Palermo, Morosini difende la giudice della Sea Watch: “Politiche immigrazione non c’entrano”

Palermo, Morosini difende la giudice della Sea Watch: “Politiche immigrazione non c’entrano”

Sea Watch, Morosini difende la magistrata: «Provvedimento solo sul risarcimento, non su immigrazione e sicurezza»

PALERMO – «Ho sentito il dovere di intervenire per difendere l’operato di una magistrata che ha emesso una decisione dopo il regolare contraddittorio delle parti». Lo ha dichiarato il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini intervenendo alla trasmissione Otto e mezzo su La7.

Morosini ha chiarito che il provvedimento oggetto di polemiche non riguarda le politiche migratorie né la sicurezza, ma esclusivamente un risarcimento per il trattenimento di una nave Sea Watch.

«Decisione basata su documenti e motivazioni solide»

«La magistrata – ha spiegato – ha verificato tutta la documentazione portata dalle parti e ha motivato in maniera seria. Si tratta di un provvedimento di risarcimento del danno perché un sequestro diventato inefficace non ha comportato l’immediata restituzione della nave, avvenuta solo dopo cinque mesi».

Durante quel periodo sono state sostenute spese per mantenere l’imbarcazione in porto, tra cui acqua e carburante per riattivare il motore. Da qui la decisione del risarcimento.

«Nessun legame con soccorsi o sicurezza»

Il presidente del tribunale ha ribadito che la sentenza «non c’entra assolutamente niente con i soccorsi nel Mediterraneo» né con i temi della sicurezza.

Nel processo, infatti, Sea Watch aveva chiesto anche il risarcimento per danno d’immagine e per la mancata operatività della nave nei soccorsi. Richieste rigettate dal giudice per mancanza di prove.

«Il provvedimento può essere criticato o impugnato nelle sedi opportune – ha aggiunto – ma l’operato del magistrato andava difeso perché non ha nulla a che vedere con la politica dell’immigrazione».

Il richiamo al rispetto delle istituzioni

Morosini ha espresso «massimo rispetto» per le decisioni del Parlamento e del governo in materia di immigrazione e sicurezza, sottolineando però che in una democrazia costituzionale ogni intervento deve avvenire nel rispetto della Costituzione e delle norme europee.

Le decisioni dei magistrati restano impugnabili e criticabili, ma il confronto pubblico dovrebbe avvenire su basi giuridiche e non su etichette politiche.

«Evitiamo etichette e polemiche politiche»

Secondo Morosini, definire i magistrati «politicizzati» non aiuta il dibattito pubblico, soprattutto in una fase in cui il Paese si avvicina a consultazioni referendarie su temi costituzionali.

«Ogni giorno – ha concluso – sforniamo provvedimenti in materia di sicurezza, immigrazione e criminalità organizzata. Queste polemiche non aiutano a comprendere la reale portata delle riforme e rischiano di disorientare i cittadini chiamati a votare».

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