Dimissioni Draghi, in Sicilia si decide sul ‘bis’ a Musumeci e sul campo largo tra Pd e M5s

Alleanze, data del voto, ricandidature. Con lo scioglimento delle Camere conseguente alle dimissioni di Draghi e la decisione di andare ad elezioni il prossimo 25 settembre, non poche sono le incognite e le ripercussioni che riguardano anche il voto nelle Regioni.

Alleanze, data del voto, ricandidature.

Con lo scioglimento delle Camere conseguente alle dimissioni di Draghi e la decisione di andare ad elezioni il prossimo 25 settembre, non poche sono le incognite e le ripercussioni che riguardano anche il voto nelle Regioni.

La prossima ad andare alle urne sarà la Sicilia, dove cinque anni si votò il 5 novembre. E proprio la Sicilia sarà il primo banco di prova del ritrovato centrodestra unito. A Palazzo d’Orleans Giorgia Meloni vorrebbe la riconferma unitaria del governatore uscente Nello Musumeci, contrastato però da un’ampia parte del resto centrodestra, in primis dal ras siciliano di Forza Italia, Gianfranco Micciché.

Oggi – come scriviamo in un altro articolo – era previsto un vertice per discutere del candidato `alternativo´, ma i coordinatori regionali di FdI hanno chiesto il rinvio per la crisi di governo. Non va meglio nel campo nello schieramento avversario, dove non manca chi – come il senatore di Italia Viva Davide Faraone – chiede lo stop alle primarie del campo largo previste per domenica. «Con il Pd in Sicilia c’è la massima sintonia e la ferrea determinazione a portare a compimento il percorso delle presidenziali», ha risposto il referente siciliano del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola, ma non mancano le perplessità in entrambi i partiti.

Sempre in Sicilia, poi, fa capolino l’ipotesi di dimissioni anticipate del presidente Musumeci per accorpare il voto delle regionali a quello delle politiche. Possibilità di cui da diversi giorni si parla anche in Lombardia, anche se fonti della giunta regionale – sentite da LaPresse – bollano come fake news l’eventualità di dimissioni imminenti del governatore leghista Attilio Fontana. Fontana, o in alternativa la maggioranza dei consiglieri del centrodestra – secondo le voci circolate nei corridoi del Pirellone – potrebbero lasciare gli incarichi subito dopo l’approvazione dell’assestamento di bilancio, calendarizzato per il 27 luglio. I tempi per il voto a settembre, pur essendoci in linea teorica, sarebbero comunque strettissimi, anzi «impraticabili» dal punto di vista tecnico, secondo fonti del Consiglio regionale.

La prossima settimana i consiglieri leghisti e i vertici regionali del partito si incontreranno per valutare la situazione politica. Ma in giornata è lo stesso Salvini a chiarire che l’orizzonte è la primavera del 2023 e che «Attilio Fontana lavorerà fino all’ultimo giorno nell’interesse dei cittadini». Nessun passo indietro, intanto, dalla vicepresidente Letizia Moratti, che resta in attesa della risposta del centrodestra sulla sua disponibilità a correre per la guida della regione. Nel campo del centrosinistra, invece, è sempre più in salita la costruzione del campo largo con i 5 Stelle. Le reazione «di pancia» alla mancata fiducia al governo Draghi è «con questi abbiamo chiuso», dice a LaPresse un autorevole esponente del Pd al Pirellone. Poi però – prosegue – «c’è da fare i conti con la legge elettorale lombarda, dove il candidato governatore che prende un voto in più vince».

Dunque «no ad alleanze disegnate a tavolino», ma nemmeno a «matrimoni combinati da Roma», è il messaggio al Nazareno. Il nome lanciato da Azione per tentare di conquistare la Regione è quello di Carlo Cottarelli, ma «il Movimento 5 Stelle, ormai, ha dimostrato di essere inaffidabile per parlare coerentemente di coalizione per le regionali», ha ribadito oggi il coordinatore regionale del partito di Calenda, Niccolò Carretta. Nel Lazio, dove i 5 Stelle sono già in giunta e per ora viene smentita ogni possibile crisi, c’è anche la variabile Nicola Zingaretti. Il governatore potrebbe correre in Parlamento. I due incarichi sono incompatibili ma non è prevista l’ineleggibità. L’ex segretario Pd avrebbe a disposizione 90 giorni per scegliere uno dei due incarichi e altri 90 per indire le elezioni. E sulle future alleanze si esprime anche il leader di Iv Matteo Renzi: «Come si va alle elezioni poi cambia anche come si va in Lazio e Lombardia. Chi ha orecchie per intendere intenda», avvisa l’ex premier.

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1 Comment

  1. Nella piana di catania negli agrumeti ce bisogno di manodopera. Magari mandiamo il pd e il m5s a zappare i terreni dalle 6 del mattino alle 18 domeniche comprese

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