Adrano rende omaggio a don Pietro Branchina nel 150° anniversario della nascita
ADRANO – Partecipazione e vivo interesse per l’evento commemorativo per i 150 anni dalla nascita di don Pietro Branchina (1876-2026), prete e compositore italiano, organizzato dall’Ufficio liturgico diocesano – sezione Musica Sacra guidata da don Francesco Abate.
La serata, ospitata nella chiesa di Santa Lucia presso la “, è stata presentata dal giornalista Nicola Savoca e ha visto gli interventi dell’assessore Salvo Italia, di Nino Romano, pronipote del musicsta, e dello storico dell’arte Giuseppe Zammataro.
La “Missa Regina Pacis” emoziona i presenti
A seguire si è tenuta la celebrazione eucaristica presieduta da don Salvatore Savaglia, dell’Arcidiocesi di Siracusa. Durante la liturgia, il Coro della Diocesi di Catania ha eseguito la toccante “Missa Regina Pacis” (op. 62), particolarmente apprezzata dal pubblico.
A conclusione, il M° Diego Cannizzaro ha proposto una meditazione organistica sul repertorio di Branchina, impreziosendo ulteriormente l’omaggio al compositore e presbitero.
CHI ERA PIETRO BRANCHINA
La figura del Prevosto parroco don Pietro Branchina a 150 anni dalla nascita – ha spiegato Giuseppe Zammataro – costituisce un argomento di studio ancora da approfondire. Gran parte della sua produzione musicale e storica resta inedita tra gli archivi del Seminario arcivescovile di Catania e della Chiesa madre collegiata di Adrano. Anche alcuni momenti della sua vicenda storica sono da chiarire, per questo è necessario uno studio di carattere scientifico e sistematico.
Il maestro Branchina è nato ad Adrano nel maggio 1876 da una famiglia di poverissimi contadini. Frequenta la chiesa della Madonna della Catena e lì sperimenta i primi germogli del talento musicale e della vocazione sacerdotale.
Il prevosto dell’epoca Salvatore Petronio Russo lo avvia negli studi presso il Seminario di Catania, dove Pietro fonda una grande Schola cantorum. Nel 1903 il Cardinale Giuseppe Francica Nava lo manda a Roma per perfezionare gli studi di musica sacra prima all’Accademia di Santa Cecilia e poi presso l’Istituto musicale di Padova dove conosce i maestri Luigi Bottazzo e Lorenzo Perosi, coi quali manterrà sempre un rapporto di amicizia e profonda stima.
Viene ordinato sacerdote a Narni il 19 dicembre 1903. Tornato in Sicilia, è promotore instancabile della riforma liturgica voluta dal papa San Pio X col Motu proprio Inter sollecitudinis del 22 novembre 1903. Opera prima nella diocesi di Siracusa come direttore della cappella musicale del duomo di Ragusa, poi come direttore della cappella musicale della Cattedrale di Siracusa e direttore spirituale in seminario. Negli anni della I guerra mondiale compone la Missa Regina Pacis, una delle opere più belle del suo repertorio, nel frattempo pubblica per importanti riviste italiane e americane come Carrara di Bergamo. Fu il maggiore esponente della riforma liturgica in Sicilia e del movimento ceciliano nell’isola Nel 1920 viene nominato prevosto parroco della chiesa madre collegiata Maria SS. assunta di Adrano. Durante la sua prepositura si impegnò nella cura d’anime e nella cura dell’antica chiesa madre commissionando opere d’arte agli artisti locali. Nel 1924 ottiene dal papa Pio XI un rescritto pontificio che autorizza il ritorno delle reliquie di San Nicolò Politi da Alcara Li Fusi ad Adrano, città che diede i natali al Santo eremita. Tale rescritto verrà eseguito tra il 24 e il 29 agosto 1926 tra il giubilo di tutta la città.
Nel 1937 diventa direttore dell’istituto San Michele dell’ordine dei padri filippini di cui sarà anche direttore spirituale. Durante la II Guerra mondiale, scosso dall’onda di dolore che sconvolge l’Europa, compone le Sette parole di Gesù Cristo in croce su versi di Pietro Metastasio. Nel 1945 ritorna ad Adrano come prevosto parroco della stessa collegiata e si prodiga per la ricostruzione umana e spirituale della città violentemente bombardata. Muore I’11 febbraio 1953.
Di questo concittadino illustre restano un grato ricordo nel cuore dei fedeli e un imponente lavoro di ricostruzione della sua opera musicale e storica.
L’OMELIA DI DON SAVAGLIA
Ringrazio don Francesco Abate per avermi invitato a presiedere questa celebrazione anniversaria nel ricordo di don Pietro Branchina. Giungo con il cuore colmo di commozione, perché ho conosciuto don Pietro Branchina da bambino, nella mia parrocchia di Brucoli. Ogni anno preparavamo la Messa “Regina Pacis” per la solennità dell’Immacolata Concezione: erano molte le prove, tanto l’impegno, grande la gioia di eseguire una Messa così bella. Tenevamo in mano uno spartito di cui spesso non comprendevamo tutto, ma davanti al quale eravamo onorati ed entusiasti.
Nella proclamazione della Parola di Dio, abbiamo ascoltato Giuditta che invita il popolo israelita: «Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia dalla casa d’Israele». Per mezzo di lei, una donna vedova, il Signore sbaraglia l’assiro Oloferne, inviato dal re Nabucodonosor per sconfiggere Israele. L’arte barocca rimase profondamente affascinata da questo episodio veterotestamentario, tanto da riproporlo nelle opere di alcuni tra i suoi più grandi esponenti, come Caravaggio e Artemisia Gentileschi.
Il canto del Libro di Giuditta è quasi un preludio al canto di Maria che, nel Magnificat, invita a lodare il Signore perché ha spiegato il suo braccio potente e misericordioso di generazione in generazione. La misericordia di Dio si fa carne in Maria: lei la rende presente al mondo e la consegna a noi. E come Israele fece con Giuditta, anche noi esaltiamo la grandezza della Madre acclamando:
«Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra». Sono le parole che le rivolge Elisabetta e che noi ripetiamo nella preghiera dell’Ave Maria.
Lo stesso canto lo rivolge oggi a noi don Pietro Branchina, la cui musica ci apre alla lode di Dio, ci permette di implorare la sua misericordia e di benedire il suo nome grande in ogni tempo. Ricordo ancora quando, molti anni fa, una maestra di pianoforte, ascoltando per la prima volta il Kyrie della “Regina Pacis”,
esclamò: «Non ho mai sentito niente di più bello!».
La misericordia di Dio si è manifestata a noi nella salvezza che Cristo ci ha donato con la sua morte e risurrezione; e don Branchina questa misericordia l’ha celebrata con la levatura della sua arte musicale, producendo un florilegio di Messe, inni, laudi e opere sacre. Egli ha desiderato lodare Dio e suscitare la lode per la sua misericordia attraverso melodie semplici, rivolte a tutti, mai banali, che sono state accolte nelle parrocchie anche dai musicisti e dai cantori meno esperti, perché capaci di raggiungere il cuore di ciascuno e di aprire tutti alla lode.
Oggi siamo grati al Signore per averci donato un sacerdote tanto ricco di talenti e tanto esperto nel farli fruttificare. E poiché il cuore di un sacerdote è il luogo in cui dimorano tutti coloro che Cristo gli ha affidato, vorrei ricordare in questa celebrazione non solo padre Branchina, ma anche tutti quelli che, nel corso di più di un secolo, hanno cantato le sue melodie e si sono commossi davanti alla sua armonizzazione piana e luminosa.
Tutti loro, nella lode della misericordia di Dio, nella contemplazione del suo volto di luce e del volto bellissimo della Madre, godano del nostro radunarci e uniscano la loro lode perenne alla nostra, povera ma colma di sentimenti affetto e di gratitudine. Amen.
Chi era don Pietro Branchina
Dott. Giuseppe Zammataro
Cenni biografici del prevosto parroco Pietro Branchina
Sintesi dell’intervento tenuto in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla nascita di Pietro Branchina promosse dall’Ufficio Liturgico – Sezione Musica Sacra.
Adrano, 26 maggio 2026, chiesa di Santa Lucia.
La figura del Prevosto parroco don Pietro Branchina a 150 anni dalla nascita costituisce un argomento di studio ancora da approfondire. Gran parte della sua produzione musicale e storica resta inedita tra gli archivi del Seminario arcivescovile di Catania e della Chiesa madre collegiata di Adrano. Anche alcuni momenti della sua vicenda storica sono da chiarire, per questo è necessario uno studio di carattere scientifico e sistematico.
Il maestro Branchina è nato ad Adrano nel maggio 1876 da una famiglia di poverissimi contadini. Frequenta la chiesa della Madonna della Catena e lì sperimenta i primi germogli del talento musicale e della vocazione sacerdotale.
Il prevosto dell’epoca Salvatore Petronio Russo lo avvia negli studi presso il
Seminario di Catania, dove Pietro fonda una grande Schola cantorum. Nel 1903 il Cardinale Giuseppe Francica Nava lo manda a Roma per perfezionare gli studi di musica sacra prima all’Accademia di Santa Cecilia e poi presso l’Istituto musicale di Padova dove conosce i maestri Luigi Bottazzo e Lorenzo Perosi, coi quali manterrà sempre un rapporto di amicizia e profonda stima.
Viene ordinato sacerdote a Narni il 19 dicembre 1903. Tornato in Sicilia, è promotore instancabile della riforma liturgica voluta dal papa San Pio X col Motu proprio Inter sollecitudinis del 22 novembre 1903. Opera prima nella diocesi di Siracusa come direttore della cappella musicale del duomo di Ragusa, poi come direttore della cappella musicale della Cattedrale di Siracusa e direttore spirituale in seminario. Negli anni della I guerra mondiale compone la Missa Regina Pacis, una delle opere più belle del suo repertorio, nel frattempo pubblica per importanti riviste italiane e americane come Carrara di Bergamo. Fu il maggiore esponente della riforma liturgica in Sicilia e del movimento ceciliano nell’isola Nel 1920 viene nominato prevosto parroco della chiesa madre collegiata Maria SS. assunta di Adrano. Durante la sua prepositura si impegnò nella cura d’anime e nella cura dell’antica chiesa madre commissionando opere d’arte agli artisti locali. Nel 1924 ottiene dal papa Pio XI un rescritto pontificio che autorizza il ritorno delle reliquie di San Nicolò Politi da Alcara Li Fusi ad Adrano, città che diede i natali al Santo eremita. Tale rescritto verrà eseguito tra il 24 e il 29 agosto 1926 tra il giubilo di tutta la città.
Nel 1937 diventa direttore dell’istituto San Michele dell’ordine dei padri filippini di cui sarà anche direttore spirituale. Durante la II Guerra mondiale, scosso dall’onda di dolore che sconvolge l’Europa, compone le Sette parole di Gesù Cristo in croce su versi di Pietro Metastasio. Nel 1945 ritorna ad Adrano come prevosto parroco della stessa collegiata e si prodiga per la ricostruzione umana e spirituale della città violentemente bombardata. Muore I’11 febbraio 1953.
Di questo concittadino illustre restano un grato ricordo nel cuore dei fedeli e un imponente lavoro di ricostruzione della sua opera musicale e storica.
