MISTERBIANCO – La notte tra venerdì e sabato scorsi, Alessandra Bruno è stata uccisa dalle mani del marito tra le mura della sua casa a Misterbianco, nel Catanese. Trasportata in condizioni disperate all’ospedale Garibaldi Centro di Catania, è rimasta giorni in agonia. Lunedì 1 giugno, il suo cuore ha smesso di battere. Ma il suo corpo, ora, continua a raccontare una storia diversa: quella di un dono inatteso che strappa alla morte altre cinque persone.
Alessandra aveva detto sì alla donazione degli organi al momento del rinnovo della carta d’identità. Un gesto silenzioso, compilato forse distrattamente in un ufficio pubblico, che si è trasformato nel suo ultimo, potente atto di vita. I suoi organi, prelevati e trapiantati in pazienti in Sicilia e in altre regioni italiane, hanno già ricominciato a pulsare in cinque corpi che aspettavano una seconda occasione.
Tutte le fasi sono state coordinate dal Centro regionale trapianti.
«In quella che è un’immensa tragedia, che come istituzioni ci richiama a fare ancora di più contro i femminicidi, dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno per il gesto di grande generosità che ha permesso di salvare cinque vite», ha dichiarato l’assessore alla Salute della Regione siciliana, Marcello Caruso.
«La sua scelta di donare gli organi, espressa al momento del rinnovo della carta d’identità – ha proseguito – rappresenta la testimonianza concreta di una cultura della donazione sempre più radicata in Sicilia. Alessandra Bruno ci ha mostrato cosa significhi dare speranza e salvare vite, invitandoci a riflettere sui valori della solidarietà e della generosità e a contribuire, tutti quanti, per il bene comune. Un esempio che siamo chiamati a seguire».
