Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bambole

Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bambole

«Nasce la strada regionale della ceramica siciliana».

Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bamboleE’ una bella notizia, senza dubbio. Il prossimo sabato a Caltagirone, i comuni siciliani che fanno parte dell’associazione nazionale città della ceramica – Santo Stefano di Camastra (Me), Caltagirone (CT), Sciacca (Ag) Burgio (Ag), Monreale (Pa) e la new entry Collesano (Pa) – che presto si unirà alle altre – si riuniranno per avviare un programma di azioni di sviluppo, per investire nel marketing e nella promozione commerciale e territoriale. Le sei “sorelle” della ceramica siciliana sono fermamente determinate ad unirsi all’insegna della salvaguardia e dello sviluppo con l’obiettivo di fare rete per tutelare e promuovere la filiera produttiva della ceramica artigianale.

Questa è la bella notizia, ma come hanno notato in tanti c’è qualcosa che non torna. Ancora una volta manca la città di Paternò, cioè l’antica Hybla Major. Manca Barbaro Messina, la sua scuola e i tanti artigiani della città. E non citiamo Hybla, Barbaro Messina e la sua scuola per caso. Se manca non è certo per colpa dell’associazione nazionale città della ceramica e nemmeno per le città siciliane. Manca perché a Paternò da anni siamo ciechi, sordi e muti nei confronti di un progetto culturale e artigianale che il Maestro Barbaro Messina coltiva e propone da sempre.

Manca la consapevolezza della nostra storia, la cultura del fare rete, l’apertura verso il territorio, il mettersi in discussione. Manca la capacità di sostenere i progetti di qualità per inseguire le mediocrità.

Manca il senso della storia, dell’essere parte di un sistema più ampio. Mancano le risorse per questi progetti – di valorizzazione delle eccellenze locali – mentre ne sprechiamo tanti per coltivare orticelli. Abbiamo avuto una scuola della ceramica a Hybla-Paternò, che ha formato molti artisti-artigiani, apprezzati nel mondo; abbiamo una storia, una tradizione, una territorialità e siamo riusciti a far scappare Barbaro Messina a Nicolosi. Questione di “capricci e dispetti” Lo ricordiamo di solito solo in campagna elettorale o quando si avvicina Natale e Pasqua. Ma ovviamente siamo a Paternò e quando qualcuno emerge abbiamo l’esigenza di seppellirlo per non farlo volare. Capita spesso.

Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bambolePare che sia – il maestro Messina – patrimonio immateriale della Sicilia, eppure non è in nessuna agenda della politica locale. Che poi è la fine che hanno fatto e faranno le tante risorse umane che preferiscono andare via invece che restare dentro una gabbia di piccoli intrighi di corte. C’è anche Vincenzo Messina che – figlio d’arte – porta avanti il laboratorio Le Nid con progetti innovativi in giro per il mondo, ma per lui c’è già l’oblio nella sua città natale, come il padre. Storie di ordinaria follia. Adesso qualcuno si farà scappare le lacrime di coccodrillo, oppure griderà allo scandalo, o meglio prenderà impegni per fare qualcosa: tranquilli dura poco, presto passa e tutto torna come prima.

Quindi la città che fa parte della via Fabaria – che collega Agrigento a Messina – che poteva realizzare una rete delle città della ceramica a partire dalle reti storiche della Sicilia è fuori da ogni interesse. E non è la prima volta. Siamo fuori da ogni possibile rete che avrebbe ragione di esistere per la nostra storia millenaria.

C’è la rete delle città della scuola di Gagini (scultori del XV e XVI sec.) e noi, almeno per adesso siamo fuori (con l’aiuto della Soprintendenza e di qualche amico, stiamo provando a rientrare, con fatica); sulla via Fabaria il clima è di diffidenza e non ci sembra che ci siano i presupposti per promuoverla; sulla nostra cara Sofonisba, dopo le passerelle tutto tace; che Federico II meriterebbe più attenzioni e che sarebbe utile entrare nei circuiti culturali dei castelli federiciani non interessa a nessuno; che la città era una delle città strategiche per le tirannidi siracusane e che avrebbe titolo per essere inserita nel circuito delle terre elleniche della Sicilia orientale nessuno apre bocca, anzi si continua a dire che la città è di fondazione medievale, e nascondiamo la sua matrice più antica. Potremmo continuare con altri mille tematismi ma ci fermiamo qui.

Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bamboleQual è il punto? Se non operiamo con un progetto di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, monumentale, artigianale e artistico; se non inseriamo le nostre risorse nei circuiti che producono marketing; se non chiediamo l’interesse del mondo accademico allo studio del territorio in tutte le discipline; se non promuoviamo la ricerca e la divulgazione; se nascondiamo i reperti archeologici nei depositi e lasciamo che altri li espongano nei lori musei altrove; cosa possiamo pretendere dall’associazione delle città della ceramica che forse nemmeno sa che esistiamo?

Se non si coglie il nesso tra risorse, valorizzazione, comunicazione, rete e sviluppo economico non si va da nessuna parte e la politica resta a pettinare le bambole. Se non si coglie il nesso tra i testimonial di questa città e la possibilità di esportare le nostre eccellenze artigiane non abbiamo più cosa dire. Allora non resta che ammirare gli altri, fare gli auguri di buon lavoro – alle città della ceramica – e ricordare che Hybla-Paternò è anch’essa una città della ceramica che merita di essere riscoperta. Che i musei sono ricchi di ceramica proveniente da questo territorio, che è circondata da innumerevoli giacimenti di argilla usata da sempre per la produzione. Dalla Preistoria, attraverso i Siculi, passando per i popoli ellenizzati, i bizantini, gli arabi, i normanni, siamo arrivati fino a quel Maestro (Messina) che sembra oggi l’unico a sussurrare l’arte millenaria della ceramica in questa città che forse andrebbe esorcizzata. Manca un progetto culturale, sociale e economico. Manca e da tanto tempo.

Paternò tagliata fuori dalle Vie della Ceramica in Sicilia: e la politica pettina le bambole

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Riguardo l'autore Francesco Finocchiaro

Architetto vitruviano. Credente convinto e appassionato delle religioni. Vive il suo lavoro come una grande passione . Esplora gli innumerevoli paesaggi dell’arte: dalla poesia al giornalismo, dall’architettura alla grafica, dalla comunicazione alle strategie urbane. Docente di storia dell’arte e filosofo dell’abitare. Convinto sostenitore del futurismo e che l’innovazione ha le sue radici nella memoria. Vorace lettore di Papa Francesco, di Pablo Neruda, Lucía Etxebarria e Omero. Vive l’architettura come un Pitagorico, in forma mistica e monastica come il suo architetto preferito, Peter Zumthor.

1 Comment

  1. Il Comune, Sindaco Assessori Consiglio Comunale, CIECHI SORDI MUTI. povera la nostra città nelle mani di chi ci siamo messi.

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