Fino a poco più di due anni fa gli italiani tenevano saldo il primato dei loro risparmi individuali e famigliari, tanto da temere interventi diretti dello stato a danno delle proprie tasche, a causa del permanere, anzi del crescere esponenziale del debito pubblico. Arrivato Trump alla presidenza degli United States, il maggiore traguardo raggiunto è configurabile nell’aumento del patrimonio personale del tycoon, passato dai 2 miliardi e 400 milioni a 6 miliardi e 500 milioni di dollari nel breve spazio di tempo dal 2024, data dell’insediamento, all’attuale 2026, nel mese di aprile.
Ad accendere i riflettori sullo stato patrimoniale degli italiani, o, meglio sulla loro propensione al risparmio, a casa nostra gli eufemismi si sprecano, stilandone con precisione le classifiche dai più ricchi ai meno abbienti, il centro studi Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con Unioncamere. Ma tutto quello di cui parleremo nello spazio dell’articolo vale per il passato, il futuro è nei visceri degli animali, come sostenevano gli antichi greci nel credere agli aruspici insigniti del ruolo di leggere tra le interiora delle bestie sacrificate, in alternativa, affidato al discernimento degli dei, non più residenti nel monte Olimpo, anche loro immigrati nelle profondità dell’Ade, nel regno dell’oltretomba.
Naturalmente l’informazione di base, come avviene nella società digitale, dalla sera alla mattina, cambia segno, per cui se nel quinquennio 2019 – 2024 l’inclinazione all’accantonamento era passata da 7,55% all’’8,28%, negli ultimi due anni 2025-2026, verisimilmente scenderà, e andrà peggio con il prossimo inverno, a causa della guerra in Iran e la persistente chiusura dello stretto di Hormuz.
A ogni buon conto, poiché a indagare lo stato di salute della nazione è compito dei giornalisti, inibiti, giustamente, dal processare le intenzioni, attenendosi ai fatti, questi ultimi dicono della classifica dei maggiori accantonamenti attestata al Nord con il 9,73% rispetto al 6,08% del Mezzogiorno. Nessuna novità, dunque, a registrare nel Sud le 16 province ultime nella graduatoria del risparmio con Ragusa al 4,51%, Siracusa con il 4,37%, infine, Crotone con il 4,30%. Sul ritardo del Meridione incidono diversi fattori, dalla fatiscenza dei servizi pubblici, non solamente la mancanza di asili-nido, anche la inefficienza della rete dei trasporti, l’uso spesso obbligatorio dell’auto privata, fino alla esclusione molto diffusa a Nord, del lavoro da remoto, ovvero dalla propria abitazione. A fotografare una situazione ancora più imbarazzante la segnalazione dei 55 mila giovani in fuga dalla Sicilia soltanto nell’ultimo decennio. Per la precisione sono 7 mila l’anno gli specializzati decisi ad abbandonare l’isola. Di contro, più di un quarto dei risparmi accumulati dagli italiani si concentra in Lombardia, l’11,25% nella sola Milano con un accantonamento di 3.920 euro, sempre nel 2024, esattamente il doppio della media nazionale di 1.918 euro e intorno al quadruplo di quella meridionale, attestantesi su 1.081 euro. A chi propenderebbe per l’Italia a due velocità, è da correggerne l’idea, in quanto se ne contano tre di velocità tra Nord, Mezzogiorno e isole. Sì, perché se non lo si fosse capito, l’Italia in questi giorni inchiodata dagli organismi internazionali e nazionali, Bankitalia in testa, alla crescita zero, sarebbe in recessione senza il piano nazionale di ripresa e resilienza. Anche qui i nodi, nondimeno, vengono al pettine, quantomeno in Sicilia, giacché a qualche mese dalla scadenza su 2 miliardi e 74 milioni di dotazione sono stati spesi solamente 700 milioni di euro, e al 31 agosto di quest’anno big ben dirà stop.
Per evitare di scadere nel catastrofismo, l’ancoraggio alle previsioni del governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, pubblicate il 29 maggio daranno ai lettori un quadro analitico della situazione, a partire dal temuto ristagno economico paventato dallo stesso governatore nella relazione annuale. Ovvero senza un aumento significativo della produttività il paese andrà in recessione. Per assecondare la crescita servono misure pubbliche di sostegno agli investimenti, sempre secondo lo stesso Panettaattirando così capitali privati, in grado di elevare produttività e prodotto interno lordo. Nella relazione annuale, il numero uno della banca di stato, attribuisce l’attenuazione dello slancio dell’economia al deterioramento del quadro geopolitico con l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e alle difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni. Circa la domanda interna in netto calo, la diagnosi impietosa riconduce alla perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni. In chiaro, i salari italiani, come più volte scritto, tra i più bassi d’Europa, mediamente fermi da quindici anni. Comunque sotto il tetto dell’inflazione. Di contro, funge da eco di Bankitalia, l’Istat, la quale certifica l’aumento dei prezzi a maggio del 3,2% con l’inflazione in condizione di raggiungere con l’entrata del nuovo anno il 6%.
Con il rincaro dei fertilizzanti, tornando al report di Bankitalia, i prezzi dei beni di prima necessità aumenteranno in maniera cospicua agli inizi del 2027, aggravando l’insicurezza alimentare, tale da spingere decine di milioni di persone nei paesi a basso reddito verso condizioni di estrema povertà. Ora si comprenderà agevolmente come una nazione, l’Italia, a tre velocità, lo si è detto in apertura, utilizzando alla bisogna la mappatura dei risparmi in sostituzione del reddito pro capite, il quale rispecchia, anzi peggiora le differenze tra Nord, Centro e Sud, conciliare il pranzo con la cena, per diverse famiglie potrebbe diventare nei prossimi mesi arduo. Nel 2027 si avranno gli effetti dei rincari delle materie prime, dal gas alla luce, dal petrolio alla benzina, con i conseguenti trascinamenti per grano, caffè, zucchero, mais. Non a caso i lettori hanno osservato nell’arco di questi mesi con il proliferare delle guerre, le continue pubblicità dei mercanti d’oro usato, disposti a pagare cifre, di mese in mese sempre più alte, per il costo a grammo. Nel proliferare della precarietà, dei disagi crescenti, i beni rifugio, quali diamanti, oro, aumentano il loro valore. Per essere espliciti con l’inizio del 2027 saremo di fronte a un’economia di guerra, sicuramente procurata da criminali ormai noti a tutti, assurti a guida in nazioni come Israele, America, Russia, ma costoro non essendo stati fermati per tempo, anzi favoriti dall’insipienza italiana e europea, hanno continuato imperterriti a procurare danni all’economia del vecchio continente, non escluse prossime ritorsioni belliche. Adesso, sarà necessario rimboccarsi le maniche per limitare la preannunciataeccezionale crisi assistendo le famiglie in difficoltà, incentivandogli investimenti, calmierando i prezzi, fermando le speculazioni, bloccando i sovrapprezzi dei giganti delle risorse energetiche. Insomma, solamente muovendosi, qui e subito, il governo italiano potrà salvare la nazione dalla catastrofe, evitando il solito alibi di attribuire la colpa all’Unione europea nell’intento di nascondere l’incapacità di iniziativa.

