La polifonia ad Adrano è una forma di resistenza spirituale. Un puzzle di circa trenta respiri che provano a diventare un’unica anima sospesa tra le pareti dei nostri luoghi storici. Una realtà che da quarant’anni tramuta i silenzi in un ponte infinito che unisce la musica ai vagiti più profondi dell’anima.
La Corale Polifonica “Pietro Branchina” nasce ad Adrano nel giugno del 1985 su iniziativa di Maria Pia Franco e di un gruppo di giovani provenienti dalle parrocchie di Sant’Agostino, della Chiesa Madre e di San Filippo, con il supporto di Padre Sicurella. L’atto costitutivo e lo statuto vengono ufficializzati nel 1988 davanti al notaio Tomasello di Catania, intitolando l’associazione al prevosto e musicista adranita Pietro Branchina. Nel corso di quattro decenni, la direzione artistica della corale ha visto l’avvicendamento di numerosi maestri: Maria Pia Franco, Giuseppe Stancampiano, Salvatore Coniglio, Piera Bivona, Nuccio Cavallaro, Gianluca Lo Cicero, Antonio Garofalo e l’attuale direttrice Martina Catanuto. L’attività della corale si è mossa tra la riscoperta delle opere sacre del Prevosto Branchina (come la Messa Regina Pacis e Le ultime sette parole di Gesù in croce) e lo studio del canto gregoriano. Negli anni la corale è entrata a far parte dell’associazione regionale Ars Cori, ha ottenuto il secondo posto al concorso T.I.M. di Enna, ha inciso un CD a Palermo in memoria dei magistrati Falcone e Borsellino e ha recentemente realizzato un gemellaggio internazionale con la corale Beffroi Notre Dame di Namur, in Belgio.
Quarant’anni di storia non si improvvisano. Cominciano nei cortili, tra le risate di un gruppo di amici e la voglia di fare qualcosa di grande. Lui è Placido Cusumano. Una vita passata tra note e spartiti e a veder cambiare volti di coristi e direttori. È il custode del tempo della Corale, l’unico socio fondatore che da quel lontano giugno del 1985 c’è sempre stato. Un pezzo di storia che canta e ricorda: “È nato tutto per caso. Eravamo amici che uscivano insieme. Si andava nelle parrocchie a giocare e a ballare. Un gruppo di ragazzi che cantavano a Sant’Agostino, una di loro, Maria Pia Franco propose l’idea di creare una corale. Così è nata pian piano, la prima volta abbiamo cantato per Natale. Abbiamo formato un gruppo di 25-30 persone e la serata è riuscita benissimo. Nei giorni successivi Maria Pia ha proposto di fare nascere davvero un coro. Venne la Corale Tovini di Catania a cantare a Sant’Agostino e noi andammo a sentirli. Siamo rimasti entusiasta dal canto a quattro voci. Da quella sera in poi è iniziata la voglia di scoprire canti. Abbiamo iniziato studiando musica, solfeggio, teoria grazie soprattutto a Maria Pia. Abbiamo iniziato con la musica gregoriana. Venne il vescovo che rimase entusiasta dalla nostra messa in gregoriano. Siamo diventati pian piano sempre più bravi musicalmente. Nell’88 abbiamo ufficialmente costituito la corale come statuto grazie al notaio Tomasello di Catania. Io sono l’unico dei soci fondatori che ad oggi dopo 40 anni non ha mai smesso. Gli altri vecchi soci si sono pian piano svincolati. Ad oggi è completamente nuova. Siamo rimasti solo io e il dottor Aldo Luca dalle origini. Nell’89 abbiamo ripreso i canti di padre Branchina, pezzi che non si facevano da anni. Abbiamo conosciuto sempre più musicalmente il prevosto Branchina. Le sue erano delle preghiere musicate. Purtroppo quest’anno abbiamo vissuto il 150esimo anniversario della sua nascita da spettatori e non da protagonisti per motivi logistici.”
Dal gregoriano delle origini alla memoria civile. Cantare significa anche mettersi dalla parte giusta della storia:”La diocesi insieme all’Ars cori ha voluto fare questa incisione. Siamo stati invitati come corale in rappresentanza del comune di Adrano. A quel tempo il comune non era molto favorevole a queste cose. Forse neanche oggi anche se il tutto è un po’ cambiate con il gemellaggio con Namur. A Palermo abbiamo quindi fatto un piccolo concerto e poi inciso questo CD nella chiesa di San Francesco.”
Quaranta anni su un palco sono anche imprevisti, risate e piccoli drammi che col tempo diventano ricordi esilaranti: “Nel ‘92 eravamo a Mascali, Giardini Naxos e Giarre inseriti in un percorso di gemellaggio con i cori. Io mi stavo per sposare. Una sera mentre cantavo ho avuto un collasso. Com’è che a volte si vedono quelle figure che cadono durante le parate? Ecco, è stato un po’ così. Fortunatamente era solo stress. Un’altra volta al Teatro Bellini è caduta l’insegna dietro le nostre spalle e sembrava quasi fosse scoppiata una bomba. Poi ne sono successe tante di cose. Come quando a Palermo il nostro spogliatoio è diventato l’autobus!”
Poi c’è il brivido della vera emozione. Sia che tu sia da solo sul palco o davanti a una figura religiosa di estrema importanza: “Non ho avuto opportunità di cantare solo nel tempo. E solo ora con la nuova direttrice Martina Catanuto ce l’ho finalmente avuta. Ho cantato come solista al teatro Bellini di Adrano. Cantare nel coro e da solista sono due cose ben diverse. Farlo mi ha dato grandissime emozioni. La maestra e la gente si sono complimentati con me. È stato molto emozionante anche quando abbiamo incontrato il Papa Wojtyła. Ce l’avevamo a circa venti metri. Ricordi che non passeranno mai.”
C’è ancora un desiderio che brucia sotto la divisa da corista: “Avrei piacere di fare un musical. Perché io amo molto anche il teatro. Siamo stati invitati di recente da una piccola compagnia di Adrano che ha realizzato un musical su San Francesco. Dovevamo fare un pezzo però poi a causa del nostro numero elevato abbiamo dovuto rinunciare. Un musical è diverso dal solito canto fermo e impassibile.”
Un ricambio generazionale continuo. Un porto che accoglie e lancia talenti, rompendo gli schemi e a volte spiazzando gli spettatori: “Noi invitiamo sempre dopo i concerti. Dedichiamo una parentesi a chi vorrebbe fare parte della corale. Oggi siamo circa 30 persone. La nuova direttrice ci fa fare anche musica più leggera e pop. I pezzi del Branchina per esempio sono molto belli ma necessitano di una cultura diversa per essere accolti. Abbiamo addirittura cantato “Nessun dorma” con la chitarra elettrica. È stato spiazzante per il pubblico. Tanti maestri che abbiamo avuto e coristi che ci sono stati sono partiti dalla corale e ora sono affermati come cantanti. La Corale è stato un trampolino di lancio per tanti.”
Un pizzico di nostalgia per il rigore di un tempo, ma con gli occhi puntati sul presente. Una dichiarazione d’amore totale a quella che non è per Placido semplicemente una corale ma una vera e propria ragione di vita: “L’unica cosa che rimpiango un po’ è non avere più i ragazzi con cui ho iniziato. Oggi manca un po’ quella forma di studio attento che avevamo alle origini. Gestire 30 persone è difficile e tutti hanno i loro impegni. Ma mi piace molto quello che facciamo oggi. Abbiamo fatto tante cose importanti con l’Ars Cori, siamo stati a Namur come dicevo… E così il comune si è anche un po’ avvicinato. Ad ogni modo quando io parlo della corale parlo del mio sangue.”
Se Placido è la memoria storica, lei è il motore che oggi muove spartiti e note musicali. Giovane, determinata, con le idee chiarissime su dove debba andare il suono della Corale nel 2026. Ha preso in mano una bacchetta intrisa di tradizione e ha deciso di usarla anche per abbattere qualche vecchio muro. Lei è la Maestra Martina Catanuto: “Il mio incontro con la corale è avvenuto in un momento in cui il mio percorso musicale era già ben avviato. Mi ero già laureata in pianoforte da poco e lavoravo come insegnante di pianoforte con le lezioni private. La proposta è avvenuta grazie a un amico in comune che fa parte sia del coro che del direttivo della corale. Conoscendo il mio percorso musicale mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere intraprendere questa esperienza come direttrice. La mia candidatura è stata proposta positivamente dal direttivo. All’inizio ha rappresentato per me una nuova sfida che poi nel tempo si è trasformata in un percorso ricco di soddisfazioni, crescita e condivisione musicale.”
Raccogliere il testimone da chi ha tracciato la strada prima di te. Una sfida complessa: “Accogliere la loro eredità è stato un grande onore ma anche una grande responsabilità. Ogni direttore e ogni esperienza musicale contribuisce alla crescita di una realtà come questa. Ogni maestro si dona non solo dal punto di vista musicale ma anche umano e tutto questo patrimonio rimane nei coristi e nella storia della corale.”
Il vero equilibrio sta nel non rompere i legami con la storia riuscendo però a parlare una lingua più moderna: “Il mio intento non è mai stato quello di stravolgere l’anima della corale perché la sua storia e la sua identità sono valori preziosi e da custodire. Il repertorio classico continua ad essere una parte importante del nostro percorso ed è tutt’ora presente nelle nostre esibizioni. Allo stesso tempo ho cercato di integrare brani nuovi capaci di stimolare i coristi e creare un rapporto più diretto con il pubblico di oggi. Brani più divertenti e coinvolgenti da cantare. La sfida è proprio questa: mantenere salde le radici della tradizione aprendosi però a nuove possibilità espressive in modo da vivere il canto corale più vicino ai tempi di oggi che cambiano.”
Ed ecco il palco e tutte le sue emozioni profonde: “Sicuramente la prima volta che ho diretto la corale è stato un momento indimenticabile. Un’emozione difficile da descrivere perché racchiudeva insieme la responsabilità del ruolo e l’adrenalina di iniziare un nuovo percorso. La verità è che ogni esibizione continua a regalarmi una forte emozione. Non nego che ogni volta prima di salire sul palco ho ancora le mani che tremano. Credo sia proprio questo a rendere ogni concerto speciale perché significa viverlo con partecipazione e passione. Un’esperienza particolarmente emozionante è quella dei raduni annuali di Ars Cori Sicilia che ogni anno si svolgono in città diverse della Sicilia e in cui ci si confronta con altre realtà corali. Condividere la musica con altri cori, ascoltarsi e sentirsi parte di una realtà più ampia è sempre un arricchimento. Un altro ricordo significativo è stato il viaggio in Belgio a Namur per il gemellaggio con la corale Beffroi Notre Dame. È stata un’esperienza di grande valore umano e musicale che ci ha permesso di creare un ponte attraverso il linguaggio universale della musica.”
Dietro l’esibizione ci sono le prove. Il luogo in cui il rigore della musica si scontra con l’ironia del quotidiano: “I momenti più divertenti sono quelli che viviamo durante le prove. È proprio lì che nella concentrazione del lavoro capitano spesso delle piccole papere che diventano momenti di ilarità. Una parola sbagliata, un attacco anticipato, una nota presa nel momento meno opportuno. Episodi che fanno sorridere e che contribuiscono a creare il clima di complicità che è fondamentale all’interno di un coro. Prima di ogni concerto invece abbiamo un nostro piccolo rituale che è ormai diventato una tradizione. Ci raccogliamo insieme per le ultime raccomandazioni e per una preghiera ed è il modo con cui ci auguriamo il meglio prima di salire sul palco.”
Il suono ha bisogno della pietra delle chiese, del legno dei teatri ma anche della maestosa bellezza della storia all’aperto: “Il rapporto tra il coro e l’ambiente circostante è sicuramente molto importante. Noi ci troviamo più a nostro agio in luoghi chiusi come chiese e teatri. Perché dal punto di vista acustico è più semplice ottenere un buon amalgama delle voci. Il riverbero naturale di questi ambienti aiuta il coro a fondersi maggiormente e permette al suono di arrivare più armonioso al pubblico. Inoltre credo che per chi ascolta un ambiente chiuso favorisca un clima più raccolto e una maggiore apertura all’ascolto. Quindi si crea una dimensione più intima in cui il pubblico può entrare più in sintonia con la musica e con le emozioni che il coro vuole trasmettere. Ciò non toglie che ci sono anche spazi all’aperto che possono regalare emozioni fortissime e momenti indimenticabili. Penso ad esempio alla suggestione di cantare nella valle dei templi o davanti al teatro Massimo di Palermo. Sono ovviamente luoghi dalla straordinaria bellezza che creano un’atmosfera unica.”
E infine i sogni e gli obiettivi per il futuro? “Il mio obiettivo principale è continuare a crescere insieme al gruppo e contribuire al miglioramento della corale sia dal punto di vista musicale che umano. Un coro è una realtà in continua evoluzione e credo sia importante lavorare sempre per affinare l’ascolto reciproco, la qualità del suono e la capacità di esprimere al meglio ogni brano. Mi piacerebbe ampliare ulteriormente il nostro repertorio, esplorare nuove possibilità musicali affrontando progetti sempre più stimolanti. Un altro desiderio è quello di poter partecipare a concerti ed esibizioni sempre di maggior spessore artistico. Occasioni che permettono alla corale di mettersi in gioco e confrontarsi con realtà diverse. Tra i sogni nel cassetto ci sarebbe anche quello di partecipare a concorsi musicali dedicati ai cori polifonici. Sarebbero un’opportunità importante per confrontarsi, ricevere nuovi stimoli e continuare quel percorso di crescita che rappresenta una delle motivazioni più belle del fare musica insieme.”
Se Placido è la memoria e Martina è la bacchetta, lui è la mente strategica oltre che corista dal 1997. Entrato da adolescente, oggi si ritrova a gestire una macchina complessa che porta il nome di un monumento della musica sacra. Stiamo parlando di Carmelo Avellino. Da dieci anni Presidente e custode istituzionale della Corale Branchina: “Il mio incontro con la corale è avvenuto a novembre 1997, appena diciassettenne, spronato dalla passione per la musica in genere. Ricordo che alla Pasqua 1998 abbiamo eseguito “Via Crucis” di Liszt. Una composizione molto importante e un po’ pesante per un diciassettenne, ma nonostante tutto sono ancora qui. In questi 29 anni di socio della corale ho rivestito la carica di cassiere/tesoriere per circa 6 anni e da circa 10 anni faccio il presidente.” Quattro decenni sul territorio. Un nome che pesa e che, a sorpresa, accende lampadine di ammirazione anche nei palcoscenici più importanti della Sicilia: “Rappresentare un’associazione di più di quarant’anni di storia è un onore ma anche un onere. Un onore perché siamo tra le associazioni più longeve del territorio e questo ha fatto sì che ci conoscano anche al di fuori del territorio di Adrano (un aneddoto: durante il mio lavoro mi sono trovato a parlare con il presidente del Coro Lirico Siciliano e quando ci siamo salutati simpaticamente gli ho detto: “anch’io sono presidente di una corale ma è decisamente una realtà più piccola” e lui: “quale corale?” ed io: “la corale Pietro Branchina di Adrano” “ma certo che la conosco perché non è così piccola e poi ha la sua storia!”. Al Coro Lirico Siciliano hanno cantato diversi soci/coristi che per vari motivi si sono allontanati dal coro e poi hanno cantato lì.) Un onere perché un quarto di questo tempo l’associazione l’ha trascorso con me e ho sempre cercato di tenere alto il livello culturale (nella ricerca e conoscenza del personaggio e musicista Prevosto M° Pietro Branchina grazie alla cui figura abbiamo collaborato, con il materiale a nostra disposizione, alla stesura di una tesi di laurea in organo del M° Ivan Raiti) e musicale senza trascurare il nostro passato, con brani classici, e dando uno sguardo in avanti, con l’inserimento di qualche brano pop in polifonia.”
Dietro la facciata solenne del concerto si nasconde un lunghissimo processo di mediazione. Quasi uno studio sociologico per far convivere i gusti di tutti: “Il concerto è solo la parte finale di mesi di lavoro di isterismi, pessimismo, rassegnazione, euforia…. del direttore, mia e dei coristi. La parte organizzativa passa da una prima fase di proposta dei brani del direttore al direttivo (e viceversa) della corale dove viene fatta la prima valutazione dei brani considerando loro punti di forza e criticità. Dopo questa prima analisi il tutto si sposta all’approvazione dei coristi in cui avvengono ulteriori modifiche. Dopodiché si passa alla fase “produttiva” cioè iniziano le prove dei brani da cui vengono fuori altre difficoltà, stavolta oggettive, e quindi il programma/progetto subisce altre variazioni. Ai giorni nostri è difficile tenere viva una realtà polifonica perché gli stili di musica proposti dalle radio sono talvolta differenti e quindi tanti vengono e poi vanno via magari non trovandosi col genere musicale. La sfida infatti è quella di tenere una realtà dinamica musicalmente così da appassionare persone con gusti musicali differenti. Questo vale anche da parte di chi ascolta e che preferisce la diversità dei generi. Quindi la sfida più grande è quella di mettere insieme i gusti di tutti i coristi con quello che il pubblico ha il piacere di ascoltare. A volte sembriamo degli economisti che fanno ricerche di mercato!!!”
Superare i confini geografici e scoprire che la musica è un linguaggio o che non ha bisogno di traduzioni: “Il gemellaggio con i nostri amici della Corale Beffroi è stato uno dei momenti più iconici degli ultimi anni. La nostra visita a Namur e la loro recente visita ad Adrano ci ha aperti a una visione più ampia della musica, perché non avevamo mai avuto la possibilità di un incontro musicale con realtà così distanti geograficamente ma abbiamo visto che se le difficoltà linguistiche ci dividono, quelle musicali ci hanno unito fino al punto che ci sentivamo con Ada Bua (presidente della Beffroi) per mettere a punto nel breve tempo la loro bella visita ad Adrano. Purtroppo alcuni coristi non hanno potuto essere presenti a Namur ma nonostante ciò hanno atteso il loro arrivo per poter fondere insieme le nostre voci.”
L’orgoglio di esportare un pezzo di storia Adranita nel mondo e la commozione di riempire i luoghi più simbolici della propria città: “Orgoglioso della corale mi sento sempre perché non è da tutti rappresentare quarant’anni di storia di un’associazione che porta il nome di un illustre musicista adranita che ha partecipato alla riforma musicale sacra e le sue partiture si trovano fino in America Latina. I concerti mi danno tutti grande emozione perché dietro c’è tanto lavoro e quindi è il culmine di un progetto. Come emozione più recente c’è sicuramente il gemellaggio con la Beffroi di Namur. Quando siamo stati a Namur è stato un insieme di cose a darmi emozioni: dal semplice sentire tradotta la storia della corale in francese al vedere gente originaria di Adrano insieme ai belgi che aspettavano la fine del concerto per venirci a dire quanto era stato bello vederci e sentirci. Lo scorso 31 maggio insieme alla Beffroi abbiamo avuto il piacere di esibirci nella splendida cornice del Teatro Bellini di Adrano e anche lì mi sono emozionato vedendo il teatro pienissimo e con la gente contenta delle due esibizioni. Mi ha emozionato tanto perché ho capito che le persone attendevano quel momento di unione tra due città lontane ma unite.”
Un coro in viaggio è anche un generatore di follia, gag e retroscena memorabili, impossibili da cancellare: “Sicuramente porterò con me la simpatia del M° Salvatore Coniglio che dopo aver con fatica indirizzato l’attenzione alle prove mi salutava mentre dirigeva. O la volta che siamo tornati, non so in quanti, dentro una macchina da Caltagirone dopo un’esibizione natalizia. O quando durante un’esibizione al teatro Bellini di Adrano è crollata dietro di noi un pezzo di scenografia. O trovarsi un corista dietro l’ascensore nell’albergo di Namur con la bottiglietta di grappa che aspettava l’apertura delle porte per versarti uno shottino. Ma memorabili sono anche le cantate al karaoke da Placido o nei ristoranti a mangiare la pizza per poi finire a divertirsi solo perché si sta stonando.”
La cultura richiede rispetto, investimenti e istituzioni capaci di comprendere la differenza tra un accordo improvvisato e anni di studio: “Nell’associazionismo è importantissimo l’appoggio delle istituzioni sia in forma economica che logistica. Noi ci autofinanziamo per molte attività, ma a volte il supporto deve essere maggiore perché con le nostre finanze non riusciamo. Lo so, la cultura per alcuni è un peso e il non profit significa che non ci sono spese, ma non è così!! Mettere in piedi un concerto con dei professionisti significa che devi riconoscere la loro professionalità non solo a parole. Per alcuni è indifferente che canti o suoni una persona che faccia qualche accordo o che sia laureato, per noi no: cerchiamo sempre di avere il meglio compatibilmente alle nostre risorse. Logisticamente per fortuna Don Pietro Strano è una fondamentale risorsa visto che ci ospita. È facile dedurre che è fondamentale la collaborazione di diverse istituzioni per andare avanti e sicuramente quella dell’amministrazione per molti casi è stata e sarà importantissima.”
Puntare in alto. Guardare oltre i confini della Sicilia per afferrare quel sogno che un tempo apparteneva al Prevosto Branchina: “Obiettivi da raggiungere ne ho, tra i quali ricominciare a partecipare a concorsi canori, ma so che c’è tanto lavoro e dispendio economico. Il mio sogno è quello di portare la Corale Branchina ad esibirsi dove il M° Branchina avrebbe avuto il piacere di esibirsi, cioè nella Cappella Sistina. Ma lì è impossibile perché è riservata alla Cappella Musicale Pontificia. Però a Roma per una messa del Papa sarei già contento.”
Un microcosmo che ha attraversato quattro decenni spinto da una passione pura, vera, viscerale. Sangue fatto di canto, mani che tremano per l’emozione prima di alzare la bacchetta e sogni impossibili verso la Cappella Sistina. Ma in mezzo una certezza: la Corale Branchina continuerà per sempre a unire le sue voci. Per Adrano e per il mondo intero.
