Identità, limite tra due culture e non recinto invalicabile

Vado dritto alla questione. Esiste la possibilità di poter esprimere il proprio pensiero senza essere tacciati di ogni nefandezza ideologica? Esiste la possibilità di poter avere dubbi, sulle questioni proposte dai media – con un bombardamento incredibile e spesso poco credibile? Possiamo esercitare la cultura del pensiero divergente senza essere additati come fascisti?

Tutti i dibattiti e su tutte le questioni, in questo Paese, stanno diventando il paravento per nascondere le vere questioni. La mancanza di pre-condizioni allo sviluppo. Capisco i nostalgici, che si aggrappano ai segni del passato per coprire il vuoto ideologico che li circonda. Capisco chi sente l’esigenza di radunare gli ultimi “soldati” per l’ennesima ultima battaglia. Ma siamo in “game over”.

Alcune considerazioni. Nei paesi europei i politici che perdono fanno altro. Dalle nostre parti aspettano – in silenzio – che torni il sole. Negli altri Paesi si perde e si vince, da noi si vince. Questo non aiuta il cambio generazionale. Di questi tempi, sentire che alcune parti politiche si riorganizzano – per rilanciare – con i nonni della politica fa riflettere.

Altra questione. Alcuni governi (forse tanti) – anche locali – contengono tutti i simboli dell’arco costituzionale. Avevano detto che era la cultura del “civismo”. Sembra altro visto da fuori. Giorgio Gaber e Norberto Bobbio staranno ballando la samba in questo momento. E provate a esternare un dubbio? Un’incertezza? Oppure a fare una domanda. Sarete subito declassati a “fascisti, comunisti o democratici cristiani”. (ma almeno loro un’idea c’è l’avevano). Se non metti la maglietta rossa sei fascista. Se non metti la maglietta azzurra sei comunista. Se cerchi di parlarne, sei un democratico.

Sui migranti e i rom si dice di tutto. Ma guai ad evidenziare divergenze rispetto al sentire comune. Molti sarebbero d’accordo con l’esigenza di fare un’anagrafe dei rom. Ma si vergognano a dirlo. Sarebbero subito esiliati a Salò. Come se tutti noi non fossimo anagrafatizzati e censiti. Ma il dubbio è letale. Sei un fascista. E buona notte ai suonatori. Questo è uno dei tanti esempi.

Solidarietà. Conosco tante persone di destra che dedicano il loro tempo nelle mense sociali a servire i più bisognosi e tanti altri che promuovono centri sociali di sinistra. Per evitare equivoci, ognuno è libero di pensare quello che vuole ma almeno finiamola con le etichettature facili. Oppure usiamo le etichette trasparenti, quelle dove c’è scritto tutto, non solo quello che ci conviene.

In effetti ci sarebbero tanti altri esempi, da una parte e dall’altra. Penso al linciaggio nei confronti di Matteo Renzi sulla L.107 della buona scuola e ora aspetto come cambieranno la legge. Forse cambieranno il nome, si chiamerà 108 come la Peugeot.

Credo che siamo un Paese nelle mani di una casta di Dirigenti sponsorizzata dai Banchieri e fomentata dalle Multinazionali. L’ho detto.

Vorrei la politica. Vorrei le idee politiche. Vorrei coerenza tra uomini, idee e azioni. Vorrei programmazione a partire delle esigenze dell’uomo. Vorrei che ci fosse un’idea etica di sviluppo. Vorrei chiarezza. Vorrei confrontarmi sul piano delle idee e delle strategie e non sugli interessi di caste ristrette.

C’è bisogno di politica. Gli architetti – per esempio – si incontrano a Roma e discutono sul loro futuro. ABITARE IL PAESE | Città e territori del Futuro Prossimo. Discutono e meno male che un magistrato come Giovanni Maria Flik pone al centro del suo intervento l’art. 9 della Costituzione ItalianaLa repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico artistico della Nazione”. Poi tutti a denunciare l’assenza della Politica.

Forse bisogna ripartire da qui. Dalla cultura, dal paesaggio, dal patrimonio culturale e trovare convergenze ideologiche. Forse non ha senso ancora parlare di destra e sinistra ma di chi vuole difendere la cultura e l’identità di una terra meravigliosa e chi vuole standardizzare ogni cosa. In questo senso gli architetti italiani hanno una responsabilità e dovrebbero accettare la sfida. Esercitando l’architettura etica, sostenibile e di qualità. Come in molte esperienze dell’America Latina.

 Il tema di oggi è l’identità, che non significa recintare. Credo che l’Italia del Rinascimento può rappresentare un modello possibile. La politica ne deve tener conto. Non servono populismi di facciata o come brand, ma di sostanza. Populismo inteso come attenzione all’umanità, alle criticità delle gente. Non serve essere “etichettosi” ma pratici. Non serve essere rancorosi ma innovativi.

Che strani tempi. Un governo nuovo che muove i primi passi. Quello vecchio che scalpita di nuovo. Putin e Trump. I campionati di calcio in Russia. Il Brasile che esce e la Germania che piange. Il popolo della Juve che aspetta Ronaldo e gli altri che gufano sui social. L’art. 18 che va e viene, la scuola che è finita e le spiagge tutte piene di bambini con il secchiello in mano.

E’ l’inizio dell’estate. E in mezzo a tutto questo si parla di migranti, di porti chiusi, di scafisti e ONG. Si parla.  Abbiamo perso la nostra identità e non è mettendo la maglietta della nostra – vecchia cara – squadra di calcio che ci rende giocatori in questa partita. L’identità è un limite tra due culture e non un recinto invalicabile. E i gli antichi Greci sapevano cosa significasse limite. Non la fine di qualcosa (noi) ma il punto di partenza di altro (loro). Quindi lo spazio della diversità e della ricchezza dello scambio. Tutto quello che ci rende umanità.

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Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

2 Comments

  1. Francesco, ho letto con molta attenzione quanto tu scrivi e condivido desidero aggiungere un piccola riflessione fra le tantissime che vorrei, manca la cultura della Poli(s)riva. Siamo bombardati da fake su tutti social ed difficilissimo distinguere il vero dal falso. Ciao

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