CATANIA – Centinaia di lavoratori si sono ritrovati davanti ai cancelli dello stabilimento Pfizer di Catania per chiedere il ritiro dei 330 licenziamenti annunciati, la tutela del personale somministrato e un nuovo piano industriale capace di garantire un futuro produttivo al sito etneo.
Al presidio hanno partecipato operai, impiegati, rappresentanti sindacali e delegazioni provenienti da altri comparti, tra cui chimici e metalmeccanici. Una mobilitazione che, secondo le organizzazioni sindacali, ha trasformato la crisi dello stabilimento in una questione che coinvolge l’intera città.
I sindacati: «È la vertenza di Catania»
«C’era il sole di luglio, ma anche la rabbia giusta. C’erano temperature proibitive, ma anche centinaia di anime che non hanno mollato. Questa mattina, davanti ai cancelli della Pfizer, abbiamo visto una risposta straordinaria: operai, impiegate, rappresentanti sindacali, delegati di altri comparti, lavoratrici e lavoratori somministrati, tutti insieme, fianco a fianco».
Così i segretari territoriali Jerry Magno della Filctem Cgil, Stefano Costa della Femca Cisl, Mimmo D’Antone della Uiltec Uil e Angelo Mirabella dell’Ugl Chimici hanno descritto la mobilitazione.
«Non era solo un presidio. Era un grido corale: questa non è più la vertenza Pfizer. È la vertenza di Catania», hanno sottolineato i rappresentanti sindacali.
Tre richieste: stop ai licenziamenti, tutele e investimenti
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito le tre richieste al centro della vertenza: fermare i 330 licenziamenti, salvaguardare i lavoratori somministrati e rilanciare lo stabilimento attraverso nuove produzioni e investimenti.
I sindacati contestano duramente anche la gestione aziendale degli ultimi anni, ritenuta responsabile di una progressiva riduzione delle attività e dell’assenza di prospettive per il sito catanese. Per queste ragioni hanno chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Campobasso.
«Non abbiamo più alcuna fiducia in questo management. Ha svuotato il sito, non ha portato produzioni, non ha costruito prospettive e oggi presenta il conto ai lavoratori. È inaccettabile. A pagare non possono essere centinaia di famiglie», affermano Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Ugl Chimici.
Il 22 luglio il tavolo al Ministero
Un passaggio decisivo è atteso per il 22 luglio, quando la vertenza sarà affrontata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In vista dell’incontro, il Mimit ha già contattato tutte le organizzazioni sindacali per acquisire un quadro completo della situazione dello stabilimento.
Per i rappresentanti dei lavoratori, l’interessamento del Ministero conferma la dimensione nazionale raggiunta dalla vicenda e la necessità di individuare una soluzione che impedisca una pesante ricaduta occupazionale e industriale sul territorio etneo.
Il sostegno delle istituzioni e dell’arcivescovo Renna
Alla mobilitazione hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni cittadine e delle forze politiche, che hanno espresso sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie.
Significativo anche l’intervento dell’arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, che ha richiamato tutte le parti coinvolte alla responsabilità e alla necessità di difendere il lavoro e la dignità delle famiglie.
«Oggi abbiamo dimostrato che i lavoratori sono uniti, compatti e determinati. Il 22 luglio il Governo dovrà dimostrare di essere dalla loro parte. Noi non faremo un passo indietro. Perché non si difende solo uno stabilimento: si difende il futuro di una città intera», concludono i sindacati.
