Paternò, parla il fratello della donna ‘suicida’ in Svizzera: “Un indagato è punto di partenza verso la verità”

“Un indagato per la morte di mia sorella? E’ sicuramente un punto di partenza, ma aspettiamo l’evolversi dell’inchiesta e vedremo cosa accadra'”. Parla Massimiliano Giordano, il fratello di Alessandra, la maestra di Paterno’ che un paio di mesi fa ha deciso di morire a a 46 anni nella clinica Dignitas, in cui si pratica il suicidio assistito, la stessa, a Zurigo, in cui era morto dj Fabo. La procura ha avviato un’inchiesta affidata al pubblico ministero Angelo Brugaletta. Nell’indagine è stato notificato un avviso di garanzia per istigazione al suicidio, a Emilio Coveri, 68 anni, fondatore nel 1996 dell’associazione Exit-Italia, che si propone di alimentare il dibattito sul fine vita, a cui Alessandra Giordano, affetta dalla sindrome di Eagle e da una grave depressione, si era iscritta. Assistito dagli avvocati Giuseppe Camonita e Marco Tringali, Massimiliano Giordano spiega che non era a conoscenza del rapporto tra sua sorella a Exit-Italia: “Lo abbiamo saputo soltanto dopo, non sapevamo neanche dell’esistenza di Exit-Italia. Con la struttura ci sono stati soltanto contatti legati alla restituzione delle ceneri”. E assicura: “Noi non abbiamo iniziato una guerra personale contro di lui, ne’ ci interessa rispondere o esprimere opinioni rispetto alla esternazione del suo pensiero”. Di certo “non è accettabile l’assoluto disprezzo per la vita e per i sentimenti di certi personaggi che dietro la libertà di scelta nascondono finalità di natura economica”. Il fratello di Alessandra Giordano afferma: “Conoscevamo le intenzioni che esternava alla famiglia, ma eravamo certi che senza un aiuto esterno non sarebbe stata in grado, considerato che voleva essere accompagnata anche per andare dal medico”. Cosa si aspetta dall’inchiesta di Catania? “Nulla, ma siamo certi che la magistratura farà tutto il possibile per accertare eventuali responsabilità, dopo si vedrà”.
“Siamo stanchi”, continua Giordano, “ma la giustizia non c’entra. E’ più una questione emotiva. Vorremmo tornare alla normalità dopo anni di difficile gestione dei rapporti con nostra sorella e le sofferenze patite per quanto accaduto negli ultimi tre mesi; la giustizia fa quel che può considerata la complessità della situazione”. C’è di mezzo “uno Stato straniero: con le nostre forze potremo fare ben poco e non mi pare ci sia un coinvolgimento della politica a tal proposito. Abbiamo avuto tanto affetto da parte di parenti e amici e questo sicuramente ci ha aiutato nei momenti più difficili. Da un lato abbiamo avuto tanta solidarietà da parte di coloro che ci conoscono, dall’altro lato siamo stati feriti dai tanti commenti che abbiamo letti sui social da parte di gente che si permette di giudicare o esprimere opinioni senza neanche conoscere i dettagli della vicenda”. “Ci manca nostra sorella, di Alessandra ci manca tutto. Credevamo nella possibilità di un suo recupero e oggi, non saperla più con noi è un dolore immenso”.

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