Catania, inchiesta “falsi invalidi”: tutti i nomi degli indagati e le intercettazioni sui medici coinvolti

“Mia suocera è meglio di me”.

In una conversazione intercettata nel suo studio medico il dottor Giuseppe Blancato – arrestato ieri nell’operazione Esculapio della Procura di Catania – parla con un interlocutore della pratica di indennità di accompagnamento da far assegnare all’ex suocera (il professionista è separato dalla moglie) e si sofferma sulle discrete condizioni della donna. Non solo: per raggiungere il proprio obiettivo, Blancato si vanta di aver fatto cambiare fittiziamente l’indirizzo del domicilio all’ex suocera: escamotage che ha permesso alla donna di sostenere la visita presso l’Asp di Pedara dove opera – a suo dire – una commissione più ‘soft’.

Blancato, scrivono i magistrati, si lascia andare a una confessione ulteriore affermando “abbiamo falsificato tutti i certificati”, ammettendo così di aver truccato tutta la documentazione relativa alla donna.
Blancato è uno 21 indagati dalla Procura etnea per concorso aggravato nei reati di truffa, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsa perizia e frode processuale.

Assieme a lui è finito in carcere Antonino Rizzo, reumatologo e medico di medicina generale. Ai domiciliari Sebastiano Pennisi, fisiatra al Poliambulatorio di Ramacca, Carmelo Zaffora psichiatra, direttore f.f. del modulo complesso Catania Nord del dipartimento di Salute Mentale di Catania, Filippo Sambataro, cardiochirurgo al Centro Cuore Morgagni di Pedara e Presidente del Consiglio Comunale di Paternò. Per Innocenza Rotundi (detta Barbara) è stato applicato il divieto di esercitare la professione medica per un anno.

Questi i nomi degli altri indagati: Santa Barbagallo, Mario Bosco, Marco Ciriacono, Graziella Maria Carla Di Pisa, Gabriella Fichera, Alfio Leonardi, Giuseppa Lo Presti, Maria Mangano, Domnica Nica, Angela Puleo, Arianna Recupero,, Salvatore Russo, Giuseppe Valenti, Concettina Valvo.

Il sistema criminoso è stato denunciato dal responsabile del Centro medico legale dell’Inps sul cui tavolo sono arrivate decine di richieste finalizzate all’ottenimento di pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. Secondo quanto è emerso dalle indagini, i medici di base si avvalevano di specialisti compiacenti che rilasciavano certificati “attestanti patologie in realtà insussistenti o enormemente enfatizzati”. Il paziente che ambiva al riconoscimento della pensione o dell’indennità veniva istruito a dovere sul comportamento da tenere davanti alla Commissione. Nella gran parte dei casi l’indicazione suggerita era quella di presentarsi su una sedia a rotelle, con la bombola dell’ossigeno e indossando un pannolone. La messinscena suggerita dai medici consulenti è stata smascherata dalle risultanze investigative: video e immagini dove si vedono i malati con delle buste della spesa in mano, in grado di camminare autonomamente.

Ad una paziente cui è stata riconosciuta l’invalidità al 100%, il dott. Rizzo suggerisce di presentarsi sulla sedia a rotelle davanti al Ctu: “Non è che può entrare come è entrata” qua”. Il 27 dicembre del 2019, sette giorni dopo l’ottenimento dell’invalidità, la signora viene fotografata dai Carabinieri mentre fa la spesa da sola al supermercato Le Ginestre di Tremestieri Etneo. Ad un’altra paziente Rizzo suggerisce di dotarsi di una certificazione psichiatrica che attesti il grave deficit cognitivo della persona: “La mandiamo da Zaffora che è il direttore del dipartimento di Salute mentale di Corso Italia, io le faccio il foglio e facciamo l’aggravamento”. Il dott. Zaffora – scrivono i magistrati – dimostrando di ‘sapere cosa dovesse fare’, certificava che la signora ‘in atto, dal punto di vista diagnostico, presenta demenza senile di grado elevato…per tale patologia necessita di assistenza continua”.

Ad un paziente ‘perfettamente sano’ Rizzo raccomanda di andare alla visita medica “…trascurato, cioè deve venire come una persona che non cammina, sta male, che non si cura, venga vestito semplicemente con una tuta”. Al paziente è stato riconosciuto un grave deficit motorio. Lo stesso giorno della visita davanti al Ctu (il 21 marzo 2019) l’uomo è stato ripreso da una telecamera mentre lavora tranquillamente e senza l’ausilio di alcun sostegno.

Di condotta riprovevole parlano i magistrati, a proposito del dott. Blancato, in riferimento ad un paziente morto nel febbraio di quest’anno: “Il sanitario per trarre in inganno la commissione medica dell’Inps, non si è limitato a suggerire i soliti escamotage (sedia a rotelle, pannolone), ma si è spinto ad indurre il paziente a praticare sulla gamba degli accorgimenti volti ad aggravarne la condizione”.

E’ opportuno, si legge nelle carte dell’inchiesta, “…che l’organo inquirente accerti le cause della morte, onde verificare se le stesse possano essere ricondotte alla scellerata condotta del dott. Blancato”.
Dalle intercettazioni sul conto di Blancato emerge il nome del cardiochirurgo Sambataro, al quale, tramite la ex moglie di Blancato, ha fatto recapitare un foglio con la certificazione compiacente richiestagli. Stesso ‘modus operandi’ con altri due pazienti. Blancato si riferisce al cardiologo da cui ha mandato l’ex suocera come “uno che non si scanta”, cioè – secondo i magistrati – che non si spaventa, evidentemente di produrre certificati compiacenti.

L’1 marzo del 2019, sempre nel suo studio, Blancato parla con una donna che gli riferisce di qualcuno che deve fare una visita cardiologica: “Allora vai da questo cardiologo, io ti do il nome e il cognome e metto tutto in una busta. Dentro questa busta ci devi fare trovare 200 euro… Per quanto riguarda invece il cardiologo…questo si chiama Sambataro…ora qui c’è la busta, io ti scrivo nella busta il suo cellulare…quando arrivi là gli dai questa busta e in più ci metti le duecento euro e questo mio biglietto e lui si legge il biglietto che già io ho scritto cosa voglio, lui lo fa”. Il 27 novembre il paziente si presenta davanti alla Commissione (è accompagnato da Blancato) che gli riconosce l’80% di invalidità con la seguente diagnosi: “cardiopatia ischemica plurivascolarizzata, in portatore di leucemia linfatica cronica in follow up in obeso”.

In sede di consulenza, spiegano i magistrati, il peso specifico che assume l’accertamento prodotto dalla parte (cioè le certificazioni) è pressoché totalizzante e non controvertibile in quella sede. La Commissione medica dell’Inps, infatti, non ha la “possibilità di far ripetere gli accertamenti strumentali specialistici esibiti se non quelli oculistici”.

Pubblicità
Avatar

Riguardo l'autore Redazione

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.