Bronte, i ‘cosza ruci’ o ‘mammurati’: i dolcetti a forma di cuore ‘firmati’ dalle nonne

Da sempre, Bronte è la culla delle tradizioni e delle novità culinarie uniche e incomparabili. È il caso dei “cosza ruci”, o ‘mammurati’, tipici dolcetti alle mandorle con una particolare glassatura bianca, zuccherata e lucente. Molto probabilmente la ricetta è stata divulgata dalle stesse monache del Monastero della Badìa (Piazza Spedalieri) che, per secoli, hanno tenuto al segreto la ricetta delle fillette. Se di quest’ultime, però, gli ingredienti sono riservati, dei cuori alle mandorle tutto si sa. Bastano infatti una manciata di mandorle tostate, farina, zucchero, acqua e qualche cucchiaino di cannella per ottenere un impasto eccellente. “I cuori devono avere una forma perfetta” – spiegano le nonne-cuoche che tra di loro animano delle amichevoli sfide tentando di far meglio delle altre.
“E la ‘mammurata’ deve essere liscia e lucente”. Sì, perché per capire se l’impasto non ha bisogno d’altro, bisogna appoggiarci sopra il palmo della mano e constatare che non risulti appiccicoso. Si deve poi lavorarlo per bene e modellarlo con le mani, attraverso particolari movimenti, provando ad ottenere la forma desiderata. Per realizzare “a mammurata” (tipica glassa bianca preparata con albume, zucchero a velo e qualche goccia di limone per la brillantezza) c’è bisogno di un attento lavoro. “Chi inizia, deve finire – continuano le nonne – o altrimenti, con mani diverse, il composto si smonterà”. Una volta avuta la glassa speciale, le nonne, rigorosamente con le dita, ricoprono il dolce già cotto in maniera omogenea con gesti attenti e delicati, facendo il tutto in una singola “passata”. Infine sulla “mammurata” vengono messi “i riavuricchi” tipici pallini colorati e zuccherati per decorare il dolce che verrà nuovamente infornato ad una bassa temperatura.
Un tempo, i “cosza ruci” venivano preparati in occasione di eventi particolari, come il raggiungimento del sacerdozio, oppure in liete ricorrenze festive. A Pasqua, infatti, era tradizione che la ragazza regalasse all’amato questo dolce a forma di cuore di grandi dimensioni, e lui ne regalasse uno a lei a forma di agnello, per omaggiare le festività pasquali. In altri felici avvenimenti, come i matrimoni, era uso comune che le madri e le nonne preparassero i “cosza ruci” per offrirli alle persone che portavano i regali nuziali a casa. Anche oggi, questi tipici dolcetti vengono preparati dalle nonne con la stessa cura e amore, in occasioni di festa, quali Natale e Pasqua, per fare felici i nipotini e ripetere l’incanto legato alle vecchie tradizioni.

Erika Samperi

Riguardo l'autore Erika Samperi

Erika Samperi, di anni 20, è una studentessa universitaria, orgogliosamente siciliana. Impegnata attivamente nel sociale, ama l'arte in tutte le sue forme, leggere e viaggiare. Cresciuta a pane e fiabe dei fratelli Grimm, nutre un amore sviscerato per i grandi classici della letteratura italiana e per il jazz e il blues americano. Spera di poter completare gli studi e continuare a scrivere raccontando la vita che la circonda.

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