Catania, il Tribunale ordina il sequestro del patrimonio della “Roberto Abate S.p.A.”: società sull’orlo del precipizio

Il Tribunale di Catania, sezione fallimentare, ha disposto il sequestro del patrimonio della “Roberto Abate S.p.A.”, gruppo con sede a Belpasso, leader della grande distribuzione organizzata. Sequestrati tutti i beni mobili, immobili e conti correnti.
La sezione fallimentare del Tribunale etneo ha anche nominato due custodi (Giuseppe Basile e Salvatore Virgillito) e sta prendendo in esame la richiesta di fallimento del gruppo avanzata nel corso dell’udienza di lunedì scorso dal pm Fabio Regolo.
L’otto febbraio scorso il Gruppo Abate, lo ricordiamo, ha presentato al Tribunale una richiesta di Concordato, cosiddetto “in bianco”.
“L’impossibilità di dichiarare il fallimento in pendenza del ricorso per concordato preventivo, tanto più in bianco, e in attesa del suo esito – si legge nel decreto che dispone il sequestro del patrimonio – rende ancor più evidente e necessaria la previsione di un eventuale intervento di natura cautelare”.
Dal provvedimento del Tribunale emerge, ufficialmente, anche la massa di indebitamento del gruppo Abate. “A fronte di un ammontare dei debiti di oltre € 149.202.216,00, veniva sinteticamente prospettato un piano volto alla integrale cessione dell’attività commerciale, rappresentata dalla gestione diretta dei punti vendita al dettaglio, con pagamento integrale dei crediti prelazionari e in percentuale dei creditori chirografari, senza riferimento alcuno a eventuali cessioni già intervenute”.
“Dalla situazione contabile aggiornata al 26.02.2019 le disponibilità liquide risultano essere pari a € 907.142,00, disponibilità che verosimilmente mal si concilia con i rilevanti introiti che la Roberto Abate ha registrato sia con la cessione del compendio immobiliare Etnapolis sia con le successive cessioni e affitti di ramo di azienda intervenute a ridosso della avanzata proposta di concordato”.
Di inaudita gravità quanto scrivono i magistrati della sezione fallimentare: “Le cessioni di asset aziendali, la mancanza di trasparenza in ordine ai relativi flussi di denaro, i comprovati pagamenti preferenziali, inducono a ritenere verosimile il compimento da parte della Roberto Abate di una complessiva operazione di volatilizzazione del proprio patrimonio che, unitamente al carente flusso informativo (che non consente al Tribunale di verificare e tracciare i dati acquisiti anche e soprattutto in ordine alla gestione del cash flow), induce a ritenere verosimile la sussistenza del ‘periculum in mora’ in relazione alla integrità aziendale a discapito della garanzia patrimoniale dei creditori”.
Nel passaggio successivo del provvedimento, i magistrati aggiungono: “Considerati i comportamenti dismissivi posti in essere dalla società oggi in concordato, il nocumento derivante dalla volatilizzazione degli asset aziendali e la sostanziale mancanza di informazioni offerte sul punto, inducono a ritenere sussistenti esigenze cautelari composite che comportino l’adozione di provvedimenti che vadano ad incidere sul rapporto tra imprenditore ed impresa qual è il sequestro dell’azienda nel suo complesso”.
Nei confronti del gruppo sono state avanzate – sinora – ben 9 richieste di fallimento, due delle quali revocate grazie ad un accordo raggiunto. La clamorosa decisione di sequestrare tutto il patrimonio della “Roberto Abate S.p.A.” fa seguito all’udienza di lunedì scorso nell’ambito della quale si riunivano in un unico corpo le richieste di fallimento. E’ stato il pubblico ministero Regolo, tra i più preparati del Tribunale in materia, ad avanzare in udienza la richiesta di fallimento. La richiesta di Concordato segue di pochi mesi la vendita degli asset principali del gruppo: prima, ad agosto 2018, l’immobile di Etnapolis (venduto alla Morgan Stanley), poi il grosso dei supermercati a tre gruppi del settore, la ragusana Ergon, il Gruppo Arena e il Gruppo Rocchetta.

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