In anni recenti, e comunque in diverse occasioni ufficiali, la crescita del prodotto interno lordo in Sicilia ha goduto di conferme statistiche inequivocabili, quantunque si trattasse di un elemento in controtendenza rispetto all’andamento complessivo, giacché nel 2024 l’isola aveva registrato un aumento dell’1,3%, per un ammontare totale di 113,7 miliardi di euro, posizionandosi al primo posto nella graduatoria delle regioni italiane e svettando anche nel quadro dei risultati di importanti nazioni europee, compresa la stessa Germania. Adesso, nella recente presentazione avvenuta a Palermo, alcuni giorni or sono, del rapporto sull’economia siciliana redatto da Bankitalia, sotto la direzione di Milena Caldarella, il dato, seppure al ribasso rispetto al 2024, presenta un saldo attivo dello 0,6%, ancora una volta, per il terzo anno consecutivo, maggiore del rendimento nazionale.
Prima di analizzare i risultati contenuti nel report, sarebbe utile comprendere la dinamica evolutiva dell’isola in solitaria corsa verso traguardi migliorativi in taluni campi dell’economia, benché ferma al palo sul piano sociale rispetto al continente, non solamente italiano, quanto comprensivo di lande variegate dell’Europa, stagnanti se non addirittura in piena recessione come la Germania.
Lo si deve al cambiamento degli scenari internazionali della geopolitica il ritorno alla centralità della Sicilia per traffici, merci, infrastrutture. In un mondo già mutato rispetto agli equilibri tradizionali, l’isola, piattaforma naturale a presidio del Mediterraneo, è diventata non solo appetibile, bensì passaggio obbligato quanto non laboratorio e ancoraggio strategico per le imprese in via di espansione nei diversi continenti a sud dell’Europa. E, non soltanto per esse, quanto per le nazioni interessate a mantenere la propria influenza in un’area nevralgicadel pianeta. Chi ha studiato approfonditamente le vicende della storia sa come questo ritorno affondi le radici nella notte dei tempi. Per essere a passo con i programmi scolastici, sia consentito citare le guerre puniche, ingaggiate da romani e cartaginesi per il possesso della Sicilia. A riprova, anche se in tanti tra analisti e commentatori, gli stessi colleghi giornalisti, non lo dicano, l’isola è appetita soprattutto dal punto di vista militare, giacché assolve al ruolo di cerniera tra Occidente e Oriente. Checché sostengano i cultori dei cambiamenti epocali afferenti l’interezza del globo, il Mediterraneo assurge al ruolo di spartiacque, non tanto tra le due facce dell’emisfero, appunto Occidente e Oriente come nel secolo scorso, quanto nicchia dove si scontrano interessi regionali corposi, malgrado la frammentazione, iniziata con la caduta del muro di Berlino, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare all’ascesa di Putin, la recente comparsa di Trump, il genocidio perpetrato in Palestina da Israele, unito ai conati teocratici di popolo eletto a dominare il mondo, in ogni caso ad avere un nemico sempre davanti per perpetuare il contesto di etnia perseguitata, assegnatole dalla Bibbia, legittimata a essere sempre in guerra. In più, si aggiunga il ruolo obbligato dell’Europa, oggi, per necessità, più coalizzata rispetto a ieri, verisimilmente in procinto di sperimentare forme costituenti tra gli stati membri negli anni a venire, per fronteggiare le insidie provenienti dalle potenze nucleari in lotta tra di esse per la conquista delle rotte commerciali. In questo spaccato, la Sicilia potrebbe godere di un formidabile sviluppo, ma, per il rovescio della medaglia, rischierebbe di diventare una polveriera.
Per rimanere ancorati alle indicazioni sviluppate dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Gian Luca Trequattrini, nel corso della conferenza-stampa, al netto dell’ottimismo espresso dal dirigente di vertice, grazie al percorso intrapreso, avendo indicatori in continuo incremento, nell’arco di tempo dell’ultimo quinquennio, con i conti della regione risanati e le casse dotate di fondi adeguati, la Sicilia potrebbe aspirare a diventare il luogo del Mediterraneo più conveniente dove investire, innovare e produrre. Nella formulazione testuale, nel richiamare nella sua essenzialità le funzioni del processo produttivo, Trequattrini evoca due elementi decisivi, la riforma della burocrazia regionale in qualità di assistenza alle imprese, con riferimento specifico a quelle di primo insediamento e la banda larga per mettere le aziendeproduttrici in condizione di interagire con i terminali di riferimento in Africa, in Asia, in Australia, in Nuova Zelanda. A queste due imprescindibili condizioni, l’isola avrebbe prospettive di sviluppo davvero interessanti.
E, nondimeno, è obbligatorio, nel pieno rispetto della deontologia giornalistica, avvertire come l’ottimismo espresso da Bankitalia di indicare la Sicilia, sito privilegiato dove investire, poggi sull’analisi di indicatori, sì, in continua espansione, ma realisticamente, manifestatisi da anni, in quel sistema di luci e ombre rispetto alle quali la Sicilia è sempre a un passo dal decollo definitivo, ma rimane pur sempre al palo.
In queste punte di eccellenza, contrapposte ad angoli bui, la Sicilia continua a muoversi anche a fronte dell’aumento del tasso di occupazione, salito al 47,3%, distante, ma tanto, dal 62,5% nazionale con l’aggravante, non di poco conto, della contrazione della manodopera femminile e la flessione dei giovani inoccupati, ricadenti nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, corredata dalla diminuzione dei laureati assunti dalle imprese. Dall’esame di questi semplici parametri se ne deduce, stante la devastante incapacità di assorbire manodopera giovane, segnatamente rifiutando l’apporto dei laureati e delle donne, come quanto auspicato dallo studio di Bankitalia sia una illusione. Niente più.
Se si volesse aggiungere, l’effetto rebound, concetto preso in prestito dalla psicologia cognitiva, indicante il pensiero da sopprimere, ebbene, riferire del lieve aumento nell’attività in campo industriale va di pari passo con l’incremento di fatturatodelle società, da quest’anno in prevalenza su quelle in calo di introiti. Dalla schematicità dell’informazione si può solamente dedurre vi siano oculate gestioni, in grado di ridurre dispersioni e sprechi, ma, soprattutto, si evince, irreversibilmente, un risparmio sull’impiego del lavoro dipendente, verisimilmente riducendo all’osso l’organico, quanto non ricorrendo a prestazioni in nero. Non è nello spirito dell’articolo condannare l’imprenditoria siciliana, peraltro meritevole di investimenti e sviluppo significativi, segnatamente nell’ultimo decennio nei campi dell’innovazione, nondimeno, nel frangente in cui l’intelligenza artificiale sopperisce, sostituendolo, il lavoro umano, lanciare l’allarme per evitare di cadere in questa trappola mortale, non solo è d’obbligo, ma serve a comprendere come l’IA non possa e non debba essere utilizzata con mansioni sostitutive dell’apportoumano nei lavori di realizzazione e conduzione dei programmi. Equivarrebbe a decretare la desertificazione del pianeta. Nel risparmio di manodopera non vi è nulla di etico e gli imprenditori,in funzione del loro obbligo sociale di restituire alla comunità quanto prendono per la loro attività, non possono e non debbono ricorrervi.
Con le esportazioni diminuite del 10,8% ci si vede proiettati nel campo delle perdite, grazie ai dazi di Trump, il quale, non pago, è entrato in guerra con l’Iran, inducendo la crisi energetica. Al riguardo si potrebbe solamente sollecitare l’attivazione dei giacimenti di gas, ricadenti nel demanio marittimo di competenza della Sicilia, per provare a riconvertire gli impianti dalla lavorazione del petrolio all’affinazione dei gas naturali. Ma un’operazione di tal genere risulterebbe lunga e costosa, da intraprendere comunque, per ottenere risultati sul medio periodo.
Infine, il rischio della bolla l’isola lo corre nel comparto dell’edilizia se, come risulta, esso segna una crescita del’1,5% in funzione del Piano nazionale di riprese e resilienza, mentre il fronte privato mostra i segni della contrazione. Ma in tal caso, se le strade della Sicilia sono tutte un disastro, giacché come ha dichiarato un sindaco, di cui sarà preservata l’identità, la Regione sta riempendo di soldi le ditte appaltatrici, sarebbe bene domandarsi se la speculazione dietro l’angolo con il potente impresario, in genere un’azienda a partecipazione dello stato,sistematicamente indirizzata a cedere al subappaltatore i lavori da eseguire, non sia una becera speculazione di cui i siciliani tra alcuni mesi, a Pnrr concluso, non pagheranno il prezzo, contribuendo, loro malgrado, a incrementare gli extra-profitti, di società, le cui entrate hanno subito, con le guerre e la chiusura dello stretto di Hormuz, guadagni oltre il normale.
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