Dissesto Comune di Catania, dopo la Corte dei conti mazzata-bis per Bianco: Procura chiede suo rinvio a giudizio e per altri 29

La Corte dei conti prima e la Procura di Catania dopo: per l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, e per altri ex amministratori comunali, quella di ieri è stata una giornata da dimenticare.

La Corte dei conti prima e la Procura di Catania dopo: per l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, e per altri ex amministratori comunali, quella di ieri è stata una giornata da dimenticare.

Tramortiti dalla richiesta della magistratura contabile – interdittiva legale di dieci anni, e cioè incandidabilità, e una sanzione di un milione e 212mila euro da versare al Comune di Catania – in serata per loro è arrivata la mazzata finale: la procura di Catania ha depositato all’ufficio gip del tribunale la richiesta di rinvio a giudizio per trenta indagati (inizialmente nel fine indagine erano 36) in relazione al dissesto finanziario del Comune di Catania. Non è stata ancora fissata la data dell’udienza preliminare.

A firmare la richiesta di rinvio a giudizio sono stati il procuratore aggiunto Agata Santonocito e i sostituti procuratori della Repubblica Fabio Regolo e Fabio Saponara.

Ha una data, invece, l’udienza presso la Corte dei conti: èstata fissata per il 23 luglio. La Procura parla di “gravissime e reiterate violazioni accertate ” e di una sanzione pecuniaria “quantificata nella misura massima prevista, pari a venti volte la retribuzione mensile lorda dovuta al momento di commissione della violazione”.

Nel mirino dei magistrati contabili i componenti della giunta comunale che guido’ Catania tra il 2013 e il 2018: oltre a Bianco gli assessori Luigi Bosco, Rosario D’Agata, Fiorentino Troiano, Giuseppe Girlando, Orazio Licandro, Angela Mazzola, Salvatore Di Salvo, Marco Consoli Magnano San Lio, Angelo Villari, Valentina Scialfa Chinnici, Agatino Lombardo e Salvatore Ando’. Secondo l’accusa avrebbero “contribuito al verificarsi del dissesto finanziario” del Comune.

Bianco e la sua giunta, secondo i magistrati contabili, non avrebbero messo in campo le “iniziative necessarie a fronteggiare le gravi irregolarita’ contabili e la rilevante crisi finanziaria in cui versava il Comune di Catania” e inoltre l’inchiesta avrebbe fatto emergere “una perdurante ‘mala gestio’ nonche’ la palese e cosciente violazione dei principi di veridicita’, attendibilita’ e universalita’ del bilancio, tutte cause che hanno determinato – si legge in una nota della procura regionale della Corte dei conti – un ulteriore e progressivo aggravamento della situazione finanziaria dell’ente”.

Chiamati a rispondere anche i componenti del Collegio dei revisori in carica nel quinquennio antecedente la dichiarazione di dissesto avvenuta nel 2018: Natale Strano, Calogero Cittadino, Fabio Sciuto, Francesco Battaglia e Massimiliano Lo Certo.
Dall’istruttoria, secondo la Procura, e’ emerso “un grave scostamento del loro operato dalle norme e dai principi contabili vigenti, nonche’ dai delicati compiti funzionali assegnati alla legge dall’organo di controllo”.

LA DIFESA DI BIANCO

“Avremo modo di fornire alla Magistratura contabile puntualmente e rapidamente ogni elemento utile a dimostrare la piena correttezza dei comportamenti della mia Giunta”: lo scrive in una nota l’ex sindaco di Catania, Enzo Bianco che figura nell’elenco di nominativi per il quale la procura presso la corte dei conti regionale ha chiesto l’incandidabilità. “Ricordo – scrive Bianco – che il Comune di Catania aveva dichiarato il predissesto nel 2012, sotto l’Amministrazione Stancanelli per indebitamenti della precedente amministrazione. Avrei potuto dichiarare subito io stesso il dissesto, scaricando ogni responsabilità. Ma ho anteposto gli interessi della città. Ricordo che per 5 anni, con grandi sacrifici della comunità, abbiamo evitato il dissesto che sarebbe stato pagato dai creditori del Comune.

Tutto ciò lo abbiamo fatto tornando ad avere considerazione in tutta Italia, aprendo tratte della Metro, acquistando autobus, mantenendo i servizi, realizzando importanti lavori anzitutto nelle periferie, aumentando gli investimenti, salvando Multiservizi destinata al fallimento, pagando sempre gli stipendi dei dipendenti comunali con estrema regolarità.

Contrariamente al passato. Ricordo che, a parità di criteri contabili, il deficit del Comune non è cresciuto. Anzi. E sono false le affermazioni di segno diverso. Alla Corte forniremo prestissimo ogni utile elemento. La stessa Corte ci ha dato atto della efficacia delle azioni che abbiamo avviato in campo -per esempio- per le spese del personale, per i costi degli organi politici, per i fitti passivi. Pur trattandosi di azioni dovute in caso di un ente che ha dichiarato il dissesto, c’è in me amarezza. Ma anche la piena consapevolezza di aver operato correttamente. Come sempre è stato riconosciuto nella mia lunga ed appassionata attività per la mia Città ed il mio Paese”.

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