Lombardia, bufera su Romano La Russa (fratello di Ignazio): “Ha fatto il saluto fascista al funerale del cognato”

Lombardia, bufera su Romano La Russa (fratello di Ignazio): “Ha fatto il saluto fascista al funerale del cognato”

E’ bufera in Lombardia su Romano La Russa, fratello di Ignazio ed esponente di Fratelli d’Italia, accusato di aver partecipato lunedì a Milano al `saluto fascista´ durante il funerale di Alberto Stabilini, ex militante di estrema destra e cognato dello stesso La Russa.

Come documentato in video rimbalzato poi sul web, La Russa – da poche settimane assessore alla Sicurezza nella giunta regionale lombarda – viene `pizzicato´ di spalle mentre alza il braccio destro durante una cerimonia in cui partecipanti rispondono in coro `Presente!´ alla chiamata del defunto «camerata Alberto Stabilini». Il tutto è andato in scena davanti alla vecchie sede di Giovane Italia, l’associazione studentesca del Movimento sociale Italiano, dopo il funerale nella chiesa di via Copernico. «Un rito di chiara matrice neofascista» e «un fatto molto grave, non degno di un’istituzione democratica come la Regione Lombardia», attacca in giornata il capogruppo del Pd al Pirellone, Fabio Pizzul, preannuciando una mozione di sfiducia nel caso in cui La Russa non si «dissoci pubblicamente» da quanto avvenuto. Più diretto il consigliere comunale dem di Milano, Daniele Nahum, che arriva a chiedere la `testa´ dell’assessore: «Romano La Russa ci ha deliziato con il saluto fascista durante il funerale di un militante. Aspettiamo da Attilio Fontana la rimozione di La Russa dal suo incarico. Basta lo sdoganamento del fascismo».

Dal Terzo polo, a pochi giorni dal voto per le politiche, il coordinatore regionale di Azione, Niccolò Carretta, parla «non tanto di pericolo democratico quanto più del fatto che i cittadini sono stufi della politica delle baruffe, degli slogan e, come in questo caso, delle patetiche nostalgie fasciste». E anche per Matteo Renzi, questa mattina nel capoluogo lombardo per un incontro con Confcommercio «non c’è un rischio fascista in questo Paese» ma quello di La Russa «è un gesto che io ovviamente non condivido e che anzi trovo decisamente riprovevole».
Interpellato dai cronisti a margine di un appuntamento in Regione, il governatore Fontana risponde parlando «di comportamenti che non fanno parte del nostro modo di vedere» e dunque «valuteremo» le conseguenze. Da parte sua La Russa si difende: «Il rituale militare del `presente´ non ha nulla a che fare con il saluto romano. Mio cognato, fratello gemello di mia moglie e carissimo amico, era un vecchio commilitone a cui 15 suoi vecchi amici hanno voluto porre l’ultimo saluto così come sarebbe piaciuto a lui. Fine. Lungi da ogni pubblicità e propaganda fascista. Me ne duole se è apparso così e se qualcuno qualcuno si è ritenuto offeso mi spiace ancora di più».

Una spiegazione confermata anche dal coordinatore milanese di Fratelli d’Italia, Stefano Maullu, secondo cui «quel che preme sottolineare e che non emerge dal video che Romano la Russa ha anzi invitato tutti a non fare il saluto romano durante il presente» che «comunque la Cassazione ha sancito non essere reato se effettuato in un funerale». Per il segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova: «C’è una cosa ancora più grottesca, per un uomo delle istituzioni, del fare il saluto romano: vergognarsi, temere il giudizio politico dei cittadini e fingere di non averlo fatto». Mentre usa l’ironia l’economista e candidato dem Carlo Cottarelli: «Fra poco ci diranno che stanno facendo ginnastica». In una lettera al presidente Fontana e agli altri colleghi della Giunta e del Consiglio La Russa rimarca: «Non è stato commesso alcun atto illecito, come fior di sentenze di numerosi tribunali confermano. I fatti oggetto dell’odierna polemica sono lontani anni luce da tutto ciò che può essere accostato al fascismo». Dunque «tanto rumore per nulla» ma «se qualcuno ritiene che questo possa nuocere al partito o alla Regione ci metto 30 secondi a farmi da parte, come ho sempre fatto da buon soldato», chiarisce l’esponente di FdI, in un colloquio con LaPresse.

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