A Catania in cerca di talenti: parla Michele Torpedine, il Re Mida della musica italiana (VIDEO)

Ha preso Bocelli da un piano bar per farne uno dei tenori più celebrati al mondo. Ha scoperto Giorgia e Zucchero (con alcuni di loro ha poi litigato) e rilanciato Gino Paoli. Adesso la creatura musicale alla quale tiene di più è Il Volo, il terzetto di giovani divenuto fenomeno internazionale. Michele Torpedine, 66 anni, è una sorta di “Re Mida” della musica italiana. Il produttore italiano ed ex batterista – suonava con Orietta Berti e Gino Paoli – è stato in questi giorni in Sicilia, ad Aci Trezza, per la semifinale del concorso canoro nazionale “Je So Pazzo” dedicato al grande Pino Daniele, con la direzione artistica di Adriano Pennino. La finale del concorso – alla IV edizione – si terrà a Fiuggi dal 26 al 30 giugno. Nel Catanese, Torpedine si è sottoposto ad una ‘full immersion’ per ascoltare le giovani promesse, assieme agli altri componenti della giuria: Silvia Matarazzo, Lucas Giacalone e Valerio Gridelli.

Con lui, per il Corriere Etneo, ho parlato di nuovi talenti, del “core ‘ngrato” degli artisti e, ovviamente, anche dei suoi adorati ragazzi de “Il Volo”.

Questo casting nel nome e nel ricordo di Pino Daniele che frutti sta dando?

Il livello è medio-alto e sono contento per l’amico Longobardi che coordina il lavoro. Sono qui perché sono molto legato a Pino Daniele. Ho lavorato per 8 anni con lui. Ho curato il trentennale a Piazza Plebiscito. Ero proprio innamorato di quell’artista.

Un altro come Daniele lo avremo tra 100 anni.

E’ difficilissimo che ciò avvenga. Adesso c’è una situazione musicale che non fa sperare: tra rap e trap, la musica è finita. C’era quella canzone che diceva ‘la musica è finita, gli amici se ne vanno’. Qui mi sa che ce ne andiamo noi perché il livello è molto basso.

Cos’è che distingue un talento puro da un artigiano della musica? 

Le faccio un esempio, qui ad Aci Trezza nella parte finale del casting è arrivata una ragazza che ha fatto la differenza. Lì capisci che può succedere qualcosa di importante. Ed è la personalità ciò che conta di più. Pensiamo ai talent: 12 anni di X Factor ed è venuto fuori solo Mengoni (he sarebbe venuto fuori comunque), mai nessuno a The Voice, trent’anni di Cet con Mogol e mai nessuno. Fin quando pensano allo spettacolo televisivo e non rispettano la musica, è chiaro che non succede mai niente.

Torpedine con Lucas Giacalone, altro componente della giuria del concorso canoro.

Può succedere che hai davanti la Gioconda e non te ne accorgi? 

Sì, metti la Pausini. Il padre Fabrizio suonava in un piano-bar di Bologna che era un nostro punto di ritrovo: ci andavamo con Vasco e Zucchero. Lei veniva a trovare il padre e poi saliva sul palco per farsi sentire da noi. La Pausini ci dava i cd e io ero l’unico che li rifiutava, perché non era di mio gradimento. Perciò, anche noi possiamo sbagliare.

Alla scoperta di Bocelli ha contribuito Luciano Pavarotti.

Pavarotti è stato il primo a dirmi che era da anni che non sentiva una voce così col microfono. Il grande Luciano Pavarotti diceva sempre che Andrea non era un tenore da teatro, ma uno dei migliori al mondo con il microfono. Ho seguito il consiglio di Pavarotti.

Con i talent che impazzano ormai da anni, la questione è assai dibattuta: servono i talent oppure occorre la gavetta per pescare i talenti puri? 

Non è legge, nessuno può dire cosa vale di più. Ci sono casi come quello di Ramazzotti che è esploso ragazzino durante un Sanremo. La stessa cosa per Laura Pausini. Anche Ultimo, per dire, è nato all’improvviso al recente Sanremo. Ci sono, poi, altri casi di artisti duraturi nel tempo come Vaco, Ligabue, Zucchero che venivano dai club e dalle balere, gavetta enorme. A proposito, vediamo cosa fa all’Eurovision Mahmood, persona stupenda con un brano molto bello.

Nel suo libro “Ricomincio dai tre” – i 3 sono i ragazzi del Volo – lei si sofferma sui talenti scoperti o rilanciati e di tutti mette in mostra un tratto caratteristico: l’ingratitudine. Colpa del narcisismo che contraddistingue gli artisti?

Il mio libro poteva anche intitolarsi “Legittima difesa” perché non ne potevo più di sentire racconti deviati e fantasie di artisti che parlavano, per esempio, di duetti stellari dovuti alle loro voci. E invece ero io a pagarli questi duetti.

Sta parlando di Zucchero?

(sorride…) Sì, abbastanza. Si tratta di non riconoscere il lavoro degli altri: loro sono già in copertina, prendono la Siae, vanno sul palco. Se devi dire un grazie, dillo. Con Il Volo, invece, è proprio il contrario. E’ anche merito loro se ho scritto il libro. Le famiglie dei ragazzi del Volo sono determinanti. A molti artisti succede che quando arriva il successo, tutti salgono sul carro: parenti, mogli, fidanzati, zii. Le tre famiglie dei ragazzi del Volo stanno sempre al loro posto. Condividono tutto ciò che io sto facendo e sanno di potersi fidare.

C’è, c’è stato, un talento in Italia che si è buttato via senza avere ciò che meritava? 

Penso ad Eduardo De Crescenzo. Quando a Sanremo fece ‘Ancora’ ricevette telegrammi e complimenti da tutta Italia. Venne definito lo “Stevie Wonder” italiano. Solo che a gestirlo è stata la moglie. Quando subentra un parente, non si è mai obiettivi. Non riesci a comunicare con l’artista e non puoi fermarlo davanti alle cose sbagliate. In America lo insegnano: per gestire un artista occorre un manager o un avvocato, non il fratello e il cugino.

Le piacerebbe essere definito il “Quincy Jones” italiano?

No, per amor di Dio. Potrei mettermi alla pari di Tony Mottola, presidente della Sony americana che ha scoperto Mariah Carey e Celine Dion. Quincy Jones è un grandissimo musicista.

A proposito: lei ha suonato la batteria con tanti artisti. E’ vero che ha smesso dopo che era entrato sulla scena quel ‘mostro’ di Tullio De Piscopo?

Mi faceva incazzare, ma è un carissimo amico. Quando suonavo con la band, c’era con noi Giorgio Baiocco che era il sassofonista di Mina. Già per me suonare con Baiocco era prestigioso, e forse non ero proprio all’altezza. Tullio era amico di Baiocco e ci seguiva, veniva a sedersi sotto la batteria. Quando Giorgio lo invitava sul palco a suonare, per me era impossibile e umiliante tornare poi alla batteria.

C’è tra gli artisti musicali italiani viventi un talento al quale, com’è avvenuto con Mina e Lucio Battisti, consiglierebbe di uscire di scena per alimentare ancora di più il mito?

No, sono cose che non condivido. Battisti è uscito di scena per una serie di motivi fisici, non poteva reggere il ‘live’, non poteva arrivare alla fine. Mina, invece, poteva farlo benissimo. Non condivido le scelte di Mina e Celentano di sparire, non accettare la vecchiaia. Guardate Gino Paoli, l’età va accettata.

Quello di alcuni critici musicali nei confronti del trio Il Volo è snobismo oppure partito preso? All’ultimo Sanremo ha fatto scalpore la plateale contestazione di un gruppo di giornalisti nei loro confronti.

In generale ce l’hanno con il Made in Italy e con il bel canto. A Sanremo alcuni giornalisti sono usciti talmente male che per noi è stata una fortuna. In tanti, della stampa, non hanno capito che Il Volo non fa canzonette pop. Quando è il momento i tre cantano ‘Nessun dorma’ e ‘Lucean le stelle’ a un certo livello. Questo vuol dire che tecnicamente sono un’altra cosa.

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Riguardo l'autore Nicola Savoca

Giornalista professionista dal 1992, ‘annus horribilis’ per l’Italia e la Sicilia soprattutto. Dirige il Corriere Etneo dal 2017 ma non ha mai usato la bacchetta. Le sue grandi passioni sono lo scrittore John Fante e il regista Giuseppe Tornatore. Radio e televisione sono il suo terreno preferito. La vecchia Telecolor gli è rimasta nel cuore. Catanese di Adrano, ha un debole per la sua città. Su un’isola deserta porterebbe tutti i dischi di Lucio Battisti (la preferita è Anche per te).

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