Patentino antifascista censura, Meloni attacca la fiera dell’editoria. Conte e Bonelli: ‘Rincorre l’estrema destra’

Patentino antifascista censura, Meloni attacca la fiera dell'editoria. Conte e Bonelli: 'Rincorre l'estrema destra'

Meloni contro “Più libri più liberi”: «Patentino antifascista agli editori». Scoppia la polemica

ROMA – Si accende lo scontro politico attorno a Più libri più liberi, la manifestazione dedicata alla piccola e media editoria che ogni anno si svolge a Roma.

A innescare la polemica è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha criticato la richiesta rivolta agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e antifascisti per poter partecipare alla manifestazione.

L’affondo della premier

Secondo Meloni, il documento richiesto agli espositori rappresenterebbe una sorta di «patentino antifascista».

«Le case editrici dovranno ottenere quest’anno il patentino antifascista sottoscrivendo un’apposita dichiarazione», ha scritto la premier.

«È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire».

La presidente del Consiglio ha inoltre definito la misura una forma di censura incompatibile con una società democratica.

Cosa prevede la dichiarazione

L’atto di adesione alla manifestazione richiede agli editori di autocertificare:

  • il rispetto dei valori costituzionali della Repubblica Italiana;
  • il ripudio dell’ideologia fascista e di ogni forma di totalitarismo;
  • l’impegno a non esporre o commercializzare materiale che costituisca apologia del fascismo;
  • il rifiuto di contenuti che incitino all’odio o alla discriminazione.

La mancata sottoscrizione della dichiarazione comporta l’impossibilità di partecipare alla manifestazione.

Le critiche delle opposizioni

Le parole della premier hanno provocato immediate reazioni da parte delle opposizioni.

Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha accusato Meloni di distogliere l’attenzione dai problemi del Paese.

Secondo Conte, la presidente del Consiglio avrebbe preferito concentrarsi sulla polemica culturale anziché affrontare temi come l’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, le riforme istituzionali e le criticità della giustizia e della sanità.

Duro anche l’intervento di Angelo Bonelli, che ha accusato Meloni di rincorrere il consenso dell’estrema destra.

Critiche sono arrivate anche da Nicola Fratoianni e dal deputato del Partito Democratico Matteo Orfini.

Il sostegno di Vannacci

A schierarsi con la premier è stato invece Roberto Vannacci.

Secondo il generale, la richiesta avanzata agli editori costituirebbe una limitazione della libertà di espressione.

«In un Paese dove la libertà di espressione è garantita dalla Costituzione, questa libertà non deve essere soggetta ad alcun patentino», ha affermato.

La replica della fiera

Nel pomeriggio è arrivata la risposta ufficiale degli organizzatori di Più libri più liberi.

In una nota, la manifestazione ha respinto le accuse di censura, spiegando che la dichiarazione richiesta agli editori nasce dall’esigenza di ribadire principi democratici e costituzionali condivisi.

«La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera», si legge nel comunicato.

Gli organizzatori sottolineano inoltre che il documento è basato su riferimenti istituzionali e universali, senza riferimenti a schieramenti politici o partiti.

Tuttavia, alla luce delle polemiche scaturite dall’intervento della presidente del Consiglio, la direzione della manifestazione ha annunciato un ulteriore approfondimento sulla questione «per rispetto istituzionale».

Un dibattito destinato a proseguire

La vicenda riapre il confronto sul rapporto tra libertà di espressione, valori costituzionali e regole di partecipazione agli eventi culturali.

Uno scontro che, a pochi mesi dall’edizione della fiera, sembra destinato a proseguire nel dibattito politico nazionale.

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