora raggiunto.

Seggi riaperti in Italia fino alle 15 per il secondo e ultimo giorno di votaazioni per la tornata di elazioni amministrative Comunali in 748 Comuni di Regioni a Statuto ordinario dal Veneto alla Calabria e di Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta fra le Regioni a Statuto Speciale.
La tornata interessa circa 6 milioni e 600 mila elettori italiani.

L’affluenza nella prima giornata di votazioni di ieri è risultata in media in calo di poco meno di 4 punti. A chiusura seggi, alle 23, aveva complessivamente votato il 46,3% degli aventi diritto.
Contro la media del 50,2% della precedente tornata negli stessi Comuni. A Venezia, unico capoluogo di regione alle urne, il calo è stato ancora maggiore, di ben 7 punti: 41,8% contro 48,8% di cinque anni fa. A Reggio Calabria, di contro, il calo è stato di un solo punto e mezzo: 47% a fronte del 48,1% delle ultime Comunali. A Salerno,poi, dove torna a correre da Sindaco Vincenzo De Luca dop i 10 anni trascorsi a Napoli da presidente della Campania, l’affluenza nel primo giorno è risultata invariata: 49,9%, esattamente come cinque anni fa.

Lo scrutinio oggi avrà inizio alle 15, senza soluzione di continuità con la chiusura dei seggi. Nel tardo pomeriggio sono attesi i primi verdetti sui nuovi Sindaci: i nomi di tutti i Comuni al voto sotto i 15 mila abitanti dove si vota a turno unico, quelli dei Comuni sopra i 15 mila abitanti dove uno dei candidati abbia ottenuto olte il 50%+1 dei voti validamente espressi. E dove dunque non sarà necessario ricorrere ad un secondo turno di ballotaggio stabilito per il 7 e l’8 Giugno fra i due candidati piu’ votati oggi. Data in cui, invece, si voterà per il primo turno anche in Sardegna in 149 comuni interessati, con eventuale turno di ballottaggio il 21 e 22 giugno.

Al voto c’è un solo capoluogo di Regione: Venezia. E 17 altre città capoluogo di provincia:Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno. In Sicilia sono al voto Agrigento, Enna e Messina. I riflettori sono puntati soprattutto su Venezia e Reggio Calabria: in Laguna il campo largo tenta la riconquista dopo il decennio Brugnaro; nel tacco d’Italia è invece il centrodestra che prova ad allineare il capoluogo al governo regionale controllato da 10 anni.

Questa tornata di elezioni Comunali rappresenta in questo senso anche un primo, piccolo ma significativo, test politico elettorale dopo il referendum sulla giustizia che ha bocciato la riforma del centrodestra e in vista, tra un anno, delle elezioni Politiche. Un test in grado di rassicurare il governo Meloni sul fatto che, in fondo, la connessione con il Paese non si è spezzata oppure di far suonare l’ennesimo campanellino di allarme per la maggioranza di centrodestra. Parimenti, nel campo cosiddetto largo progressista, queste elezioni potrebbero dare ulteriore conferma del mantra “uniti si vince”, ma anche offrire materia di riflessione sulla strada, non priva di insidie, che conduce alla costruzione di un’alternativa progressista vincente per il 2027.

Intanto va capito quanto è largo il campo largo. Azione conferma nei fatti, oltre che nelle parole, che non sarà della partita: sia a Venezia che a Reggio Calabria il partito di Carlo Calenda si schiera con il centrodestra mentre il campo progressista non riesce a mostrarsi unito in tutti i territori: vedi i casi di Mantova e Salerno).

Le sfide più delicate, quelle considerate ago della bilancia per capire chi, tra centrodestra e centrosinistra, potrà dirsi vincitore si giocano a Venezia e a Reggio Calabria ma anche a Salerno dove si prepara a tornare Vincenzo De Luca. E ancora: a Prato, ad Arezzo, a Pistoia. Nei 118 comuni al voto al di sopra dei 15mila abitanti, 47 sono amministrati dal centrosinistra, 41 dal centrodestra, 15 da sindaci civici, 5 da esponenti M5s e dieci da amministratori non collocabili nei poli tradizionali.

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