Adrano, lacrime e silenzio davanti alla camicia insanguinata: la reliquia di Livatino conquista la città

Adrano, lacrime e silenzio davanti alla camicia insanguinata: la reliquia di Livatino conquista la città

La reliquia di Livatino ad Adrano: fede e legalità si incontrano

ADRANO – Non solo sangue donato, ma sangue testimoniato. Quello stillato dalla camicia del Beato Rosario Livatino, esposta per due giorni alla venerazione della comunità adranita, ha parlato al cuore di fedeli, donatori e istituzioni. Un abbraccio collettivo, silenzioso, interrotto solo dal suono delle sirene dei Vigili del Fuoco in omaggio al magistrato martire.

A promuovere la peregrinatio nelle terre etnee è stato il Gruppo Fratres Donatori di Sangue, che ha trovato nel parroco di Santa Maria degli Angeli, don Pietro Rapisarda, un alleato immediato. «Un’idea sposata con gioia», racconta il sacerdote, che ha curato anche gli adempimenti organizzativi insieme al XIV vicariato guidato da don Pietro Strano. Ne è nato un programma che ha restituito Livatino a trecentosessanta gradi: uomo, giurista e credente.

Il segno del dono e l’emozione dei fedeli

L’avvio, sabato 7 febbraio, è stato nel segno del dono del sangue nella sede Fratres. «I donatori hanno compreso ancora più in profondità il loro gesto – raccontano i volontari – perché il sangue non si versa, si dona».

L’ingresso della reliquia, portata da padre Rino Lauricella, ha trasformato l’attesa in emozione. «Appena ho visto quella camicia, le lacrime hanno preso il sopravvento», confida una volontaria. «Ho capito che la credibilità di un uomo può durare per l’eternità e mi sono chiesta: io sono credibile come cristiana?».

In parrocchia la fila dei fedeli non si è mai interrotta. «Vedere i miei parrocchiani, e soprattutto i bambini del catechismo, così attenti e partecipi, è stata una benedizione», osserva commosso don Rapisarda.

Il pellegrinaggio civile tra istituzioni e forze dell’ordine

La domenica si è trasformata in un vero e proprio pellegrinaggio civile. La reliquia, scortata dai donatori Fratres, ha fatto tappa nei luoghi simbolo della legalità: la stazione dei Carabinieri, il Commissariato di Pubblica Sicurezza e il Palazzo comunale, intitolato proprio al Beato.

Qui amministratori, vigili urbani e volontari hanno ascoltato la testimonianza di padre Lauricella. Livatino non è stato ricordato solo come magistrato, ma come metodo di vita e di giustizia.

Particolarmente toccante l’omaggio dei Vigili del Fuoco, che hanno fatto risuonare le sirene in segno di rispetto. L’ultima tappa è stata l’oratorio Maria SS. del Rosario, che porta il nome del giudice. I bambini del catechismo e gli scout lo hanno raccontato con disegni, slogan e pensieri, donandogli simbolicamente due libri: la Bibbia e il codice penale. «Un gesto che è già un programma», ha commentato qualcuno tra i presenti.

Il ricordo dell’uomo e del giurista

Nel pomeriggio la chiesa di Santa Lucia ha ospitato l’incontro culturale conclusivo. Il dottor Giuseppe Palilla, amico fraterno di Livatino, ha restituito il volto umano del magistrato. Il professor Aldo Rocco Vitale, docente di Filosofia del diritto, ha tracciato invece il profilo del giurista.

«Abbiamo voluto condividere con la città ciò che abbiamo scoperto – spiega la presidente della Fratres, Maria Agatina Anzalone – Più approfondivamo Livatino, più emergevano spunti di riflessione. Sapevamo che la sua coerenza, umana e cristiana, avrebbe parlato a tutti».

E così è stato. In silenzio. Davanti a una camicia insanguinata che continua a insegnare.

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